Il grande bluff di Hamas che ha ingannato Israele
di Gabriella ColarussoCi sono voluti tra uno e due anni ad Hamas per preparare l’attacco che sabato scorso ha sconvolto Israele e cambiato forse per sempre gli equilibri politici e militari in Medio Oriente. Un’operazione pianificata nei dettagli, che ha coinvolto più di 1.000 miliziani e si è sviluppata su più livelli – dal cielo, da terra e dal mare – ma che ha richiesto anche una audace manovra politica: convincere Israele che il gruppo armato palestinese non fosse interessato a una guerra aperta.
Quest’ultimo forse è l’aspetto più sorprendente e spiega in parte come mai l’esercito e l’intelligence israeliana, considerati tra i più potenti del mondo, siano stati beffati e colti alla sprovvista, da un gruppo armato islamista, molto motivato ideologicamente, ma che vive confinato in una striscia di terra di 350 chilometri quadrati super sorvegliata.
Il grande bluff
“Mentre Israele veniva portato a credere di contenere Hamas stanca della guerra, fornendo i…
Ci sono voluti tra uno e due anni ad Hamas per preparare l’attacco che sabato scorso ha sconvolto Israele e cambiato forse per sempre gli equilibri politici e militari in Medio Oriente. Un’operazione pianificata nei dettagli, che ha coinvolto più di 1.000 miliziani e si è sviluppata su più livelli – dal cielo, da terra e dal mare – ma che ha richiesto anche una audace manovra politica: convincere Israele che il gruppo armato palestinese non fosse interessato a una guerra aperta.
Quest’ultimo forse è l’aspetto più sorprendente e spiega in parte come mai l’esercito e l’intelligence israeliana, considerati tra i più potenti del mondo, siano stati beffati e colti alla sprovvista, da un gruppo armato islamista, molto motivato ideologicamente, ma che vive confinato in una striscia di terra di 350 chilometri quadrati super sorvegliata.
Il grande bluff
“Mentre Israele veniva portato a credere di contenere Hamas stanca della guerra, fornendo incentivi economici ai lavoratori di Gaza, i combattenti del gruppo si addestravano e spesso in bella vista”, ha raccontato alla Reuters una fonte vicina ad Hamas. Per mesi il gruppo armato avrebbe fatto arrivare agli israeliani il messaggio che non volesse combattere, quanto piuttosto mantenere la supremazia sulle altre fazioni armate della Striscia. Quando la Jihad Islamica ha attaccato Israele con i razzi, Hamas è rimasta defilata, dando l’impressione di voler evitare un’escalation. O almeno, di questo si erano convinti i vertici militari e politici israeliani. La ricostruzione è confermata alla Reuters anche da altre fonti di intelligence israeliane.
Il campo di addestramento
La mattina dell’attacco Hamas ha diffuso in tempo reale una serie di video di propaganda, molto ben costruiti, sulle fasi della preparazione militare. In un uno dei filmati si vedono miliziani armati allenarsi al combattimento casa per casa all’interno di un piccolo campo fatto di strutture in cemento con sopra disegnata la stella di Davide. Possibile che l’intelligence israeliana non l’abbia visto?
Improbabile, spiegano le fonti a Reuters, ma Israele era convinta che Hamas “fosse più interessata a garantire che i lavoratori di Gaza avessero accesso a posti di lavoro oltreconfine” che alla guerra. Il fatto che il governo di estrema destra di Netanyahu fosse concentrato sul fronte Nord e sull’espansione degli insediamenti in Cisgiordania, ha contribuito a sguarnire il fronte Sud dando la possibilità ad Hamas di aprire la breccia nelle difese israeliane.
La rete di supporto ad Hamas
C’è poi un secondo livello di cui bisogna tenere conto, ed è quello della rete di aiuto logistico, finanziario e militare al gruppo armato palestinese. Il Qatar è il grande sponsor di Hamas. Se e quale ruolo abbia avuto invece l’Iran è tutto da chiarire. Mentre non ci sono dubbi sulla cooperazione militare tra Teheran e Hamas e sul crescente coinvolgimento dell’Iran nell’arena palestinese, compresa la Cisgiordania, non ci sono elementi concreti al momento per sostenere che Teheran sia stata coinvolta in modo diretto e massiccio nell’ultima azione contro Israele.
L’incognita Iran
Il Wsj ha scritto che l’Iran avrebbe aiutato a pianificare l’operazione e che avrebbe addirittura dato il via libera all’assalto durante un vertice a Beirut, lunedì scorso, con i comandanti di Hamas e il capo dei pasdaran Esmail Qaani. Teheran ha smentito ufficialmente attraverso la sua missione all’Onu, e la ricostruzione del Wsj è stata accolta con scetticismo anche dagli esperti e dall’intelligence. Soprattutto, il coinvolgimento diretto dell’Iran viene smentito dagli americani e dagli stessi israeliani: "L'Iran è un attore significativo, ma non possiamo dire che abbia pianificato l'operazione o che si sia addestrato per essa”, ha dichiarato il portavoce dell'Idf, l’esercito israeliano. “In questo caso specifico, non abbiamo ancora visto prove che l’Iran abbia diretto o fosse dietro questo attacco”, secondo il segretario di Stato Usa Anthony Blinken. Non c'è la pistola fumante, anche se mancano ancora troppi elementi per ricostruire il puzzle che ha portato al massacro del 7 ottobre.