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Le voci da Gaza: “Missili e bombe senza tregua, siamo esausti e in trappola”

I raid dell’aviazione israeliana colpiscono anche il campo di Jabalia, nel Nord. Le vittime finora sono più di 600. “Non sappiamo dove fuggire”
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GAZA CITY – Ieri mattina, giorni dopo il drammatico attacco di Hamas a Israele, un bombardamento aereo ha colpito a mezzogiorno un edificio di due piani nel campo di Jabalia, nel Nord di Gaza. La casa è di proprietà della famiglia Abu Shekeian ed è situata di fronte a un parcheggio per le macchine che dà sul mercato locale. Era l’ora di punta e i locali si erano ammassati e letteralmente lottavano per fare provviste e barricarsi in casa prima della grande invasione. Le strade circostanti erano gremite di gente. Non c’è stato nessun preavviso né allarme. I bombardamenti hanno colto tutti di sorpresa.

Per diversi minuti nessuno ha potuto vedere nulla. Polvere e fumo schermavano la vista e rendevano difficile l’evacuazione. Mezz’ora dopo, a terra erano rimasti 50 corpi. Più di cento i feriti. Le immagini del sangue a terra, mischiati ai detriti degli edifici distrutti sono difficili da cancellare dalla mente. I soccorsi disperati per estrarre i corpi dalle macerie sono stati un presagio …

GAZA CITY – Ieri mattina, giorni dopo il drammatico attacco di Hamas a Israele, un bombardamento aereo ha colpito a mezzogiorno un edificio di due piani nel campo di Jabalia, nel Nord di Gaza. La casa è di proprietà della famiglia Abu Shekeian ed è situata di fronte a un parcheggio per le macchine che dà sul mercato locale. Era l’ora di punta e i locali si erano ammassati e letteralmente lottavano per fare provviste e barricarsi in casa prima della grande invasione. Le strade circostanti erano gremite di gente. Non c’è stato nessun preavviso né allarme. I bombardamenti hanno colto tutti di sorpresa.

Per diversi minuti nessuno ha potuto vedere nulla. Polvere e fumo schermavano la vista e rendevano difficile l’evacuazione. Mezz’ora dopo, a terra erano rimasti 50 corpi. Più di cento i feriti. Le immagini del sangue a terra, mischiati ai detriti degli edifici distrutti sono difficili da cancellare dalla mente. I soccorsi disperati per estrarre i corpi dalle macerie sono stati un presagio per le persone accorse a vedere la tragedia. Sarà una guerra lunga, brutale e difficile.

Nel campo di Jabalia che conta normalmente 100mila persone, si sono aggiunte in questi giorni le famiglie che sono scappate dalle città del Nord come Beit Hanoun dopo l’inizio del conflitto. Sono scappate dai combattimenti per cercare rifugio o affittare un appartamento, ma nell’attesa di trovare un posto dove stare vagano per strada e rimangono sedute sui marciapiedi.

La situazione peggiore fino ad ora è appunto quella dei civili residenti vicini ai confini con Israele. Tutti loro stanno evacuando. Centinaia di famiglie hanno dovuto raccogliere in tutta fretta vestiti, documenti e soldi e dirigersi verso le città. In poche ore, tutti gli appartamenti liberi di Gaza city sono stati affittati.

Nessuno a Gaza può far altro che pensare all’imminente invasione di terra che Israele sta preparando. Nelle aree che sono state prese di mira dai bombardamenti israeliani di rappresaglia non si dorme letteralmente da quando tutto è iniziato. Il rumore degli aerei da guerra, dei bombardamenti, dei droni e dei missili è assordante e incessante. La paura di essere vittime di un attacco senza preavviso è il cruccio che toglie infine ogni possibilità di riposare. I civili sono esausti.

Poco dopo essersi resi conto della portata dell’attacco e del conseguente scenario di guerra aperta, tutti hanno iniziato a fare provviste. Ci sono file infinite di fronte alle panetterie, ai supermercati, ai benzinai. Chi può sta nelle case, con gli occhi sbarrati, cercando di trovare l’angolo più sicuro in caso di bombardamento improvviso. Più di 16 grattacieli di appartamenti sono stati distrutti. Centinaia di case e di moschee sono state prese di mira e distrutte totalmente. Le macerie sono ovunque, i morti più di 600.

La vita a Gaza sotto Hamas negli ultimi 16 anni, con le divisioni tra Fatah e Hamas e sotto l’orribile blocco israeliano e le continue operazioni militari che hanno distrutto più volte la città, ha portato i gazani a respingere il potere di Hamas. Ora l’attacco lanciato e il prezzo che ne conseguirà rendono tutto ancor più complicato.

La saturazione data da anni di oppressione si somma al governo israeliano più di destra di sempre che opprime senza pietà i palestinesi a Gaza e in Cisgiordania. In questo contesto alcune persone si sono sentite orgogliose dell’attacco di Hamas. Ma in generale, tra la maggior parte della popolazione civile prevale la paura. Tutti sanno che la risposta sarà la più dura di sempre. I bombardamenti indiscriminati e senza preavviso sono solo l’inizio. Il dissenso verso Hamas è silenziato. Anche se sono in disaccordo. Devono rimanere in silenzio.

Fatma Ashour, un’avvocatessa di 40 anni, ha dovuto lasciare il suo appartamento nel centro di Gaza. Era situato all’ottavo piano e l’intero edificio tremava continuamente. Così tanti edifici alti sono stati bombardati che ha avuto paura di restare: «Mi sono trasferita a casa di mia sorella, non lontano da qui, è una casa singola e mi sento più sicura», racconta al telefono. Prova odio profondo per queste azioni violente. Come molti altri qui, è molto critica verso queste azioni. La sua famiglia vive non lontano dall’università Islamica che è affiliata ad Hamas. E ora l’Idf ha invitato i residenti vicino alla zona ad abbandonare l’area. Si preannunciano duri bombardamenti. «Non ho alcun posto dove andare», racconta.

Il portavoce dell’esercito israeliano ha pubblicato mappe e video delle aree che i gazani devono evacuare per dirigersi nel centro della città. Beit Haoun, che conta 50mila abitanti normalmente, è stata completamente evacuata dopo numerosi bombardamenti senza preavviso. Ora è una città fantasma. Nel centro della Striscia, Maghazi e Buraij sono anch’esse state evacuate. Lo stesso vale per le città dell’Est di Khan Younis e la parte orientale di Rafah. Secondo l’Unrwa 74mila persone sono ora senza casa ammassate in 64 scuole su tutto il territorio.

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