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La testimonianza della volontaria Oxfam da Gaza: “Siamo disperati, impossibile portare aiuti ai civili, è una catastrofe umanitaria”

Reuters

 
L’operatrice Najla Shawa racconta la paura sotto i bombardamenti israeliani in risposta all’attacco di Hamas di sabato
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Najla Shawa risponde al telefono dalla sua casa in una zona a Sud di Gaza City, mentre parla, in sottofondo, si sentono fortissime esplosioni, sempre più vicine al suo appartamento. “Ho perso il conto di quanti edifici sono stati colpiti. Per ora sto accogliendo a casa mia parenti e amici che erano scappati in strada e non avevano nessun altro posto dove andare. In questo momento ci stanno bombardando, c’è un'esplosione dopo l’altra e le sentiamo ancora lontane, verso il centro città, ma sembrano avvicinarsi sempre di più”. La città è sotto l’assedio, ordinato ieri dal ministro della Difesa israeliano Yoav Gallant:"Basta acqua, cibo, benzina e luce, stiamo combattendo animali umani e ci comporteremo di conseguenza”, ha dichiarato riferendosi alle stragi di civili e alla presa di ostaggi da parte di Hamas durante l’attacco di sabato. Nel frattempo, la situazione dei civili palestinesi residenti nella zona si fa sempre più disperata.

Najla è country relations senior broker di Oxfa…

Najla Shawa risponde al telefono dalla sua casa in una zona a Sud di Gaza City, mentre parla, in sottofondo, si sentono fortissime esplosioni, sempre più vicine al suo appartamento. “Ho perso il conto di quanti edifici sono stati colpiti. Per ora sto accogliendo a casa mia parenti e amici che erano scappati in strada e non avevano nessun altro posto dove andare. In questo momento ci stanno bombardando, c’è un'esplosione dopo l’altra e le sentiamo ancora lontane, verso il centro città, ma sembrano avvicinarsi sempre di più”. La città è sotto l’assedio, ordinato ieri dal ministro della Difesa israeliano Yoav Gallant:"Basta acqua, cibo, benzina e luce, stiamo combattendo animali umani e ci comporteremo di conseguenza”, ha dichiarato riferendosi alle stragi di civili e alla presa di ostaggi da parte di Hamas durante l’attacco di sabato. Nel frattempo, la situazione dei civili palestinesi residenti nella zona si fa sempre più disperata.

Najla è country relations senior broker di Oxfam per l’area Mena ma in questi giorni, per la sua e le altre organizzazioni non governative che operano nella Striscia, lavorare è diventato quasi impossibile. Con la voce rotta, la ragazza racconta che: “Stiamo cercando di valutare la situazione e capire cosa fare, ma quello che sta succedendo è troppo grande e ci ha gettati nel panico. Dobbiamo capire come intervenire perché lo sforzo richiesto è enorme, anche per noi che siamo abituati a operare in condizioni di crisi”.


“Le persone stanno cercando di mettersi in salvo in luoghi sicuri, ma non ci sono rifugi veri e propri nelle case di Gaza. Non c’è protezione per nessuno, non importa dove vivi, chi sei o quanti soldi hai. Per ora, da quanto ci risulta, sono circa 125.000 le persone rifugiate all’interno delle scuole, che si stanno occupando di accogliere quanti più sfollati possibili”.

“La vita normale, qui a Gaza, non esiste da 15 anni e in questi giorni tutte le problematiche di cui la società civile soffriva già sono esasperate”, continua Najla. “La situazione in città prima degli attacchi del 7 ottobre è nota: grave insicurezza alimentare e difficoltà ad accedere ai servizi di base, come l’assistenza sanitaria”.

“Stamattina al telegiornale dicevano che l’ospedale a nord della città stava iniziando a dimettere i feriti non gravi, perché non c’era più spazio per tutti. Va ricordato che Gaza ha un sistema sanitario molto fragile”. Ieri pomeriggio il ministero della Sanità palestinese ha reso noto che l'unico ospedale di Beit Hanoun, nel nord est della Striscia di Gaza, è attualmente fuori servizio a causa dei raid israeliani. Le équipe mediche non possono entrare o uscire e il luogo è stato in gran parte danneggiato dalle esplosioni.

“C’è carenza di cibo e l’elettricità nelle case va e viene da giorni, ma anche queste non sono cose nuove per noi. Molte persone dipendono dal nostro supporto per mangiare ed accedere a servizi di base, mi chiedo come fare per aiutarli tutti, ora che qualsiasi comunicazione è complicata e muoversi in città è impensabile. Sono disperata”.

Najla smette di rispondere per un tempo che sembra lunghissimo. Poi un ultimo messaggio: “Non riesco a richiamare ora, mi arrivano telefonate una dopo l’altra e stanno succedendo troppe cose insieme. Poco fa c’è stata un’esplosione enorme in centro, dicono vicino all’università. Siamo nel panico e le persone si stanno spostando da quell’area verso di noi. Dobbiamo capire cosa fare e come muoverci”.

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