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Parla il parroco di Gaza: “Ho sentito il Papa al telefono, è molto preoccupato. Serve una tregua il prima possibile”

(agf)
Francesco gli telefona per informarsi sulla situazione e assicurare la propria vicinanza. Padre Gabriel Romanelli, missionario argentino, racconta che la parrocchia è diventata “un campo profughi”. “Le mie parole possono sembrare ireniche ma fermarsi è per il bene di tutti”.
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Il Papa gli ha telefonato per informarsi e assicurare la sua preghiera. La sua parrocchia, l’unica della Striscia, è diventata “un campo profughi”, e Jorge Mario Bergoglio ha voluto parlare in viva voce anche con gli sfollati che qui hanno cercato rifugio dai bombardamenti israeliani. “È molto, molto preoccupato”, racconta padre Gabriel Romanelli, il parroco argentino di Gaza, che rilancia l’appello di Francesco per una tregua il prima possibile: “So che queste parole possono suonare ireniche ma non lo sono, è quello che serve per il bene di tutti”.

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Il religioso appartiene all’Istituto del Verbo Incarnato, un ordine missionario fondato in Argentina dal quale provengono anche il vicario parrocchiale, padre Yusef, egiziano, e le due suore che stanno a Gaza, due gemelle peruviane, Maria del Perpetuo Soccorso e Maria del Pilar. Padre…

Il Papa gli ha telefonato per informarsi e assicurare la sua preghiera. La sua parrocchia, l’unica della Striscia, è diventata “un campo profughi”, e Jorge Mario Bergoglio ha voluto parlare in viva voce anche con gli sfollati che qui hanno cercato rifugio dai bombardamenti israeliani. “È molto, molto preoccupato”, racconta padre Gabriel Romanelli, il parroco argentino di Gaza, che rilancia l’appello di Francesco per una tregua il prima possibile: “So che queste parole possono suonare ireniche ma non lo sono, è quello che serve per il bene di tutti”.

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Il religioso appartiene all’Istituto del Verbo Incarnato, un ordine missionario fondato in Argentina dal quale provengono anche il vicario parrocchiale, padre Yusef, egiziano, e le due suore che stanno a Gaza, due gemelle peruviane, Maria del Perpetuo Soccorso e Maria del Pilar. Padre Romanelli in questo momento si trova a Betlemme, in Cisgiordania, e sta cercando, finora senza successo, di rientrare a Gaza.
“Stavo ritornando da Roma, dove ho partecipato al Concistoro al quale il Papa ha imposto la berretta cardinalizia al patriarca di Gerusalemme dei Latini, Pierbattista Pizzaballa. Sarei dovuto rientrare a Gaza venerdì, ma dovevo prendere per una sorella una medicina che non si trova nella Striscia e quindi ho parlato con il vicario e abbiamo deciso che avrei ritardato di un paio di giorni: il sabato, per lo Shabbat, il valico di Erez è chiuso, ed era inoltre l’ultimo giorno della festa ebraica delle capanne, Sukkot. Dovevo rientrare domenica alle prime ore del mattino ma sabato sono successe le cose orrende che poi abbiamo visto… e sono rimasto qua. Lavoro da qui. Ora potrei con difficoltà uscire da Betlemme ma non posso entrare a Gaza, la Striscia è completamente chiusa, nessuno entra e nessuno esce. Continuo a chiedere di andare ma non c’è nessun corridoio umanitario. Sarebbe necessario, come servirebbe l’elettricità, l’acqua, il cibo, i medicinali. Già prima della guerra l’emergenza a Gaza era altissima, non si può immaginare in questi giorni”.
Il Papa le ha telefonato già due volte: cosa le ha detto?
“Ha voluto manifestare la sua vicinanza a tutte le persone, ha voluto ascoltare la situazione dei parrocchiani, la situazione generale, ha inviato la sua benedizione e ha assicurato la sua preghiera. Ha voluto telefonare anche al vicario, Yusef, che parla un po’ di italiano, e accanto c’era una sorella che traduceva. Ha salutato tutti i presenti, i rifugiati che vivono nella parrocchia, che sono rimasti tutti contenti di questa sua parola di conforto. Ha assicurato che continuerà a chiamare e a pregare. È molto, molto preoccupato. Come cattolici abbiamo fiducia nella preghiera e pensiamo che la preghiera del successore di Pietro abbia una forza speciale”.
All’udienza generale in piazza San Pietro oggi il Papa ha fatto un doppio appello, per il rilascio immediato degli ostaggi israeliani nelle mani di Hamas e per Gaza: “È il diritto di chi è attaccato difendersi – ha detto – ma sono molto preoccupato per l’assedio totale in cui vivono i palestinesi a Gaza, dove pure ci sono state molte vittime innocenti”.
“Speriamo che venga ascoltato l’appello del Papa, almeno per una tregua, per aprire dei corridoi umanitari. Purtroppo per il momento non sentiamo nessun segno che il suo appello venga accolto. È un appello molto forte per i tanti civili che stanno sotto i bombardamenti. Quanto prima finiscono e meno morti ci saranno, meno feriti, il danno sarà minore. Un giorno di più di guerra causa più vittime e feriti, e così un giorno di più per persone private della libertà fa crescere l’odio, il rancore. Bisogna ricostruire tante cose, fisiche e spirituali. Quello che dico può sembrare irenismo ma non è irenismo, è reale. Ridurre il male che può causare la guerra non è la soluzione perfetta ma è quello che ci vuole adesso per il bene di tutti. Chiediamo al Signore e a tutti gli uomini e le donne di buona volontà che si fermi questa situazione”.
Com’è la situazione tra i mille cristiani della Striscia di Gaza?
“Tra i cristiani ringraziando Dio non ci sono vittime. Diverse case sono state colpite, un paio sono state completamente distrutte. I danni sono difficili da misurare perché le persone non possono nemmeno tornare per vedere. Normalmente l’esercito israeliano avvisa prima di colpire, ma non sempre. Nella Striscia di Gaza continuano i bombardamenti, aumentano i morti, i feriti, i danni. Ci sono vittime civili. Il ministero della Salute ha detto che il numero di morti, ieri, era 770, 140 dei quali bambini. I feriti più di 3mila, il 10% dei quali bambini. Noi condanniamo ogni atto di violenza contro i civili, sia da una parte che dall’altra del muro”.
E nella sua parrocchia?
“La parrocchia della Sacra Famiglia è convertita in un campo profughi. Nella parrocchia dormono più di 150 parrocchiani, ma ogni giorno arrivano più persone. Ci sono anche una trentina di persone in un'altra struttura, l’istituto San Tommaso D'Aquino, e poi altre famiglie, musulmane, nella scuola della Sacra Famiglia, sfollate da un quartiere dove sono tutti musulmani. Il quartiere di Rimal, in particolare, dove si trovava l’università islamica, è stato fortemente colpito. Parecchie famiglie che abitavano in quella zona, uno dei pochi quartieri benestanti di Gaza, sono partite subito, quando l’esercito di Israele ha preavvisato che avrebbe bombardato. Alcuni sono tornati a vedere e hanno visto la distruzione. Facciamo quello che possiamo. Come diceva madre Teresa, quello che facciamo è solo una goccia nell'oceano, ma l'oceano senza quella goccia sarebbe più piccolo”.

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