Gaza, il dramma dei profughi intrappolati nella Striscia: chiuso il valico di Rafah per l’Egitto
di Sami al-AjramiGAZA CITY — Centinaia di famiglie aspettavano ieri al valico di Rafah per fuggire in Egitto quando un bombardamento israeliano ha colpito le zone circostanti e il passaggio è stato chiuso. C’è stato solo il tempo di far entrare un carico di aiuti umanitari dal Paese vicino. Praticamente nessuno da Gaza è riuscito a fuggire. È l’esodo impossibile. Non c’è nessuno qui in queste ore che non stia affrontando il dilemma di andarsene. La maggior parte dei cittadini vorrebbero lasciare la zona. Un’altra giornata di bombardamenti che hanno sventrato la città non ha fatto che rafforzare questo desiderio. Ma la realtà è che non c’è alcun posto dove andare.
Fadi Ali ha 40 anni, lavora per una Ong, ed è appena riuscito a iscrivere i nomi della sua famiglia al coordinamento per lasciare Gaza verso l’Egitto attraverso il valico di Rafah. Lui non lascerà la Striscia, ma deve pensare alla sicurezza della sua famiglia. Solo una settimana fa, non avevano intenzione di andarsene. Vivevano in un amp…
GAZA CITY — Centinaia di famiglie aspettavano ieri al valico di Rafah per fuggire in Egitto quando un bombardamento israeliano ha colpito le zone circostanti e il passaggio è stato chiuso. C’è stato solo il tempo di far entrare un carico di aiuti umanitari dal Paese vicino. Praticamente nessuno da Gaza è riuscito a fuggire. È l’esodo impossibile. Non c’è nessuno qui in queste ore che non stia affrontando il dilemma di andarsene. La maggior parte dei cittadini vorrebbero lasciare la zona. Un’altra giornata di bombardamenti che hanno sventrato la città non ha fatto che rafforzare questo desiderio. Ma la realtà è che non c’è alcun posto dove andare.
Fadi Ali ha 40 anni, lavora per una Ong, ed è appena riuscito a iscrivere i nomi della sua famiglia al coordinamento per lasciare Gaza verso l’Egitto attraverso il valico di Rafah. Lui non lascerà la Striscia, ma deve pensare alla sicurezza della sua famiglia. Solo una settimana fa, non avevano intenzione di andarsene. Vivevano in un ampio appartamento del bel quartiere di Remal, con una finestra che guarda verso il Mediterraneo. Quello che viene chiamato “il coordinamento” è un procedimento tra Gaza e l’Egitto, che di fatto ha sostituito il visto da quando Hamas ha preso il controllo dell’area nel 2007. Ci si può iscrivere al coordinamento solo per ragioni umanitarie.
Possono passare solo quelli che hanno il passaporto di un altro Paese, uomini d’affari o studenti, o coloro che hanno malattie gravi e devono lasciare il territorio per cercare cure. Infine ci sono compagnie di viaggio che offrono questo servizio per tariffe molto alte.
È in questo modo che Fadi è riuscito a mettere la sua famiglia sulla lista. Ha lasciato la casa di Gaza City per stabilirsi nel Sud a Khanyounis, a casa di suo padre, così da essere più vicino al valico quando apre. «Girava la notizia che la frontiera fosse aperta e abbiamo deciso di avvicinarci ma siamo stati sorpresi dai bombardamenti e siamo dovuti tornare a Khanyounis. Domani proveremo di nuovo».
La bella casa di Remal è lontana ora, e la vista dalla finestra non è più la stessa. «È uno spettacolo terribile. Le torri di appartamenti sono ridotte a cumuli di macerie. Ci sono macerie ovunque. E le aree verdi sono scomparse. Nuvole di fumo si alzano continuamente da ogni dove». Tutt’intorno c’erano uffici di governo, ristoranti molto frequentati e negozi di ogni tipo. «I miei figli hanno assistito alla distruzione di tutto questo con i loro occhi. Mi spezza il cuore pensare al trauma che porteranno per sempre dentro».
Una delle maggiori compagnie di viaggi di Gaza offre il coordinamento per il valico di Rafah. Al telefono assicurano di assistere a un numero di richieste senza precedenti. E il fatto è che le famiglie più benestanti che popolano normalmente il centro della città sono ora sfollate e hanno solo due opzioni se vogliono rimanere: andare nelle scuole della Unrwa o cercare di affittare un appartamento in altre zone. Ma questa seconda opzione è già praticamente impossibile. Non ci sono appartamenti.
La famiglia Jendeya che abitava nel quartiere di Shijaya sabato è stata sfollata e si è rifugiata nella scuola elementare di Tunis nel Sud di Gaza. A 14 membri della stessa famiglia è stata assegnata una classe. Le donne e i bambini stanno dentro. Gli uomini seduti nei corridoi o all’aperto. La loro razione è di 20 pezzi di pane al giorno. Non hanno denaro per comprare nulla.
Nemmeno la scuola, situata nel quartiere residenziale ed elegante di Tal-alhawa è sicura. Anche qui le persone vivono nella paura, dopo tre giorni di bombardamenti incessanti che ne hanno completamente devastato i contorni: università, negozi, uffici, e villette. È tutto un cumulo di macerie e rifiuti che nessuno verrà a raccogliere. Anche la famiglia Jendeya proverà oggi a mettersi in coda per entrare in Egitto al valico di Rafah.