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Hamas ora pensa a salvare i suoi miliziani. Gli abitanti di Gaza si sentono abbandonati

(afp)
Nessuno dal governo ha dato loro istruzioni su cosa fare in caso di invasione via terra. Così i residenti dovranno agire da soli
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GAZA CITY — I residenti del campo profughi di Jabalia, nel Nord della Striscia di Gaza, non hanno dormito stanotte. L’intera area a Est del campo è stata distrutta a causa dei pesanti bombardamenti e degli attacchi aerei. La zona è a soli due chilometri dal confine, e nella mente delle persone la distruzione di un enorme quartiere significa che le forze israeliane si stanno aprendo la strada per un’invasione di terra come quella avvenuta nel quartiere di Shejaeya nel 2014.

Kareem Abu Shala, 36 anni, porta con una mano una gabbia con cinque costosi uccelli giallo-scuro, mentre con l’altra tiene in braccio suo figlio di 5 anni. Sua moglie cammina dietro di lui portando la sua bambina. Cercando di evitare le macerie e i vetri rotti della moschea Al-Imam Ali, presa di mira due notti fa, Kareem cammina nel campo profughi di Jabalia e si dirige verso la scuola più vicina dell’Unrwa, l’agenzia Onu: «Pensavo che gli attacchi aerei avrebbero colpito lontano da casa mia – dice – ecco perché ier…

GAZA CITY — I residenti del campo profughi di Jabalia, nel Nord della Striscia di Gaza, non hanno dormito stanotte. L’intera area a Est del campo è stata distrutta a causa dei pesanti bombardamenti e degli attacchi aerei. La zona è a soli due chilometri dal confine, e nella mente delle persone la distruzione di un enorme quartiere significa che le forze israeliane si stanno aprendo la strada per un’invasione di terra come quella avvenuta nel quartiere di Shejaeya nel 2014.

Kareem Abu Shala, 36 anni, porta con una mano una gabbia con cinque costosi uccelli giallo-scuro, mentre con l’altra tiene in braccio suo figlio di 5 anni. Sua moglie cammina dietro di lui portando la sua bambina. Cercando di evitare le macerie e i vetri rotti della moschea Al-Imam Ali, presa di mira due notti fa, Kareem cammina nel campo profughi di Jabalia e si dirige verso la scuola più vicina dell’Unrwa, l’agenzia Onu: «Pensavo che gli attacchi aerei avrebbero colpito lontano da casa mia – dice – ecco perché ieri non ci eravamo mossi».

Kareem è uscito di casa durante un pesante bombardamento. È riuscito a raccogliere appena alcuni documenti importanti ed è uscito senza nemmeno chiudere la porta: il volto terrorizzato della moglie racconta la loro storia. «Il peggio sta arrivando», dice, e intende l’invasione di terra.

Gli abitanti di Gaza sono stati testimoni di quattro sanguinose operazioni militari israeliane dal 2007. Sanno che nessuno si prende cura di loro durante la guerra, che devono agire da soli e affrontare così il proprio destino. Il Ministero degli Interni non ha forze per difenderli, e possono solo pregare che Paesi come il Qatar e l’Egitto medino per ottenere un cessate il fuoco. Dall’inizio di questa guerra, Hamas e il suo braccio armato delle Brigate Al-Qassam hanno continuato a mostrare di avere ancora in mano il potere e il controllo della situazione. Hanno anche cercato di dare un ultimatum agli israeliani: se avessero fatto del male ai cittadini palestinesi, loro avrebbero agito contro gli ostaggi israeliani. Ma ciò non ha impedito all’esercito israeliano furioso di continuare a bombardare obiettivi senza preavviso.

Il 70% dei residenti di Gaza sono rifugiati. Le Nazioni Unite forniscono cibo, istruzione e assistenza medica. Quando c’è la guerra l’Unrwa apre le sue scuole a chi ha perso la casa o fugge: queste strutture sono considerate sicure e protette e forniscono cibo, mentre il resto dei residenti deve provvedere da solo a se stesso per trovare alimenti, acqua e un rifugio sicuro. Le istruzioni fornite dalle autorità locali di Gaza consistono in numeri telefonici da chiamare in caso di emergenza e informazioni per trovare la stanza più sicura della casa dove rimanere durante un raid.

Le squadre di soccorso locali lavorano giorno e notte per aiutare a evacuare i feriti e per rimuovere le macerie e cercare così i sopravvissuti sotto le case colpite. Dall’inizio di questa guerra però non sono state date istruzioni per una possibile di invasione di terra, né dal Ministero degli Interni né da quello della Salute: se all’improvviso ci sarà l’invasione, le persone dovranno agire da sole, fuggire o restare e seguire le istruzioni dell’esercito israeliano.

Ma c’è un altro fattore di paura. Secondo il Ministero degli Interni molti israeliani arrabbiati stanno inviando messaggi da numeri di cellulari non identificati ai residenti di Gaza dicendo loro di lasciare le case. Lo scopo è di spaventare la gente e provocare il caos. La gente non dovrebbe dare retta a questi messaggi, e tuttavia può bastarne uno perché venga evacuato un intero quartiere senza nemmeno che si provi a scoprire se sia vero. Ad aggiungere panico sono poi le notizie provenienti dai media israeliani secondo cui i leader minacciano di radere al suolo la Striscia di Gaza, di chiudere tutti i confini, di far morire di fame gli abitanti di Gaza e di lanciare enormi operazioni militari.

Il Ministero degli Interni, con il sito web e i gruppi WhatsApp con i giornalisti, continua a informare le persone con notizie o istruzioni. Ieri per esempio riportava un comunicato dei vigili del fuoco, le cui squadre di soccorso «continueranno a fornire servizi alla nostra gente nonostante tutte le sfide e il sovraccarico di lavoro dovuto ai continui bombardamenti». L’ufficio informazioni ha riferito di «pesanti attacchi aerei nella parte orientale di Jabalia, nel Nord della Striscia, dove ci sono feriti tra i civili». Le offensive aeree hanno inoltre distrutto il quartiere di Al Karama: «Le nostre squadre non sono riuscite a raggiungere la zona a causa dei pesanti raid e delle strade bloccate – ha comunicato sempre l’ufficio informazioni – ci sono morti e feriti sotto le macerie»

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