In Israele un governo di guerra. “Adesso siamo tutti soldati”
dalla nostra inviata Francesca CaferriTEL AVIV — «Abbiamo messo da parte le nostre differenze. È in gioco la sopravvivenza della nazione. Hamas è come l’Isis, lo spezzeremo ed elimineremo come è stato fatto con l’Isis». Benjamin Netanyahu annuncia così la nascita del nuovo governo israeliano, apparendo in tv in tarda serata affiancato dal ministro della Difesa Yoav Gallant e dall’ex rivale Benny Gantz, che ha accettato di sedere nell’esecutivo di emergenza nazionale che dovrà gestire la guerra su Gaza. «C’è un tempo per la pace e uno per la guerra. Questo è il tempo della guerra. Siamo tutti soldati israeliani», gli ha fatto eco Gantz. Scuri in volto, i due rivali hanno sottolineato la drammaticità del momento senza mezzi temini. «Siamo tutti soldati israeliani», ha detto Ganzt. «Ogni membro di Hamas è un uomo morto», sono state le parole di Netanyahu.
Il governo di unità nazionale sarà incaricato solo di gestire il conflitto. In realtà non si tratta di un esecutivo del tutto nuovo: nessuno dei ministri del precedent…
TEL AVIV — «Abbiamo messo da parte le nostre differenze. È in gioco la sopravvivenza della nazione. Hamas è come l’Isis, lo spezzeremo ed elimineremo come è stato fatto con l’Isis». Benjamin Netanyahu annuncia così la nascita del nuovo governo israeliano, apparendo in tv in tarda serata affiancato dal ministro della Difesa Yoav Gallant e dall’ex rivale Benny Gantz, che ha accettato di sedere nell’esecutivo di emergenza nazionale che dovrà gestire la guerra su Gaza. «C’è un tempo per la pace e uno per la guerra. Questo è il tempo della guerra. Siamo tutti soldati israeliani», gli ha fatto eco Gantz. Scuri in volto, i due rivali hanno sottolineato la drammaticità del momento senza mezzi temini. «Siamo tutti soldati israeliani», ha detto Ganzt. «Ogni membro di Hamas è un uomo morto», sono state le parole di Netanyahu.
Il governo di unità nazionale sarà incaricato solo di gestire il conflitto. In realtà non si tratta di un esecutivo del tutto nuovo: nessuno dei ministri del precedente esecutivo, per primi i due esponenti di estrema destra Bezalel Smotrich e Itamar Ben Gvir, lascia la sua poltrona e nessuna delle divisioni che hanno spaccato il Paese, portandolo a un infinito ciclo elettorale e a mesi di manifestazioni di protesta, viene sanata. Piuttosto, il cerchio del potere si allarga a Gantz, ex capo di Stato maggiore che sulla sicurezza nazionale ha costruito la sua carriera politica, e ad altri quattro esponenti del suo partito centrista. Resta fuori, proprio perché aveva chiesto un rimpasto di governo più deciso, l’altro leader dell’opposizione Yair Lapid.
Il governo, come detto, avrà come unico mandato la gestione della guerra: non affronterà dunque il grande tema politico che ha paralizzato Israele negli ultimi mesi, quella riforma giudiziaria voluta da Netanyahu – secondo l’opposizione – per proteggersi dai processi per corruzione che vedono imputati lui e i suoi familiari. Riforma che ha portato in piazza due milioni di israeliani contro il premier e ha visto Lapid e Gantz attaccare senza sosta il primo ministro.
L’intesa è stata raggiunta con la creazione di un gabinetto di guerra molto ristretto per fronteggiare la situazione: oltre a Netanyahu e Gantz ci saranno il ministro della Difesa Yoav Gallant, l’ex capo di Stato maggiore Gadi Eisenkot (alleato di Gantz) e il ministro per gli Affari strategici Ron Dermer a fare da osservatori. Nel governo entrano anche altri tre membri del partito di Unità Nazionale: Gideon Saar, Hili Tropper e Yifat Shasha-Biton. Fra i compiti del gabinetto ci sarà anche quello di dare indicazioni riguardo alla più delicata delle questioni sul tavolo in questo momento: la gestione della presenza a Gaza come ostaggi di circa 130 israeliani, catturati da Hamas nelle azioni di sabato. Alcuni di loro, secondo le notizie fatte filtrare dal movimento islamista, sono già morti. La vita degli altri è appesa a un filo, che diventa più sottile ogni volta che un nuovo bombardamento colpisce la Striscia. Sui media gli appelli delle famiglie si moltiplicano: ma finora la linea del governo è stata quella della durezza più assoluta, senza possibilità alcuna di trattativa per il rilascio o per uno scambio di prigionieri. Bisognerà vedere ora se questo cambierà.
Per Gantz entrare nel governo di emergenza è la scommessa della vita, dopo aver sconfitto il primo ministro alle urne una volta ma non essere riuscito a governare. Si alleò con lui sulla promessa di uno scambio sulla poltrona di premier, vide naufragare l’impegno e pagò il prezzo di queste scelte nelle successive elezioni. Ora un’ulteriore alleanza con Netanyahu potrebbe essergli fatale: per questo ieri le sue parole non sono state né di soddisfazione né di speranza. «Israele viene prima di tutto», si è limitato a dire.