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Usa, forze speciali per salvare gli ostaggi: l’idea di un’alleanza come contro l’Isis

(agf)
L’America manderà una seconda portaerei. Intanto oggi inizia la missione di Blinken. Il Pentagono si prepara all’eventualità di dover soccorrere gli ostaggi americani a Gaza
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WASHINGTON — Il Pentagono si prepara all’eventualità di dover soccorrere gli ostaggi americani a Gaza, posizionando le forze speciali nella regione, anche se la Casa Bianca non conferma e non smentisce. Guardando oltre l’immediato, il piano che emerge è sfruttare il barbaro attacco di Hamas per costruire una coalizione simile a quella contro l’Isis, per sradicare la minaccia.

Il sito americano The Messenger ha scritto che gli uomini della Delta Force o i Seal del Team Six sono già mobilitati: «Le forze speciali sono state messe in allerta in un vicino Paese europeo». Il portavoce della Casa Bianca John Kirby ha detto che gli americani morti sono saliti a 22 e i dispersi sono 17. Ha ammesso che sono stati mandati in Israele esperti per la gestione delle crisi con ostaggi, specializzati nell’intelligence e le negoziazioni, ma sull’invio di soldati ha aggiunto: «Non abbiamo preso decisioni operative, ma faremo tutto il possibile e teniamo aperte le opzioni».

È ovvio che quando le f…

WASHINGTON — Il Pentagono si prepara all’eventualità di dover soccorrere gli ostaggi americani a Gaza, posizionando le forze speciali nella regione, anche se la Casa Bianca non conferma e non smentisce. Guardando oltre l’immediato, il piano che emerge è sfruttare il barbaro attacco di Hamas per costruire una coalizione simile a quella contro l’Isis, per sradicare la minaccia.

Il sito americano The Messenger ha scritto che gli uomini della Delta Force o i Seal del Team Six sono già mobilitati: «Le forze speciali sono state messe in allerta in un vicino Paese europeo». Il portavoce della Casa Bianca John Kirby ha detto che gli americani morti sono saliti a 22 e i dispersi sono 17. Ha ammesso che sono stati mandati in Israele esperti per la gestione delle crisi con ostaggi, specializzati nell’intelligence e le negoziazioni, ma sull’invio di soldati ha aggiunto: «Non abbiamo preso decisioni operative, ma faremo tutto il possibile e teniamo aperte le opzioni».

È ovvio che quando le forze speciali vengono schierate il Pentagono non pubblica un comunicato. Allo stesso modo, sarebbe sorprendente se i militari americani non si fossero preparati anche all’eventualità di intervenire sul terreno per salvare i concittadini rapiti. Infatti il segretario alla Difesa Lloyd Austin, andando a Bruxelles per l’Ucraina col nuovo capo degli Stati maggiori riuniti Brown, ha detto di aver costituito una “liaison cell” nello Stato ebraico, aggiungendo che gli Usa «hanno la capacità di schierare rapidamente altre risorse nella regione».

La portaerei Ford è nel Mediterraneo orientale, dove potrebbe raggiungerla la Eisenhower, in partenza la settimana prossima per una missione già programmata. Il consigliere per la sicurezza nazionale Jake Sullivan ha chiarito che «non l’abbiamo spostata per Hamas, ma per lanciare un segnale a tutti i Paesi e le entità che potessero pensare di sfruttare la situazione», Iran e Hezbollah.

Detto questo, il ponte di una portaerei sarebbe uno dei luoghi più indicati per lanciare raid ravvicinati delle forze speciali, per liberare o soccorrere ostaggi individuati dall’intelligence. Nel frattempo i reparti mobilitati potrebbero essere trasferiti in basi vicine, come Sigonella in Sicilia, che potrebbe dare un contribuito importante alle missioni dei droni e dei servizi.

Nel frattempo il segretario di Stato Antony Blinken, con l’inviato di Biden per gli ostaggi Roger D. Carstens, è partito per Israele e Giordania, dove oggi e domani condurrà una missione di emergenza. Lo scopo è mobilitare tutto il sostegno possibile nella regione, anche di chi cerca di negoziare il rilascio degli ostaggi per cambiare la dinamica della crisi, come stanno facendo Qatar ed Egitto. Kirby ha confermato che gli Usa lavorano col Cairo per aprire corridoi sicuri, da dove i civili possano scappare se Israele invaderà la Striscia. Washington però si rende conto che la brutalità dell’attacco di Hamas ha cambiato la situazione per sempre: «Riporta in superficie – ha detto il presidente Biden – le cicatrici lasciate da millenni di antisemitismo e genocidio».

Kirby ha ripetuto che gli Usa non hanno conferme del coinvolgimento di Teheran, ma secondo il New York Times l’intelligence americana ha captato messaggi in cui la leadership iraniana ha manifestato sorpresa per l’assalto. Se fossero autentici, vorrebbe dire che i terroristi palestinesi hanno scavalcato anche i loro committenti. Ciò li isolerebbe ancora di più, facilitando la creazione di una coalizione per eliminarli, come era accaduto all’Isis. Teheran non ne farebbe mai parte, ma forse l’Arabia Saudita potrebbe considerarla percorribile, anche per tenere in vita il negoziato sulla normalizzazione dei rapporti con Israele, che le conviene dal punto di vista strategico, economico e di sicurezza dalla minaccia della Repubblica islamica.

Questa potenziale direzione si deduce anche dal linguaggio usato da Biden, nel discorso alla nazione di martedì e nelle telefonate col premier israeliano Netanyahu. In tutte queste occasioni ha sottolineato che Hamas è come l’Isis. Questo serve a giustificare qualunque azione venga intrapresa per annientarlo, ma forse va anche oltre. L’Isis alla fine era stata riconosciuta come una minaccia inaccettabile da tutti, qualunque fossero le ragioni che avevano portato alla sua creazione. Lo stesso discorso ora si potrebbe applicare ad Hamas, anche allo scopo di evitare che possa raggiungere l’obiettivo di scalzare l’Autorità palestinese come unico rappresentante del loro popolo.

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