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Germania, anti-fascisti contro i gadget occulti neonazi: comprano i diritti della parole proibite che aggirano la legge

L’associazione Laut Gegen Nazis ha deciso di contrastare il commercio di t-shirt e felpe che utilizzano parole in codice inneggianti a Hitler e al Terzo Reich, costringendo chi le utilizza a pagare
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“I love HTRL” (che starebbe per “Hitler”). “HKNRZ” (ovvero: “hakenkreuz”, la svastica). “VTRLND” (”Vaterland”, “patria”, termine di per sé non vietato ma che nella propaganda del partito nazionalsocialista veniva usato in riferimento a razza-sangue-suolo). Se abitate in Germania iniziate a dimenticarvi (forse) di queste scritte in codice usate – togliendo le vocali dalle parole originarie - su felpe e magliette dai gruppi neonazisti apposta per non avere guai con la giustizia. Che, come è noto, lassù è durissima con chi inneggia al nazismo.

I gadget e i capi di abbigliamento della vergogna potrebbero avere vita, se non breve, comunque complicata. Merito dell’associazione antifascista Laut Gegen Nazis a cui è venuta un’idea obiettivamente geniale: contrastare il merchandising neonazi nel modo forse più efficace: andando a colpire nel portafoglio chi produce e vende magliette e felpe che – con un linguaggio criptico, ma ben noto negli ambienti dell’ultradestra – esalta Hitler, i simbol…

“I love HTRL” (che starebbe per “Hitler”). “HKNRZ” (ovvero: “hakenkreuz”, la svastica). “VTRLND” (”Vaterland”, “patria”, termine di per sé non vietato ma che nella propaganda del partito nazionalsocialista veniva usato in riferimento a razza-sangue-suolo). Se abitate in Germania iniziate a dimenticarvi (forse) di queste scritte in codice usate – togliendo le vocali dalle parole originarie - su felpe e magliette dai gruppi neonazisti apposta per non avere guai con la giustizia. Che, come è noto, lassù è durissima con chi inneggia al nazismo.

I gadget e i capi di abbigliamento della vergogna potrebbero avere vita, se non breve, comunque complicata. Merito dell’associazione antifascista Laut Gegen Nazis a cui è venuta un’idea obiettivamente geniale: contrastare il merchandising neonazi nel modo forse più efficace: andando a colpire nel portafoglio chi produce e vende magliette e felpe che – con un linguaggio criptico, ma ben noto negli ambienti dell’ultradestra – esalta Hitler, i simboli del Terzo Reich e della sua follia criminale.

Cosa hanno fatto gli antifa tedeschi? Hanno acquistato i diritti commerciali delle parole in codice utilizzate dai neonazi. Quelle più diffuse. Quelle esposte in bella (si fa per dire) vista ai raduni e alle feste dell’estrema destra, dagli appuntamenti dell’ala più dura di Afd ai disciolti Combat 18 alle tifoserie ultrà che tra Berlino e Monaco e Dresda sguinzagliando energumeni a fare ronde anti-immigrati.

Ora: con l’acquisto dei diritti di marchio, gli antifascisti mettono in fuorigioco la propaganda in codice dei nostalgici del Fuhrer, delle croci uncinate, del sole nero, di tutto quell’armamentario simbolico la cui esposizione-esibizione in Germania è punita molto severamente dalle forze dell’ordine e dalla magistratura. In pratica: ogni volta che le “sentinelle” antifasciste vedranno capi di abbigliamento o gadget con la stampa di slogan “edulcorati” con la strumentale eliminazione delle vocali, scatterà una denuncia per utilizzo di marchi protetti e depositati. Risultato: chi metterà in commercio e esporrà quella roba, sarò costretto a pagare. Immaginiamo che a un raduno nazi sui banchi del merchandising siano esposte, chessò, 20 felpe e 30 magliette. Per ogni articolo esposto, sulla base di una pioggia di denunce all’ufficio diritti, scatterà una sanzione “commerciale”.

La controffensiva di Laut Gegen Nazis è iniziata l’11 ottobre. Le prime diffide inviate hanno riguardato l’utilizzo del marchio “VTRLND”. Sintesi, come detto, della parola “Vaterland” che rappresenta un rimando alla narrazione usata dalla propaganda nazionalsocialista. Seguiranno a stretto giro gli altri marchi criptati. Per esempio: WHTPWR (“White Power”) o “Anti-antifa” sotto il simbolo di un’aquila del Terzo Reich. I commercianti che imperterriti dovessero continuare a vendere l’abbigliamento dell’orrore rischiano multe con cifre a quatto zeri. Una “marcatura” stretta che, alla lunga, potrebbe rivelarsi fatale. Facendo passare la voglia di inneggiare a Hitler e al nazismo. Interessante: in queste ore su alcuni shop on line per la vendita di felpe, magliette e pullover sono già sparite quelle con l’acronimo “VTRLND”. E’ il caso del portale “Patriotic store”. Siamo solo all’inizio.

Promette Jorn Menge, presidente di Laut Gegen Nazis: "Vogliamo portare scompiglio negli ambienti di estrema destra e fare in modo che le loro entrate economiche siano sempre meno. Commercializzare i simboli del male e dell'orrore nazista, pensare che qualcuno si arricchisca vendendo questa roba, non è tollerabile". Chissà che il messaggio non arrivi anche in Italia.

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