GERUSALEMME – L’Arabia saudita mette in campo tutta la sua potenza per cercare di fermare la crisi a Gaza. Il principe ereditario Mohammed bin Salman ha iniziato negli ultimi giorni una serie di contatti regionali per cercare una soluzione alla crisi che coinvolga tutti gli attori della regione. Primo consultato, il debole presidente palestinese Mahmud Abbas. Ma poi i turchi, gli emiratini, i giordani, i kuwaitiani. Il colloqui più importante è senza dubbio quello che Mbs, come è chiamato il principe, ha avuto mercoledì sera con il presidente iraniano Ibrahim Raisi: la prima chiamata a questo livello da quando i due Paesi hanno riallacciato le relazioni nel marzo scorso, grazie alla mediazione della Cina. Il presidente e il principe hanno discusso «la necessità di mettere fine ai crimini di guerra contro la Palestina», secondo la ricostruzione dei media iraniani. Mentre l’agenzia di stato saudita Spa ha diffuso un comunicato per dire che il principe ha sottolineato come «il Regno sta …
GERUSALEMME – L’Arabia saudita mette in campo tutta la sua potenza per cercare di fermare la crisi a Gaza. Il principe ereditario Mohammed bin Salman ha iniziato negli ultimi giorni una serie di contatti regionali per cercare una soluzione alla crisi che coinvolga tutti gli attori della regione. Primo consultato, il debole presidente palestinese Mahmud Abbas. Ma poi i turchi, gli emiratini, i giordani, i kuwaitiani. Il colloqui più importante è senza dubbio quello che Mbs, come è chiamato il principe, ha avuto mercoledì sera con il presidente iraniano Ibrahim Raisi: la prima chiamata a questo livello da quando i due Paesi hanno riallacciato le relazioni nel marzo scorso, grazie alla mediazione della Cina. Il presidente e il principe hanno discusso «la necessità di mettere fine ai crimini di guerra contro la Palestina», secondo la ricostruzione dei media iraniani. Mentre l’agenzia di stato saudita Spa ha diffuso un comunicato per dire che il principe ha sottolineato come «il Regno sta facendo ogni possibile sforzo tenendosi in comunicazione con tutti gli attori regionali e internazionali per fermare l’escalation».
Al di là delle dichiarazioni ufficiali, il senso, spiega chi segue da vicino le scelte di politica estera del principe, è mettere da parte per il momento la diffidenza nei confronti dell’Iran. E il sospetto che Teheran sia stata fra i registi dell’operazione, con lo scopo di fermare il dialogo diretto fra sauditi e israeliani. «Questo non è una questione bilaterale – spiega Mohammed Al Sulami, presidente dell’International istitute for Iranian studies, think tank di Riad vicino all’establishment saudita – e necessariamente va affrontata a livello regionale. Non possiamo sapere se davvero l’Iran ha avuto un ruolo in quello che è successo in Israele. Sappiamo che questo è il momento di mettere da parte le questioni bilaterali e cercare di persuadere tutti i Paesi della regione, compreso l’Iran, a fare pressione sulle parti per limitare al massimo il numero delle vittime».
Per Mbs sul tavolo non ci sono solo le migliaia di vittime che l’offensiva potrebbe ancora fare. Né soltanto ciò che accade fra il Mediterraneo e la Giordania. Se la guerra si allargasse, ma anche se se si arrivasse alla fame a Gaza, sarebbe impossibile ricostruire ogni minima relazione con Israele: e dunque la prospettiva di arrivare alle relazioni bilaterali e all’allargamento degli Accordi di Abramo sfumerebbe in modo definitivo.
«Questa crisi può avere ripercussioni sulla stabilità internazionale – conclude Al Sulami - Un’azione regionale è l’unico tentativo possibile per fermarla. Tutti i protagonisti, inclusa l’Arabia Saudita, hanno l’obbligo di impegnarsi per provare a contenerla. E per provare ad ottenere diritti per i palestinesi: quello che è successo dimostra che ignorare la questione non è una soluzione. Porta solo a esplosioni di violenza, che possono essere sfruttate da chi ha interesse a farlo».
La dimensione regionale è la stessa che il segretario di Stato americano Antony Blinken solleciterà nei prossimi giorni: lasciate Israele e la Giordania, il capo della diplomazia americana si recherà nelle prossime ore in Qatar, per poi fare tappa in Egitto, Emirati arabi uniti e Arabia Saudita.