Il monito di Blinken: “Israele deve difendersi ma il come conta”
di Tommaso Ciriaco e dal nostro corrispondente Paolo MastrolilliROMA – WASHINGTON — Israele ha l’obbligo di difendersi e gli Stati Uniti sono determinati a sostenerla, però «noi democrazie ci distinguiamo dai terroristi perché cerchiamo di applicare altri standard, anche quando è difficile. Questo è il motivo per cui è così importante prendere ogni precauzione possibile per evitare di fare del male ai civili». È il messaggio che il segretario di Stato Blinken ha consegnato ieri al premier Netanyahu, all’inizio di una drammatica missione diplomatica allargata adesso all’intera regione, vista ormai da tutte le cancellerie, inclusa quella italiana, come l’ultima opportunità per punire Hamas senza allargare il conflitto.
Blinken non ha nascosto l’emozione, ricordando i membri della sua famiglia sfuggiti all’Olocausto, dopo aver visto le immagini della strage: «Neonati crivellati di colpi e bruciati, soldati decapitati. Cose inimmaginabili, che mi hanno ricordato l’Isis. Il colpo ricevuto, in rapporto alla popolazione, vale dieci attentati dell’11…
ROMA – WASHINGTON — Israele ha l’obbligo di difendersi e gli Stati Uniti sono determinati a sostenerla, però «noi democrazie ci distinguiamo dai terroristi perché cerchiamo di applicare altri standard, anche quando è difficile. Questo è il motivo per cui è così importante prendere ogni precauzione possibile per evitare di fare del male ai civili». È il messaggio che il segretario di Stato Blinken ha consegnato ieri al premier Netanyahu, all’inizio di una drammatica missione diplomatica allargata adesso all’intera regione, vista ormai da tutte le cancellerie, inclusa quella italiana, come l’ultima opportunità per punire Hamas senza allargare il conflitto.
Blinken non ha nascosto l’emozione, ricordando i membri della sua famiglia sfuggiti all’Olocausto, dopo aver visto le immagini della strage: «Neonati crivellati di colpi e bruciati, soldati decapitati. Cose inimmaginabili, che mi hanno ricordato l’Isis. Il colpo ricevuto, in rapporto alla popolazione, vale dieci attentati dell’11 settembre». Perciò ha ribadito il sostegno totale degli Stati Uniti, che stanno già rifornendo Israele di armi. Blinken ha aggiornato il numero delle vittime americane, salite a 27 morti e 14 dispersi. Da oggi cominceranno i voli charter per evacuare chi vuole lasciare lo Stato ebraico. Il segretario però ha invitato Israele a punire Hamas nel rispetto delle leggi internazionali, come aveva fatto il presidente Biden, perché è giusto, ma anche utile. Lo ha spiegato sul New York Times Tom Friedman, scrivendo che se Hamas vuole l’invasione di Gaza, la scelta più saggia sarebbe non cadere nella trappola. O almeno farlo in un modo che non scateni un conflitto regionale, o anche più grande. L’Onu ha avvertito che gli sfollati a Gaza sono 338.000, e se iniziassero a circolare immagini di bambini palestinesi morti, i nemici dello Stato ebraico avrebbero gioco facile ad equipararlo ai terroristi.
Gli Usa hanno bloccato i 6 miliardi di dollari che avevano trasferito dalla Corea del Sud al Qatar, in cambio della liberazione di cinque americani prigionieri in Iran e Blinken ha allargato la sua missione. Ora andrà anche in Qatar, che media per la liberazione degli ostaggi, Arabia Saudita, Emirati Arabi ed Egitto, da cui dipendono i corridoi per evacuare i civili da Gaza.
L’etichetta diplomatica vuole che l’intervento nella Striscia non avvenga finché Blinken è nella regione in missione diplomatica, che offre una pausa per ragionare sulle conseguenze. Nessuno si aspetta che Netanyahu rinunci a punire e possibilmente eliminare Hamas, ma il segretario ha spiegato che «il come conta». Lo scopo è contenere la reazioni in modo da evitare l’allargamento del conflitto auspicato dall’Iran, che potrebbe valicare i confini del Medio Oriente, aiutando la Russia in Ucraina e la Cina nella sua sfidaper la supremazia globale.
Dopo Blinken ha parlato il portavoce della Casa Bianca Kirby. Ha ribadito che i 6 miliardi sono congelati, l’intelligence non ha ancora trovato prove del coinvolgimento diretto dell’Iran, e le portaerei sono state spostate nel Mediterraneo per ammonire Teheran, Hezbollah e Hamas a non aggredire ancora lo Stato ebraico o le truppe americane nella regione. Quanto agli ostaggi, «non abbiamo intenzione o piani per inviare soldati, perché Israele non lo desidera». Poi ha aggiunto: «Faremo tutto il possibile per gli ostaggi, ma al momento non abbiamo informazioni adeguate per prendere la decisione politica di agire». Nulla è escluso, inclusi scambi con membri di Hamas detenuti dagli Usa.
Anche l’Italia non è estranea alla tela diplomatica di queste ore. Il Quint della Nato - di cui fa parte Roma assieme a Stati Uniti, Regno Unito, Francia e Germania - si coordina come fosse il G7, visto che la presidenza giapponese sembra defilata, in linea con la tradizionale posizione assunta da Tokyo nelle crisi mediorientali. Giorgia Meloni, invece, è concentrata sul rischio di una tempesta. E sul timore che produca non solo instabilità internazionale, ma anche interna. L’altro ieri notte, riunendo i leader di maggioranza, ha illustrato un quadro grave. Dopo aver indicato come prioritaria la de-escalation, ha tracciato lo scenario che più la allarma per gli effetti geopolitici e di sicurezza: con un ingresso israeliano a Gaza, ha spiegato, potrebbe determinarsi una battaglia lunga e sanguinosa e, subito dopo, un effetto a catena nel mondo arabo. Capace di mandare in crisi i paesi arabi moderati e compattare tutti attorno a una posizione radicale. Alcune intelligence alleate, è stato il senso del ragionamento, non escludono la riattivazione di cellule terroristiche dormienti, oltreché nuove leve. La paura è che ciò riporti anche in Europa un’ondata di terrorismo simile a quella che ha scosso il continente nella seconda metà degli anni Dieci.
Nasce così - oltreché della volontà di evitare uno shock energetico che difficilmente potrà essere compensato con tagli delle accise, viste le casse magre dello Stato - una linea della prudenza che Meloni va dettagliando da 48 ore, assieme alla diplomazia italiana. E al ministro della Difesa. Ieri Guido Crosetto ha prima invitato a “non confondere” Hamas con il popolo palestinese. E poi ha aggiunto: «All’Italia preoccupa che non ci siano persone che - non c’ entrando nulla in questo scontro - rimangano in mezzo a quella che è una legittima reazione di Israele». Per questo, ha offerto la disponibilità di Roma a impegnarsi con l’Onu per eventuali corridoi umanitari.