“A Gaza siamo sull’orlo di una catastrofe umanitaria”. L’ultimo audio di un operatore umanitario prima del black-out
di Alessia Candito“Siamo sull’orlo di una catastrofe umanitaria”. Con Jacopo Intini, capomissione del Ciss di Palermo, organizzazione umanitaria che dal ’93 lavora in Palestina, adesso neanche i suoi colleghi riescono ad avere più contatti. È riuscito a lasciare Gaza City e raggiungere il sud della Striscia, dopo l’ultimatum inviato ieri notte da Israele, ma da allora comunicare è diventato pressoché impossibile. Non c’è internet o va a singhiozzo, le linee telefoniche sono andate.
“Questa notte è stato pubblicato un warning, un messaggio di allerta per la popolazione civile del governatorato di Gaza City e del Nord di Gaza con l’ordine di evacuare nel Sud della Striscia. Si è scatenato il panico”, racconta nell’ultimo audio che è riuscito a inviare. “Noi ci siamo dovuti spostare in una scuola delle Nazioni Unite adibita a shelter (rifugio ndr) nel Sud della Striscia. Qui la situazione è terribile, al limite della dignità umana”.
Senza cibo, acqua ed elettricità
La scuola, ha spiegato il capomissi…
“Siamo sull’orlo di una catastrofe umanitaria”. Con Jacopo Intini, capomissione del Ciss di Palermo, organizzazione umanitaria che dal ’93 lavora in Palestina, adesso neanche i suoi colleghi riescono ad avere più contatti. È riuscito a lasciare Gaza City e raggiungere il sud della Striscia, dopo l’ultimatum inviato ieri notte da Israele, ma da allora comunicare è diventato pressoché impossibile. Non c’è internet o va a singhiozzo, le linee telefoniche sono andate.
“Questa notte è stato pubblicato un warning, un messaggio di allerta per la popolazione civile del governatorato di Gaza City e del Nord di Gaza con l’ordine di evacuare nel Sud della Striscia. Si è scatenato il panico”, racconta nell’ultimo audio che è riuscito a inviare. “Noi ci siamo dovuti spostare in una scuola delle Nazioni Unite adibita a shelter (rifugio ndr) nel Sud della Striscia. Qui la situazione è terribile, al limite della dignità umana”.
Senza cibo, acqua ed elettricità
La scuola, ha spiegato il capomissione del Ciss nel suo ultimo messaggio, è satura, già all’alba ospitava mille persone, come in tutta Gaza non c’è cibo, non c’è acqua, non c’è elettricità, non ci sono materassi. Nulla che possa dare davvero conforto e rifugio a persone traumatizzate. Chi può si adatta, mentre la gente in fuga dal Nord della Striscia continua ad arrivare. Altri invece non intendono lasciare le proprie case nonostante l’imminente bombardamento a tappeto annunciato. Il timore è di non poter più tornare indietro.
“Qui come in tutta la Striscia, la situazione è veramente al limite. In tutte le case non c’è acqua, se non quella che viene pompata direttamente dal mare. Nessuno ha luce, se non chi ancora riesce a far funzionare il generatore con il poco carburante che è rimasto”, racconta. Anche le più banali attività – mangiare, dormire, lavarsi – sono diventate impossibili.
“Non possiamo fare altro che sperare che tutto finisca per il meglio e il prima possibile, che la popolazione civile possa respirare perché il prezzo di questa situazione lo sta pagando la gente”, spiega Intini. Che non lo dice, ma sembra scosso.
Dall’inizio della guerra, anche lui che a Gaza ci vive e ci lavora da quattro anni si è trovato ad affrontare una situazione “assolutamente inedita”. Come tutti gli operatori umanitari viveva e lavorava in una zona considerata “sicura”, in un quartiere che ospita la maggior parte degli uffici e degli appartamenti delle organizzazioni umanitarie che operano nella Striscia. “Quando è iniziato tutto, è successo in modo assolutamente inaspettato. Inizialmente non ci siamo resi conto di quello che stava succedendo”.
Dopo i primi tre giorni di operazioni militari “anche la situazione nella nostra zona è diventata insicura e ci siamo spostati nel compound delle Nazioni Unite che sta nel centro di Rimal, o quel che ne resta, perché tutta la zona è stata praticamente rasa al suolo”.
L’uso del fosforo bianco
Appena in tempo: poche ore dopo il palazzo che ospitava l’ufficio del Ciss è stato bombardato. Secondo alcune fonti, in quella zona sarebbe stato utilizzato fosforo bianco. Ma al momento sono dati impossibili da verificare. “Sappiamo che ci sono più di 1.200 vittime, per lo più civili, ma sappiamo che purtroppo sono numeri che andranno ad aumentare”, riferisce nel suo ultimo messaggio Intini.
A Palermo, negli uffici del Ciss sono preoccupati. “Loro sono riusciti a raggiungere il Sud, ma non abbiamo notizie di gran parte del nostro staff, così come delle tante persone di Gaza che con noi lavoravano da tempo ai progetti di cooperazione”, spiega il presidente Sergio Cipolla. Con il “suo” Ciss da quasi trent’anni è in Palestina, “ma mai ci eravamo trovati ad affrontare una situazione così difficile. Siamo estremamente preoccupati. E temiamo possa peggiorare ulteriormente. È un disastro umanitario, non saprei come altro definirlo”