L’ex capo dello Shin Bet: “L’attacco è frutto del fallimento israeliano non delle capacità di Hamas”
di Floriana Bulfon"La disfatta di sabato scorso non è frutto delle capacità dimostrate da Hamas ma è stata resa possibile solo dal fallimento israeliano. È colpa nostra. Ora la necessità è di eliminare l'organizzazione jihadista. Attaccheremo la Striscia e distruggeremo Hamas. Siamo in grado di farlo". Ya'akov Peri è stato numero uno dello Shin Bet, il potente servizio di sicurezza interna per sei anni fino al 1994; ministro della scienza, tecnologia e spazio nel 2014 e a lungo membro del Knesset per il partito liberale Yesh Atid. Aveva mai immaginato un attacco così feroce e devastante?
"No, non mi sarei mai immaginato un attacco con un livello di pianificazione simile, con centinaia di terroristi che penetrano simultaneamente nel nostro Paese e uccidono più di mille israeliani. Conoscevamo la brutalità di Hamas, ma non pensavamo potesse arrivare a tanta ferocia: hanno infierito contro donne e bambini, massacrando innocenti. È stato terribile".
Israele ha pagato un tributo di sangue senza precede…
"La disfatta di sabato scorso non è frutto delle capacità dimostrate da Hamas ma è stata resa possibile solo dal fallimento israeliano. È colpa nostra. Ora la necessità è di eliminare l'organizzazione jihadista. Attaccheremo la Striscia e distruggeremo Hamas. Siamo in grado di farlo". Ya'akov Peri è stato numero uno dello Shin Bet, il potente servizio di sicurezza interna per sei anni fino al 1994; ministro della scienza, tecnologia e spazio nel 2014 e a lungo membro del Knesset per il partito liberale Yesh Atid. Aveva mai immaginato un attacco così feroce e devastante?
"No, non mi sarei mai immaginato un attacco con un livello di pianificazione simile, con centinaia di terroristi che penetrano simultaneamente nel nostro Paese e uccidono più di mille israeliani. Conoscevamo la brutalità di Hamas, ma non pensavamo potesse arrivare a tanta ferocia: hanno infierito contro donne e bambini, massacrando innocenti. È stato terribile".
Israele ha pagato un tributo di sangue senza precedenti. Secondo lei ha pesato di più l'efficienza dimostrata da Hamas sincronizzando uno sciame di terroristi, l'incapacità dell'intelligence di cogliere la preparazione dell'aggressione o la debolezza della reazione militare nelle prime ore dell'irruzione?
"Questo attacco ha sorpreso sia la nostra intelligence sia la nostra difesa. Per noi è stato un fallimento. È incredibile: nessuno aveva idea di cosa sarebbe successo. È stata una sorpresa totale, una disfatta sia dell’intelligence che non ha capito, sia dell’esercito perché non c’erano truppe significative nell’area dove Hamas ha colpito".
Sono passati tanti anni dal suo periodo nello Shin Bet, che all'epoca aveva una capacità straordinaria nell'infiltrare i Territori e le formazioni terroristiche palestinesi. Oggi nelle prime valutazioni a caldo si ritiene che Israele abbia mostrato una carenza di agenti sul campo soprattutto a Gaza...
"Per molti anni lo Shin Bet ha avuto una presenza significativa di infiltrati a Gaza, questa volta invece abbiamo fallito e dobbiamo ammetterlo. Non so se perché non abbiamo più una rete nella Striscia in grado di sapere cosa preparano i nemici o che altro sia accaduto ma è stata una disfatta che ci è costata mille morti e dobbiamo capirne le motivazioni".
Dietro questo indebolimento del mito degli agenti israeliani, di cui anche il naufragio nel lago Maggiore appare un indizio, c'è il cambiamento della società? Nell'esercito come nello spionaggio le nuove generazioni, che non sentono il richiamo della lotta per la sopravvivenza, non sono più disposte a rischiare tutto per la causa di Israele?
"Non credo che le nuove generazioni non abbiano il senso della patria. Quello che ha aiutato Hamas a mio avviso è stata soprattutto l’instabilità politica in Israele. Con il governo Netanyahu si è aperta una crisi con proteste generalizzate persino tra i militari. Hamas ha colto in tutto questo una debolezza forse senza precedenti".
Lei è stato ministro della tecnologia. I video diffusi da Hamas con i jihadisti che distruggono le torrette con i sensori che sorvegliavano il Muro sulla frontiera con Gaza e le armi teleguidate a cui ne era affidata la difesa del confine hanno fatto ipotizzare una hybris di Israele, che ha peccato di eccesso di fiducia nella tecnologia
"Può essere. Hamas era preparata, conosceva le installazioni, le difese, tutto... Dobbiamo ammettere che questa volta hanno vinto loro".
Oggi Israele si prepara a una guerra che gli analisti ritengono sarà diversa da tutte quelle del passato: cosa si aspetta?
"La necessità è di eliminare questa organizzazione, attaccheremo la Striscia ed elimineremo Hamas. Siamo in grado di farlo. Niente acqua, niente elettricità fino a che non saranno sconfitti. A quanto ne so questa è l’opinione anche del primo ministro e del governo. Significa eliminare le installazioni, le difese, gli uffici, i capi con un’operazione sia aerea sia terrestre. Ci vorranno settimane, forse anche di più. Ma occorre farlo anche se ci costerà tante vite e tanti soldi, abbiamo gli strumenti per farlo. Bisogna però rendersi conto che è molto più difficile uccidere un ideale. Al di là dell’operazione militare che ci sarà, questo passaggio successivo sarà più complicato".
L'intelligence israeliana è diventata leggendaria grazie ad operazioni per la liberazione di ostaggi come il raid di Entebbe. Lei crede che oggi ci siano opzioni militari per liberare gli scudi umani trasferiti nella Striscia? E in che modo la loro presenza condizionerà la risposta di Israele?
"C’è una possibilità, ma è un tema complicato, è un vero problema. Dobbiamo renderci conto che siamo in mezzo a una guerra, gli ostaggi sono tanti, tra loro donne, bambini. Si potrà avviare una negoziazione su come portarli a casa: chiederanno un prezzo alto, di rilasciare dalle nostre prigioni molti terroristi. Bisogna tenere in considerazione gli ostaggi, ma questo non può fermare la guerra. Non possiamo più permetterci di avere dei vicini come Hamas dopo questo attacco. Mi spiace dirlo, ma dobbiamo attaccarli senza pietà".
Lei conosce bene Hamas e Hezbollah: secondo lei chi dei due è l'avversario più temibile?
"Hezbollah è più forte, molto più coinvolta nelle strutture politiche libanesi, con reparti più efficienti e mi auguro non voglia iniziare ora una guerra con noi a Nord mentre stiamo combattendo Hamas. Hezbollah temo entrerà nel conflitto non appena vedrà Hamas in difficoltà: è possibile che si unirà alla guerra in futuro".
Quale è stato il ruolo dell'Iran nella pianificazione e condotta della strage? Hanno solo consigliato, hanno addestrato o c'è stata una regia operativa?
"Non c’è dubbio che l’Iran abbia agito dietro le quinte. È coinvolto nell’addestramento, nel finanziamento, nell’ideazione di questo brutale attacco, ma non credo con un coinvolgimento fisico e diretto"
L’Iran da anni è il principale nemico di Israele, accusato di armare formazioni jihadiste sciite e sunnite in tutti i Paesi arabi. Quando questa sfida sotterranea diventerà guerra aperta?
"Non so la data ma accadrà quando sarà dimostrato il coinvolgimento diretto negli attacchi contro di noi"
Questa guerra è la tomba del dialogo Israele-Arabia Saudita o gli interessi della pace saranno più forti della carneficina inflitta da Hamas e della vostra risposta?
"Sicuramente ci saranno delle difficoltà e dei rallentamenti, ora Israele è impegnato a combattere Hamas, ma ritengo che quel dialogo non possa e non debba svanire".