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Gaza in ginocchio: “Senza acqua e luce qui moriremo tutti”

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Le forniture minime ancora garantite dai generatori, ma appena finirà il carburante si bloccherà tutto
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GAZA CITY — Ogni volta che i rumori dei bombardamenti nella Striscia di Gaza si attenuano, la gente ne approfitta ed esce con le taniche gialle, venti litri ciascuna, con un rubinetto attaccato al fondo, che si usano in cucina per l’acqua potabile, alla ricerca di un’autocisterna che passa una volta al giorno per riempire queste taniche che a una famiglia media bastano per un giorno. Nel blocco 5 del campo profughi di Jabalia, che conta dodici blocchi con una popolazione di oltre 100mila persone, durante i cinque giorni di guerra hanno avuto solo 2 ore di fornitura di acqua dal rubinetto, oggi si trovano ad affrontare una situazione terribile che va oltre la paura di rimanere uccisi in un attacco aereo: l’acqua potabile e l’acqua del rubinetto significano molto.

La famiglia Abu Eita — due figli, tre figlie e la madre — vive nel campo profughi di Jabalia settentrionale. Il figlio maggiore Ahmad, 26 anni, è responsabile delle provviste: trascorre gran parte della giornata in piedi …

GAZA CITY — Ogni volta che i rumori dei bombardamenti nella Striscia di Gaza si attenuano, la gente ne approfitta ed esce con le taniche gialle, venti litri ciascuna, con un rubinetto attaccato al fondo, che si usano in cucina per l’acqua potabile, alla ricerca di un’autocisterna che passa una volta al giorno per riempire queste taniche che a una famiglia media bastano per un giorno. Nel blocco 5 del campo profughi di Jabalia, che conta dodici blocchi con una popolazione di oltre 100mila persone, durante i cinque giorni di guerra hanno avuto solo 2 ore di fornitura di acqua dal rubinetto, oggi si trovano ad affrontare una situazione terribile che va oltre la paura di rimanere uccisi in un attacco aereo: l’acqua potabile e l’acqua del rubinetto significano molto.

La famiglia Abu Eita — due figli, tre figlie e la madre — vive nel campo profughi di Jabalia settentrionale. Il figlio maggiore Ahmad, 26 anni, è responsabile delle provviste: trascorre gran parte della giornata in piedi sul marciapiede, aspettando i venditori di verdure su carretti con asinelli, o cisterne d’acqua per comprare le provviste per la famiglia. «Compro solo quello che ci serve per mangiare oggi, non si può conservare niente in frigorifero perché non c’è elettricità», dice. Ahmad spiega che non lavano la biancheria sporca da cinque giorni e che finora stanno cercando di ridurre al minimo l’uso dell’acqua di rubinetto fino al limite della sopravvivenza.

Prima della guerra la vita quotidiana era diversa. In ogni quartiere della Striscia di Gaza c’è un pozzo che fornisce acqua alla comunità locale due ore al giorno, la fornitura idrica è collegata all’elettricità. In generale nelle case della Striscia di Gaza manca l’energia elettrica per la metà del tempo, 8 ore sì e 8 ore no. I quartieri sono divisi in blocchi, se un blocco ha la corrente, quello accanto è spento. E così funziona anche l’acqua, quando la corrente è accesa, ci sarà la fornitura d’acqua per 2 ore, poi le persone accendono le pompe per riempire le cisterne d’acqua in cima al tetto. L’acqua potabile attraverso i rubinetti non esiste più dal 2005, la gente si affida all’acqua desalinizzata che proviene da aziende del settore privato e viene distribuita alla gente del posto con camion cisterna. La gente chiama la stazione e mandano l’autocisterna per pompare acqua potabile in casa.

La famiglia Abu Eita, terrorizzata, come tutte le famiglie di Gaza, cerca continuamente di trovare una fonte di elettricità per caricare i telefoni e la piccola batteria che usano per illuminare la casa durante la notte. I telefoni vengono utilizzati principalmente come radio per ascoltare le notizie e per chiamare i parenti se stanno bene a causa della cattiva rete Internet. Sul lato della strada c’è un enorme cumulo di spazzatura, pieno di vetri rotti che la gente ha buttato dopo aver pulito le case danneggiate negli attacchi aerei in cui le loro finestre sono andate in frantumi. Ahmad osserva questi rifiuti, che nessuno raccoglierà, e dice: «Se questa guerra durerà più di una settimana, moriremo comunque».

Una situazione che viene definita “devastante” dal direttore per la Palestina del Programma alimentare mondiale, Samer Abdeljaber: «Stiamo assistendo alla carenza di carburante, acqua o elettricità. Stiamo vedendo i nostri rifugi sovraffollati. Non abbiamo capacità. Molti negozi e mercati non sono operativi». Cibo e acqua, assicura l’agenzia dell’Onu, «finiranno molto presto».

Le autorità locali hanno pubblicato ieri i numeri di telefono degli impianti di desalinizzazione che ancora funzionano sui generatori nella Striscia di Gaza: così in alcune aree i residenti potranno chiamare per chiedere l’invio di un’autocisterna di acqua potabile. I pozzi d’acqua e gli impianti di desalinizzazione funzionano ora con l’aiuto di generatori che consumano grandi quantità di carburante ogni ora. Invece di lavorare 12 ore al giorno come avverrebbe in una situazione normale, lavorano solo 4 ore. Ma la carenza di carburante aumenta ogni giorno e questi impianti non saranno più in grado di soddisfare le esigenze della gente del posto.

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