Gaza, Blinken chiede di riaprire il valico di Rafah per evacuare gli americani
dal nostro inviato Paolo MastrolilliWASHINGTON - I civili cercano di fuggire da Gaza, prima dell’attacco di terra israeliano, ma finora il tentativo degli Stati Uniti di aprire un corridoio sicuro per i propri cittadini verso l’Egitto è fallito, e Washington si è rivolta anche a Pechino affinché usi le sue leve nella regione allo scopo di evitare l’allargamento del conflitto.
Oggi il segretario di Stato Antony Blinken è andato in Arabia Saudita, dove ha incontrato il collega Faisal bin Farhan al-Saud. I commenti pubblici si sono concentrati soprattutto sull’obiettivo di contenere la guerra e proteggere i civili, ma nell’agenda privata c’era anche il futuro della trattativa con Riad per la normalizzazione dei rapporti con lo Stato ebraico. Certamente è stata congelata dall’attacco di Hamas, ma gli Usa sperano di tenerla in vita, anche perché sarebbe la risposta migliore alla strage finalizzata proprio a far fallire questo progetto malvisto dall’Iran. Subito dopo Blinken è partito per gli Emirati Arabi Uniti, in una m…
WASHINGTON - I civili cercano di fuggire da Gaza, prima dell’attacco di terra israeliano, ma finora il tentativo degli Stati Uniti di aprire un corridoio sicuro per i propri cittadini verso l’Egitto è fallito, e Washington si è rivolta anche a Pechino affinché usi le sue leve nella regione allo scopo di evitare l’allargamento del conflitto.
Oggi il segretario di Stato Antony Blinken è andato in Arabia Saudita, dove ha incontrato il collega Faisal bin Farhan al-Saud. I commenti pubblici si sono concentrati soprattutto sull’obiettivo di contenere la guerra e proteggere i civili, ma nell’agenda privata c’era anche il futuro della trattativa con Riad per la normalizzazione dei rapporti con lo Stato ebraico. Certamente è stata congelata dall’attacco di Hamas, ma gli Usa sperano di tenerla in vita, anche perché sarebbe la risposta migliore alla strage finalizzata proprio a far fallire questo progetto malvisto dall’Iran. Subito dopo Blinken è partito per gli Emirati Arabi Uniti, in una maratona che domani lo porterà anche in Egitto.
Nel frattempo, tra una tappa e l’altra, ha telefonato al segretario di Stato vaticano Pietro Parolin, per ringraziarlo dell’appoggio ricevuto da papa Francesco e chiedere l’aiuto della Santa Sede per evitare l’escalation. Quindi ha sentito anche il collega cinese Wang Yi, per sollecitarlo ad usare qualunque influenza abbia Pechino per evitare l’esplosione di una guerra nell’intera regione.
A marzo era stata proprio la Repubblica popolare a favorire un accordo tra Iran e Arabia Saudita per ristabilire le relazioni, che aveva dimostrato le sue ambizioni di diventare un protagonista in Medio Oriente. Con quell’iniziativa la Cina si era proposta come rivale degli Usa, anche allo scopo di costruire l’alleanza con il Sud globale alternativa a quella occidentale guidata dagli americani. Il rischio di un conflitto fuori controllo però è diventato così grave, che Blinken ha deciso di sentire Wang Yi, puntando sul fatto che pure Pechino ha interesse ad evitare una guerra più ampia e pericolosa, nonostante abbia un’agenda in competizione con quella degli Stati Uniti.
Nell’immediato, Washington pensava di aver raggiunto un accordo con l’Egitto per aprire un corridoio umanitario al valico di Rafah, allo scopo di consentire ai suoi cittadini - che sono stati invitati dall’amministrazione a spostarsi in prossimità del confine per essere pronti al momento della riapertura - di lasciare Gaza. Stasera però il posto di frontiera era ancora chiuso, forse anche per l’opposizione di Hamas a consentire la fuga. Domani quindi Blinken andrà al Cairo, per cercare di risolvere questo problema e discutere le iniziative egiziane per la liberazione degli ostaggi.