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Hamas in Libano, Osama Hamdan: “L’Iran è con noi, la guerra può allargarsi. Smantelleremo Israele”

Intervista a uno dei quattro funzionari del gruppo nella roccaforte di Hezbollah. “Non ci sarà uno scambio di prigionieri fino a quando Israele non cesserà gli attacchi. Non negozieremo sotto il fuoco”
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HARET HREIK (BEIRUT) — Osama Hamdan l’ha vista nascere, Hamas. Fa parte dell’organizzazione armata palestinese fin dagli anni ’90, ha lavorato nell’ufficio di Teheran e oggi è uno dei quattro alti funzionari del gruppo a Beirut, il Politburo libanese. Lo incontriamo nel suo ufficio a Haret Hreik, roccaforte di Hezbollah, a Sud. L’ingresso è schermato da un grande cancello di ferro nero, molte telecamere e sicurezza armata. Ci sono le bandiere di Hamas un po’ dappertutto, insieme a quelle palestinesi e al vessillo nero dell’ashura, l’anniversario religioso più importante per gli sciiti.

Usa toni da diplomatico, Hamdan, anche mentre nega che Hamas abbia ucciso i civili. Dice che una guerra regionale che coinvolga gli alleati «è una possibilità reale». Che adesso è chiaro a tutti: la «causa palestinese non è finita».

Ha incontrato il ministro degli Esteri iraniano Amir Abdollahian con gli altri leader dell’Hamas libanese, Ali Barake, Saleh Arouri, Ahmad Abdel Hadi. Di cosa avete dis…

HARET HREIK (BEIRUT) — Osama Hamdan l’ha vista nascere, Hamas. Fa parte dell’organizzazione armata palestinese fin dagli anni ’90, ha lavorato nell’ufficio di Teheran e oggi è uno dei quattro alti funzionari del gruppo a Beirut, il Politburo libanese. Lo incontriamo nel suo ufficio a Haret Hreik, roccaforte di Hezbollah, a Sud. L’ingresso è schermato da un grande cancello di ferro nero, molte telecamere e sicurezza armata. Ci sono le bandiere di Hamas un po’ dappertutto, insieme a quelle palestinesi e al vessillo nero dell’ashura, l’anniversario religioso più importante per gli sciiti.

Usa toni da diplomatico, Hamdan, anche mentre nega che Hamas abbia ucciso i civili. Dice che una guerra regionale che coinvolga gli alleati «è una possibilità reale». Che adesso è chiaro a tutti: la «causa palestinese non è finita».

Ha incontrato il ministro degli Esteri iraniano Amir Abdollahian con gli altri leader dell’Hamas libanese, Ali Barake, Saleh Arouri, Ahmad Abdel Hadi. Di cosa avete discusso?

«Dei massacri compiuti dagli israeliani a Gaza, oltre 1.500 morti palestinesi, e delle azioni da intraprendere. La comunità internazionale comincia a realizzare che la causa palestinese è ancora viva e che tutto quello che è stato detto su una soluzione politica, su un accordo, è finito. Gli americani pensavano di averla chiusa: gli israeliani avrebbero ripreso il controllo di tutta l’area C, costruito nuovi insediamenti in Cisgiordania, cacciato i palestinesi, giudaizzato tutta la città di Al Quds (Gerusalemme, ndr.). Nessuna proposta su uno Stato palestinese da Biden e Blinken. Ad Abbas gli hanno promesso il G5 e che avrebbero continuato a finanziarlo se l’Anp avesse svolto il suo compito, cioè garantire la sicurezza di Israele. Ora hanno capito che le causa palestinese è tutt’altro che morta. Libereremo la nostra terra e tutti i circa 5 mila prigionieri palestinesi in Israele».

L’obiettivo quindi era far saltare il negoziato con i sauditi?

«Se Usa e Israele avessero convinto la comunità internazionale che la causa palestinese è finita, la normalizzazione sarebbe andata avanti. Perché normalizzate le relazioni con Israele? La sua economia è falsa, fondata su soldi europei e americani. Se parliamo di sicurezza, ora è chiaro a tutti che Israele non può garantire neppure la propria di sicurezza».

Uccidere civili è legittimo?

«Non ditemi che quei soldati che uccidono la nostra gente sono civili o stranieri. Sono soldati dell’esercito israeliano e verranno trattati come prigionieri di guerra».

Noa Argamani, 26 anni, cittadina sino-israeliana, presa in ostaggio mentre partecipava a una festa: un soldato anche lei?

«Ci sono 500 palestinesi che hanno anche cittadinanza americana uccisi a Gaza, nessuno si è preoccupato della loro sorte. Shireen Abu Akleh, la conosce? Giornalista palestinese uccisa dagli israeliani. Gli americani non hanno fatto niente».

Sono stati i primi a chiedere una indagine indipendente.

«E quale è stato il risultato? Niente. C’è un doppio standard. Non ci sono prove di morti alla festa di cui parla. È una storia raccontata solo dagli israeliani. Il nostro obiettivo era attaccare i militari. Incluso il quartier generale della brigata di Gaza. I civili non erano un obiettivo. Forse c’è stato qualche incidente, ma non erano un obiettivo».

Cos’erano, danni collaterali?

«Succede, sfortunatamente».

Prova rammarico per le vittime?

«Provo rammarico per le 40 persone della mia famiglia uccise a Gaza».

Israele ha dato 24 ore ai civili per evacuare verso il Sud della Striscia. Hamas favorirà gli spostamenti?

«Il 70% dei palestinesi a Gaza sono già rifugiati. Non si muoveranno se non per tornare nei villaggi che sono stati sottratti loro nel 1948. Stanno cercando di usare le Nazioni Unite per spostali dal Nord al Sud di Gaza. Non succederà».

Cosa sta facendo Hamas a Gaza per proteggere i civili?

«È compito della comunità internazionale proteggere i palestinesi riconoscendo che sono sotto occupazione. Noi difendiamo la nostra gente contro l’occupazione. Ci stiamo preparando alla battaglia».

Hamas è disposta a negoziare per rilasciare gli ostaggi?

«Non sono ostaggi, sono prigionieri di guerra. Non credo che ci sarà uno scambio di prigionieri fino a quando Israele non cesserà gli attacchi. Non negozieremo sotto il fuoco».

C’è la possibilità che il conflitto si allarghi oltre Gaza, verso una guerra regionale?

«Ci sono chance reali che questo accada. L’America vuole la guerra. Vogliono finire Hamas per finire la causa palestinese, così la normalizzazione va avanti e Israele diventa il poliziotto del Medio Oriente. Questo voleva dire Netanyahu con “cambierò il Medio Oriente”. Ma i palestinesi combatteranno. E se gli americani si uniscono agli attacchi contro di noi, l’Asse della Resistenza reagirà».

Che ruolo ha l’Iran?

«L’Iran sostiene la causa palestinese da 40 anni e sta portando il suo supporto a un livello superiore».

Ha parlato di una soluzione politica alla questione palestinese. Quale? Hamas non ha mai accettato la formula dei due Stati.

«Dobbiamo parlare della fine dell’occupazione. Non provate a convincerci a riconoscere Israele perché l’autorità palestinese l’ha fatto e cosa ne è venuto? Nulla. Implementate le risoluzioni internazionali, respingete indietro gli israeliani».

Hamas vuole cancellare Israele?

«C’è una differenza tra lo Stato di Israele e gli ebrei. Noi crediamo che lo Stato di Israele, come Stato, non è accettabile, sono occupanti. Gli ebrei hanno il loro diritto di essere ebrei. Ma la terra era Palestina e sarà Palestina. Non stiamo parlando di eliminare le persone, ma di smantellare lo Stato di Israele. Vogliamo uno Stato palestinese. E non siamo noi a dover trovare una soluzione per gli occupanti».

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