Polonia al voto, parla Agnieszka Holland la regista odiata dalla destra: “Non siamo più una democrazia compiuta”
dalla nostra inviata Tonia Mastrobuoni(Reuters)
VARSAVIA – Il suo ultimo film sulle atrocità commesse contro i profughi al confine tra Bielorussia e Polonia, Il confine verde, ha scioccato Venezia. E in patria la grande regista polacca Agnieszka Holland è stata subissata di insulti dal governo e travolta da una campagna d’odio talmente feroce che non osa più tornare. Nei giorni scorsi, per paura di subire violenze, ha persino rifiutato una laurea honoris causa a Lodz. Per quest’intervista con Repubblica, Holland si è collegata via zoom da Parigi, dove vive la maggior parte del tempo. E la regista spiega perché la Polonia non è più una democrazia compiuta e rischia di separarsi dall’Europa, perché ha girato un manifesto contro il razzismo e perché i populisti sono dei “pericolosi ciarlatani”.
VARSAVIA – Il suo ultimo film sulle atrocità commesse contro i profughi al confine tra Bielorussia e Polonia, Il confine verde, ha scioccato Venezia. E in patria la grande regista polacca Agnieszka Holland è stata subissata di insulti dal governo e travolta da una campagna d’odio talmente feroce che non osa più tornare. Nei giorni scorsi, per paura di subire violenze, ha persino rifiutato una laurea honoris causa a Lodz. Per quest’intervista con Repubblica, Holland si è collegata via zoom da Parigi, dove vive la maggior parte del tempo. E la regista spiega perché la Polonia non è più una democrazia compiuta e rischia di separarsi dall’Europa, perché ha girato un manifesto contro il razzismo e perché i populisti sono dei “pericolosi ciarlatani”.
Holland, la Polonia si può considerare ancora una democrazia?
“Io la chiamerei una democrazia ibrida. Ha elementi di democrazia, ma senza la logica democratica. Siamo ancora nel limbo. Se Diritto e Giustizia perde finalmente le elezioni saremo ancora in grado di rimettere insieme i pezzi, di ricostruire le istituzioni più importanti. Se invece governerà di nuovo, e ormai lo dicono senza pudore, anche quel residuo di parvenza democratica sarà spazzato via. E i destini della Polonia si separeranno sempre più da quelli dell’Europa”.
Cioè lei pensa che la Polonia uscirà dalla Ue se rivince Diritto e Giustizia?
“Anche se non usciranno dall’Unione europea, continueranno a essere un vulnus talmente enorme che se l’Europa lo accetterà ne sarà avvelenata, ne sarà spezzata nella sua integrità”.
Ma non sarebbe tragico per i polacchi uscire dalla Ue?
“Assolutamente. Gli anni nella Ue sono stati i nostri migliori in 300 anni. E rischiano di essere distrutti per la megalomania, la stupidità e la follia di alcuni personaggi politici. È già successo nella storia. È il nostro gene dell’autodistruzione. È tragico”.
Il ministro della Giustizia Zbigniew Ziobro l’ha accusata di fare “propaganda nazista” ma anche di essere una “stalinista”. In che senso?
“Ormai è sparita qualsiasi forma di coerenza intellettuale. Ormai i politici di destra ti buttano addosso parole a caso. Sono stata paragonata a Stalin, Hitler, Putin, Riefenstahl. Hanno attaccato mio padre definendolo uno stalinista, un assassino, un traditore della patria. È antisemitismo mascherato. Anche quando dicono che io non sono polacca. È abominevole. Penso anche che sia pericoloso, io ho paura per la mia vita adesso. E se qualche fanatico di Diritto e Giustizia crede davvero che io sia un mostro?”.
Ma suo padre, Henryk Holland, è stato un noto eroe antifascista, come fanno ad attaccarlo?
“Sì certo. Le spiego. Mia madre, che era nella resistenza e partecipò all’insurrezione di Varsavia, è ‘giusta tra le nazioni’ per Israele: salvò una famiglia ebraica. In Polonia non la attaccano soltanto perché era cattolica. Mio padre invece era ebreo, aveva 19 anni quando la guerra cominciò. Tra le due guerre la Polonia era molto antisemita, nelle università solo un numero limitato di ebrei era ammesso: avevano posti assegnati, c’era molta segregazione. La Polonia all’epoca era talmente antisemita che non c’è da meravigliarsi che la popolazione non difese gli ebrei quando furono sterminati. Mio padre credeva nel comunismo e andò a Est e si arruolò nell’Armata rossa. Poi tornò in Polonia e scoprì che la sua famiglia era stata sterminata nella Shoah. Dopo la denuncia di Krusciov dei crimini stalinisti divenne molto critico. Talmente critico che il dittatore polacco Gomulka lo fece arrestare e lo accusò di tradimento. Quando lo portarono a casa per perquisirla, mio padre si buttò dalla finestra. Aveva 41 anni. Ma la sua colpa, per i politici attuali, è quella di essere stato ebreo”.
Parte del revisionismo attuale di Diritto e Giustizia e di Kaczynski è raccontare che i polacchi sono “brava gente”, che nessuno collaborò con i nazisti.
“Per loro il patriottismo vuol dire che nessun polacco ha mai commesso nulla di male. È una forma di narcisismo collettivo che consente di presentare i polacchi solo come eroi. Non esiste la complessità, tutto il resto è ‘pedagogia della vergogna’. Cercano di creare una cultura, una letteratura, delle élite tutte loro. E non ha alcun senso. Adesso attaccano i tedeschi, sono il peggior nemico, sono descritti come nazisti pur essendo il nostro più importante partner nella Ue. Perché serve ad attaccare l’opposizione. Il leader dell’opposizione Donald Tusk è continuamente associato alla Germania”.
Il suo magnifico film Il confine verde parla delle continue violenze e del razzismo al confine tra Polonia e Bielorussia da parte delle guardie di frontiera, e delle vistose lesioni del diritto internazionale contro profughi siriani e afghani. Ma nella scena finale si vedono invece migliaia di ucraini accolti ai confini braccia aperte. Abbiamo un problema in Europa di un’accoglienza positiva solo per i bianchi, per i cristiani?
“C’è molto razzismo in Europa. La Shoah è stata il vaccino per molto tempo in Europa contro la discriminazione. Ma quel vaccino non funziona più, ha perso la sua efficacia. Vedo lo stesso germe del razzismo e della discriminazione che sta tornando a infettare il mondo come nelle epoche più buie. In Tunisia chi viene dall’Africa subsahariana viene fatto morire nel deserto. I sauditi ammazzano gli eritrei alla frontiera con le mitragliatrici. La sicurezza non c’entra niente. Quello è odio. È paura. Io sono rimasta scioccata per quello che succede alla frontiera con la Bielorussia non solo perché la Polonia è il mio Paese. Ma perché quello è un laboratorio di violenza e bugie. Se lo Stato consente di violare la legge e usare la violenza contro i migranti, il passo successivo sarà sempre più violenza. Ci sono adesso dei candidati di Konfederacja come Korwin-Mikke che parlano apertamente di uccidere i migranti maschi e rinchiudere le donne in campi di concentramento. E questo razzista siederà probabilmente nel prossimo parlamento. Il leader del partito Bosak ha detto che bisogna affondare le barche dei migranti. E mi pare che il vostro Salvini simpatizzi molto con questi gruppi politici, no? C’è una scena del film in cui un paziente ha uno sfogo con la sua psicologa e urla che non riesce più a dormire, a mangiare, a scopare per gli stronzi razzisti al governo. A Venezia è scoppiato un applauso scrosciante davanti a quella scena”.
Nel film lei racconta anche del lavoro fondamentale delle ong al confine.
“Ci sono tanti che aiutano, tanti che fanno volontariato. Più di quelli che mi sarei aspettata. E non lo fanno sporadicamente, lo fanno da due anni, anche se sono criminalizzati, perseguitati, dipinti come “traditori” e “idioti” dal presidente della Repubblica Duda. E la reazione al mio film è incredibile, in Polonia la gente vuole sapere. La prima settimana i cinema sono stati strapieni, la gente piangeva, si commuoveva, batteva le mani. La seconda settimana anche meglio. Adesso è ancora il film più visto che è molto, in Polonia. E non sa quante lettere ricevo che mi commuovono, mi spezzano il cuore. Il film sta funzionando come una seduta di terapia collettiva”.
La Polonia è stata anche il laboratorio di una forte polarizzazione sfruttata dalle destre. Lo racconta bene anche Anne Applebaum nel suo ultimo libro.
“È l’idea dei romani, divide et impera. Sono così arcaici, così primitivi questi populisti. È deprimente. La modernità per loro è troppo complicata. E quindi semplificano e si pongono come grandi risolutori di problemi. Sono dei pericolosi ciarlatani”.