A Hebron, la terra più calda della Cisgiordania dove è sempre Intifada: “Siamo con Gaza”
di Francesca BorriOra, il Venerdì si prega in ginocchio sulla bandiera di Hamas. Che Hebron fosse il suo bastione, era noto. Ma per la prima volta, gli islamisti non restano sottotraccia. I drappi neri della Jihad vengono subito riarrotolati: ma il corteo a cui tutto il mondo guarda per capire se la West Bank si infiammerà, aprendo un secondo fronte, è tutto verde. Migliaia di militanti, e in mezzo, mimetizzati, decine e decine di miliziani, puntano dritto agli accessi della Città Vecchia, in cui incuneati tra 35mila palestinesi, vivono circa 600 coloni. Cominciano bruciando copertoni. Per impedire all'IDF, che sta di là dal muro di fumo nero, di sparare: di qua, è pieno di bambini.
Sono due strade parallele. E in ognuna, si fa a turno. Gli shabab, i combattenti, sbucano dalle traverse laterali, tirano pietre con le fionde, e dopo un po', tornano indietro in ambulanza: l'IDF calibra la mira con i droni. E abbatte tutti. Ma è una staffetta. Per tutto il pomeriggio. Colpito uno, avanti un altro. Perché s…
Ora, il Venerdì si prega in ginocchio sulla bandiera di Hamas. Che Hebron fosse il suo bastione, era noto. Ma per la prima volta, gli islamisti non restano sottotraccia. I drappi neri della Jihad vengono subito riarrotolati: ma il corteo a cui tutto il mondo guarda per capire se la West Bank si infiammerà, aprendo un secondo fronte, è tutto verde. Migliaia di militanti, e in mezzo, mimetizzati, decine e decine di miliziani, puntano dritto agli accessi della Città Vecchia, in cui incuneati tra 35mila palestinesi, vivono circa 600 coloni. Cominciano bruciando copertoni. Per impedire all'IDF, che sta di là dal muro di fumo nero, di sparare: di qua, è pieno di bambini.
Sono due strade parallele. E in ognuna, si fa a turno. Gli shabab, i combattenti, sbucano dalle traverse laterali, tirano pietre con le fionde, e dopo un po', tornano indietro in ambulanza: l'IDF calibra la mira con i droni. E abbatte tutti. Ma è una staffetta. Per tutto il pomeriggio. Colpito uno, avanti un altro. Perché sei qui?, chiedi a uno. E ti dice: perché Wael è stato ferito alla spalla, e corre via. Pensi abbia frainteso la domanda, e quindi riprovi. Perché sei qui?, chiedi a un altro. Perché Hassan è stato ferito alla testa.
E' la fanteria di Hamas, che si lancia all'attacco anche se davanti non ha che fumo nero. E che pensi di questi giorni?, chiedi. La risposta è sempre la stessa: Allah Akbar.
Vengono uccisi in due, alla fine, ma non fa neppure notizia. Su Telegram, per Hamas non sono che un paio di righe.
D'altra parte, è da tempo che qui non si è che oggetti. Con i suoi 250mila abitanti, Hebron è la principale città della West Bank, e soprattutto, la più contesa, perché è la città di Ma'arat HaMachpelah, le Tombe dei Patriarchi - che per i musulmani sono invece la Moschea di Abramo. E' qui che negli anni '70 sono comparsi i primi coloni. Sulla collina di Kyriat Arba. Dove oggi vive Itamar Ben-Gvir, il ministro alla Sicurezza che fu esonerato dalla leva perché troppo estremista.
A Oslo Hebron è stata divisa in un'area H1 sotto controllo palestinese, e un'area H2 sotto controllo israeliano: e da allora, ci si dà appuntamento vicino a un numero, qui, il checkpoint 55, il checkpoint 56 – sono 28 in tutto, più 80 altre barriere di vario tipo – e in realtà, si è un numero, perché entra solo chi è registrato - anche in momenti normali: i palestinesi non hanno un nome, ma un codice.
A Hebron è sempre Intifada. Ogni famiglia ha un walkie talkie che ogni mezz'ora aggiorna su scontri, accoltellamenti, incidenti di ogni tipo. Nessuno si chiede chi sia il morto: tutti si chiedono quale sarà la reazione - dove sarà il morto successivo.
E questa è l'unica cosa che israeliani e palestinesi, qui, hanno in comune.
Non da adesso. Da trent'anni.
Eppure, il corteo segue il percorso di ogni Venerdì. La Città Vecchia ha molte strade di accesso. E alcune, sono dietro il muro di fumo: Hamas potrebbe assaltare l'IDF a tenaglia, e assediare i coloni. E con gli M16: non con le fionde. La tensione è a mille, inizia a girare il video di un colono che a Tuwani, qui vicino, spara a sangue freddo a un palestinese, con un soldato che guarda e non interviene, poi un altro video, a Hizma, con un colono che investe più volte il cadavere di un palestinese, e un altro, con Itamar Ben-Gvir che distribuisce armi, e poi un altro, e un altro ancora: e tutto si amplifica. Ma è in larga parte eco. Non realtà. Sul terreno, alla fine, non è battaglia. E mentre sono tutti davanti alla Città Vecchia, gli israeliani setacciano il resto di Hebron e arrestano 29 tra i most wanted di Hamas. E quindi?
"Perché prima vogliamo garanzie da Hamas. Prima vogliamo discutere la guida di questa Intifada. Formare un direttivo, come per le altre. Decidere come si decide. Perché sarà lunga, e sarà dura", dice Issa Amro, 43 anni, icona degli attivisti: tra Israele e l'Autorità Palestinese, è finito in carcere 207 volte - o forse 208, dice: non ricorda. "Ma non c'è dubbio: questa è già un'Intifada. La West Bank è già con Gaza", dice. "Un'Intifada non significa che ognuno spara. Significa che ognuno fa il suo".
Ed è così che questo Venerdì tanto atteso trae molti in inganno. Perché in realtà, la West Bank si incendia la sera, quando tanti contano morti e feriti, e concludono che tutto sommato, non è successo niente di speciale. Dopo ore di brevi incursioni contro gli insediamenti un po' ovunque, una granata lì, una molotov qui, l'IDF è costretto a invadere Jenin, Nablus, Tulkarem, Qalandia, Betlemme: tutte le maggiori città, tutte insieme.
Non era mai capitato.
E in tutte si combatte strada a strada fino all'alba.
Solo Hebron è tranquilla. All'una, la Città Vecchia ha una luce gialla e sinistra. Non c'è nessuno. O meglio: c'è solo l'esercito. Che è a ogni angolo. Letteralmente. Dietro ogni finestra. In genere, gli uomini stanziati a difesa dei 600 coloni sono circa 2mila - per intenderci: a Jenin, nell'attacco del 3 luglio, quello di tre giorni, erano mille. Quanti saranno adesso? E tutta la West Bank è così. L'esercito presidia tutte le strade. Tutte. Nessuna esclusa.
A un tratto, rimbombano fucilate. Sono i palestinesi. Che da lontano, dai dintorni, sparano in direzione degli insediamenti. Come a dire: Siete nel mirino. Un soldato guarda nervoso verso la notte nera. "E' la West Bank a bloccarci. Non il contrario".