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Polonia, il giorno delle elezioni. In gioco governo e futuro dell’Europa

Krzysztof Bosak, leader della Coalizione civica, raggruppamento di estrema destra

 
Urne aperte fino alle 21, un voto cruciale per il Paese ma anche per gli equilibri dell’Unione Europea. L’ombra dell’ultradestra. Dalle 21 exit poll e risultati su Repubblica
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VARSAVIA – Milosz Hodun non dorme da giorni. Ha passato le ultime ore di campagna elettorale a volantinare di notte davanti alle fabbriche di Poznan, poi ha preso un treno all’alba ed è tornato a Varsavia. Hodun voterà oggi insieme a 29 milioni di concittadini polacchi. Ma il giovane direttore del think tank Project Polska dovrà aspettare la chiusura dei seggi alle 21 di stasera per i primi exit poll. E notte fonda per le prime proiezioni credibili.

“E’ una giornata fondamentale per il destino della Polonia” ci dice, sorseggiando un caffè a due passi dal suo seggio.

I risultati più affidabili arriveranno lunedì, ma bisognerà attendere martedì per registrare quelli dei polacchi all’estero: 600mila cittadini che stanno confluendo in queste ore nelle ambasciate, nei consolati e nei seggi organizzati in tutto il mondo. Nella piccola Islanda, per dire, ce ne sono tre. Altri 370mila polacchi hanno chiesto di votare fuori dalla loro sede di residenza. E Hodun, che milita per i liberali…

VARSAVIA – Milosz Hodun non dorme da giorni. Ha passato le ultime ore di campagna elettorale a volantinare di notte davanti alle fabbriche di Poznan, poi ha preso un treno all’alba ed è tornato a Varsavia. Hodun voterà oggi insieme a 29 milioni di concittadini polacchi. Ma il giovane direttore del think tank Project Polska dovrà aspettare la chiusura dei seggi alle 21 di stasera per i primi exit poll. E notte fonda per le prime proiezioni credibili.

“E’ una giornata fondamentale per il destino della Polonia” ci dice, sorseggiando un caffè a due passi dal suo seggio.

I risultati più affidabili arriveranno lunedì, ma bisognerà attendere martedì per registrare quelli dei polacchi all’estero: 600mila cittadini che stanno confluendo in queste ore nelle ambasciate, nei consolati e nei seggi organizzati in tutto il mondo. Nella piccola Islanda, per dire, ce ne sono tre. Altri 370mila polacchi hanno chiesto di votare fuori dalla loro sede di residenza. E Hodun, che milita per i liberali, pensa che “molti si sposteranno nelle aree rurali per rafforzare l’opposizione”. Anzi, lo spera: il suo partito fa parte di Piattaforma civica, uno dei due grandi duellanti che si sfidano oggi nelle urne.

Po (Piattaforma civica) è la coalizione guidata dall’ex premier ed ex presidente del Consiglio europeo Donald Tusk. Classe 1957, figlio di un falegname di Danzica, all’opposizione negli anni del comunismo, fu inseguito poi per anni dalle voci sul nonno arruolato volontario nella Wehrmacht. Tusk si è ripresentato alle elezioni per liberare il Paese dalla morsa soffocante di Pis (Diritto e Giustizia), il partito di ultradestra che governa da otto anni la Polonia e che ha smantellato lo stato di diritto e perseguitato sistematicamente oppositori e minoranze. Per molti il voto di oggi è il più importante dal 1989, dalla caduta del muro di Berlino. Nei sondaggi, Piattaforma civica oscilla intorno al 30-32% e potrebbe incassare circa 150 seggi al Sejm (i seggi totali della Camera bassa sono 460).Tusk ha già dichiarato di voler governare con due alleati: altrimenti non riuscirà a mettere insieme la maggioranza di 230 seggi. Nell’ultimo miglio di campagna elettorale è sembrato quasi fare più campagna elettorale per loro che per Piattaforma civica. E il motivo è semplice: sia la Nuova sinistra capitanata da Wlodzimierz Czarzasty e Robert Biedro? sia i conservatori di Terza via guidati da Szymon Holownia e Wladyslaw Kosiniak-Kamysz sono coalizioni di partiti minori. E in Polonia c’è la soglia di sbarramento dell’8% per le coalizioni (del 5% per i partiti). Milosz Hodun è molto esplicito sull’argomento: “Se la Terza via non entra in Parlamento, Tusk non ha alcuna possibilità di formare un governo”. Nei sondaggi sia Terza via sia la Nuova sinistra oscillano tra l’8 e il 10%.

Che Pis, il partito del padre-padrone della Polonia, Jaroslaw Kaczynski, tema Donald Tusk è palese sia dai toni di una campagna elettorale sporca e fortemente antieuropea, in cui hanno accusato l’ex presidente dei Popolari europei principalmente di non essere un vero polacco, di essere “tedesco” e servo dell’Europa. Prima dell’estate il governo Morawiecki ha persino tentato di istituire una commissione di inchiesta sui legami dei politici con la Russia per bandire gli eventuali colpevoli dalla vita pubblica. Una misura ribattezzata “lex Tusk” perché chiaramente creata per impedirgli di presentarsi alle elezioni. Le proteste sono sfociate in una grande manifestazione di piazza, a giugno, cui hanno partecipato mezzo milione di polacchi. E la legge è stata cassata. Ma il primo ottobre Tusk ha cercato di riunire di nuovo l’opposizione in una seconda manifestazione, la “marcia dei milioni di cuori” che ha raccolto a Varsavia oltre un milione di persone.

Pis è ancora il primo partito nei sondaggi, con il 33-35%, e potrebbe incassare intorno ai 200 seggi. E’ un partito in declino: quattro anni fa era ancora stabilmente sopra il 40%. “Kaczynski farà di tutto per restare al potere”, ragiona Milosz Hodun. “Ma non è un uomo che lo condivide volentieri”. In altre parole, Diritto e giustizia potrebbe tentare la “via berlusconiana”. Convincere, diciamo così, singoli parlamentari dell’ultradestra Konfederacja e Terza via a ingrossare la maggioranza del Pis fino a garantire al partito del governo uscente gli almeno 230 parlamentari necessari per ottenere una maggioranza.
Se il giochino fallirà, se Pis sarà troppo lontana dai 230 seggi, tenterà di convincere Konfederacja a formare un governo. E la Polonia potrebbe svoltare ancora più a destra. Konfederacja è un movimento sedicente libertario. E solo in ambito economico. Principalmente è antisemita, omofobo, antiabortista, antieuropeista. I suoi leader sono Slawomir Mentzen e Krzysztof Bosak: nelle ultime settimane hanno riempito i loro profili Facebook con decine di esternazioni antiucraine. Il movimento pullula di filorussi e monarchici, e la loro crescita nei sondaggi ha già contribuito a spostare il governo Morawiecki su posizioni più critiche verso Kiev.

Nei sondaggi gli estremisti di Konfederacja sono stimati tra l’8 e il 10%, sui giornali finiscono quasi sempre per esternazioni estremiste o gesti eclatanti. C’è chi vorrebbe uccidere i migranti uomini e chiudere le donne in campi di concentramento, come Korwin Mikke, chi, come il leader Bosak, sogna di affondare le barche dei profughi che attraversano il Mediterraneo”. Durante la campagna elettorale un parlamentare di Konfederacja, Grzegorz Braun, è saltato sul palco del Museo storico tedesco nel bel mezzo di un evento. E al grido di “non ci faremo insegnare la storia da tedeschi ed ebrei”, ha sfasciato microfoni e altoparlanti.

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