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Israele-Hamas, la tela di Putin per la mediazione

Il movimento palestinese “accoglie con favore gli sforzi” di Mosca. In settimana possibile incontro in Qatar. Triangolazioni di Lavrov con Egitto e Arabia Saudita. La Russia ha anche presentato una bozza di risoluzione Onu. Ma non ha ancora aperto un canale con Netanyahu
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MOSCA – La crisi in Medio Oriente come opportunità. Vladimir Putin non solo sta approfittando del conflitto tra Israele e Hamas per rilanciare la sua offensiva contro l’Ucraina, ma vuole usare i suoi legami con i vari attori regionali per accreditarsi come mediatore e confermare le sue ambizioni di attore chiave globale.

“La Russia è pronta a coordinarsi con tutti i partner costruttivi. Potremmo aiutare perché abbiamo avuto buoni rapporti con Israele negli ultimi 15 anni e abbiamo tradizionali rapporti con la Palestina. Quindi nessuno sospetterebbe che vogliamo eseguire gli ordini di qualcuno”, ha detto venerdì ricordando inoltre la presenza in Israele di “molti connazionali russi, ex cittadini dell’Unione Sovietica e della Russia”.

L’equilibrio precario di Mosca

Più facile a dirsi che a farsi. La Russia si muove su un equilibrio precario. Se da un lato può vantare un passato di mediazioni intra-palestinesi, storici legami con Hamas e crescenti relazioni con l’Iran e gli Stati arabi, da…

MOSCA – La crisi in Medio Oriente come opportunità. Vladimir Putin non solo sta approfittando del conflitto tra Israele e Hamas per rilanciare la sua offensiva contro l’Ucraina, ma vuole usare i suoi legami con i vari attori regionali per accreditarsi come mediatore e confermare le sue ambizioni di attore chiave globale.

“La Russia è pronta a coordinarsi con tutti i partner costruttivi. Potremmo aiutare perché abbiamo avuto buoni rapporti con Israele negli ultimi 15 anni e abbiamo tradizionali rapporti con la Palestina. Quindi nessuno sospetterebbe che vogliamo eseguire gli ordini di qualcuno”, ha detto venerdì ricordando inoltre la presenza in Israele di “molti connazionali russi, ex cittadini dell’Unione Sovietica e della Russia”.

L’equilibrio precario di Mosca

Più facile a dirsi che a farsi. La Russia si muove su un equilibrio precario. Se da un lato può vantare un passato di mediazioni intra-palestinesi, storici legami con Hamas e crescenti relazioni con l’Iran e gli Stati arabi, dall’altro mantiene un rapporto pragmatico con Israele che, in cambio di una linea aperta di comunicazione e un certo grado di coordinamento in Siria, si è astenuta dall’unirsi alle sanzioni antirusse occidentali o dall’inviare armi avanzate a Kiev.

La Russia sta cercando perciò di presentarsi come neutrale a livello diplomatico, ma finora le sue dichiarazioni – sulla falsariga di quelle cinesi – hanno fatto trapelare una velata critica nei confronti di Israele.

La bozza di risoluzione Onu

Dopo aver bloccato una condanna congiunta dell’attacco di Hamas da parte del Consiglio di sicurezza dell’Onu, allineandosi ancora una volta con Pechino, la Federazione russa ha presentato una bozza di risoluzione che vorrebbe fosse messa ai voti domani lunedì.

Chiede un “cessate il fuoco umanitario, immediato, duraturo e pienamente rispettato” e “condanna fermamente ogni violenza e ostilità contro i civili e ogni atto di terrorismo”. Peccato che non menzioni mai Hamas, l’organizzazione che non riconosce come terroristica e che ha ospitato più volte a Mosca.

Il favore di Hamas

Un approccio che il movimento palestinese apprezza. L’organizzazione – ha detto il capo delle relazioni esterne Ali Baraka a Tass – ha “un alto livello di fiducia nella Russia e nel suo presidente” quindi darebbe “il benvenuto alla mediazione russa nella risoluzione del conflitto”.

La leadership del gruppo – ha aggiunto Baraka – è in costante contatto con Mosca. “Siamo pronti per possibili incontri con i diplomatici russi in uno dei Paesi arabi e accogliamo con favore i loro sforzi”.

Un incontro potrebbe avvenire già questa settimana in Qatar. Almeno così spera il viceministro degli Esteri russo e inviato del Cremlino per il Medio Oriente e l’Africa, Mikhail Bogdanov. “Sarebbe utile per risolvere questioni pratiche, compreso il rilascio degli ostaggi”, ha detto all’agenzia Ria Novosti.

La futura visita di Abu Mazen

Anche il capo della diplomazia Sergej Lavrov si sta dando da fare. In settimana ha ricevuto a Mosca il presidente della Lega Araba, l’ex ministro degli Esteri egiziano Ahmed Abul el-Gheit, e oltre che con Il Cairo sta cercando triangolazioni con Riad.

A Mosca è atteso anche il presidente palestinese Mahmoud Abbas, alias Abu Mazen, che Putin aveva incontrato un anno fa a margine di un vertice regionale in Kazakhstan e ricevuto al Cremlino nel 2021.

“È stato raggiunto un accordo sul fatto che Abbas venga qui a Mosca. Aspettiamo soltanto un comunicato ufficiale del Cremlino sulla data esatta”, ha detto l’ambasciatore palestinese in Russia Abdel Hafiz Nofal.

“Una visita pianificata prima degli ultimi eventi”, ha tenuto invece a precisare il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov aggiungendo che la Russia sta mantenendo contatti con entrambe le parti e intende “continuare ad aiutarle a trovare una soluzione”:

Obiettivo: evitare l’escalation

Mosca, del resto, ha tutto l’interesse a evitare una grave escalation che potrebbe portare a un conflitto aperto tra Iran e Israele perché, come osserva la politologa Tatiana Stanovaja, “potrebbe mettere a repentaglio la presenza consolidata della Russia in Medio Oriente e la sua lunga campagna in corso in Siria. Le basi militari russe in quest’ultimo paese rappresentano un importante snodo, che proietta l’influenza di Mosca in Africa e in Medio Oriente”.

Perciò, conclude Stanovaja, “se alcuni credono che questa guerra potrebbe avvicinare la Russia all’Iran, è più probabile che Mosca mantenga la sua posizione di mediatore, con l’obiettivo di contrastare l’influenza occidentale e interagire come mediatore di pace costruttivo”.

Il silenzio di Putin con Netanyahu

Il problema è che finora Mosca, almeno ufficialmente, ha aperto canali soltanto con il mondo arabo. A dispetto della sua personale relazione, Vladimir Putin è uno dei pochi grandi leader mondiali a non aver mai chiamato Benjamin Netanyahu per presentare le sue condoglianze per le migliaia di israeliani uccisi da Hamas nell’attacco e, stando a Peskov, non ha fissato nessuna telefonata a breve.

“Putin e Netanyahu comunicavano spesso”, ha detto al Wall Street Journal Vera Michlin, ex funzionaria del Consiglio di sicurezza nazionale israeliano e ora ricercatrice del think tank britannico Sympodium. “L’attuale silenzio è sicuramente indicativo di un approccio russo più ampio”.

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