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Russia, parla Lvova-Belova incriminata dall’Aja: “Col Vaticano collaborazione attiva”

La Commissaria per l’infanzia respinge le accuse di “deportazione illegale” di bambini ucraini. Rispondendo a Repubblica, conferma la mediazione del Qatar per il ricongiungimento di quattro minori con le loro famiglie. “Ma con Zuppi non abbiamo ancora deciso un nuovo incontro”
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MOSCA - Maria Lvova-Belova ribatte alle accuse con altre accuse. Sotto mandato d’arresto dalla Corte internazionale penale, insieme al presidente russo Vladimir Putin, per “deportazione illegale” in Russia di migliaia di bambini ucraini, la Commissaria presidenziale per i diritti dei bambini trentottenne rigetta non solo l’incriminazione dell’Aja, ma anche i resoconti dei media internazionali.



La replica di Lvova-Belova alle accuse


“Non abbiamo deportato nessuno, ma accolto. Non diamo in adozione i bambini proveniente dalle zone dell’operazione militare speciale, ma in affido. E non li chiamerei bambini ucraini, perché provengono dalle nuove regioni che sono entrate a far parte della Federazione Russa con referendum un anno fa e quindi ora sono cittadini russi a tutti gli effetti”, ha detto oggi incontrando media russi e internazionali, tra cui Repubblica, e sostenendo di fare di tutto per favorire la riunificazione delle famiglie divise dal conflitto. Una narrazione che, in lin…

MOSCA - Maria Lvova-Belova ribatte alle accuse con altre accuse. Sotto mandato d’arresto dalla Corte internazionale penale, insieme al presidente russo Vladimir Putin, per “deportazione illegale” in Russia di migliaia di bambini ucraini, la Commissaria presidenziale per i diritti dei bambini trentottenne rigetta non solo l’incriminazione dell’Aja, ma anche i resoconti dei media internazionali.



La replica di Lvova-Belova alle accuse


“Non abbiamo deportato nessuno, ma accolto. Non diamo in adozione i bambini proveniente dalle zone dell’operazione militare speciale, ma in affido. E non li chiamerei bambini ucraini, perché provengono dalle nuove regioni che sono entrate a far parte della Federazione Russa con referendum un anno fa e quindi ora sono cittadini russi a tutti gli effetti”, ha detto oggi incontrando media russi e internazionali, tra cui Repubblica, e sostenendo di fare di tutto per favorire la riunificazione delle famiglie divise dal conflitto. Una narrazione che, in linea con la propaganda moscovita, prova ancora una volta a ribaltare i capi di accusa dell’Aja.



I ricongiungimenti delle famiglie ucraine


Secondo la moglie del presidente ucraino Volodymyr Zelensky, Olena Zelenska, più di 19mila bambini ucraini sono stati trasferiti o portati con la forza in Russia o nelle regioni annesse; di questi soltanto 386 sono stati riportati in Ucraina.

Affermazioni respinte da Lvova-Belova. “Non ci sono decine, tanto meno centinaia di migliaia di bambini deportati e detenuti in Russia”, ha replicato controbattendo: “Non ci sono migliaia di bambini. Zelensky non ha nomi, questo è solo un mito, è molto facile confermarlo. Su questa menzogna si basano le decisioni della Corte penale internazionale e la massiccia campagna di disinformazione lanciata dal regime ucraino, che specula sui bambini. E la scelta spetta a voi: potete dire la verità oppure partecipare a una campagna per promuovere falsità e disinformazione”.

Secondo i suoi dati, fino ad oggi, 35 bambini di 24 famiglie sono stati riuniti ai loro parenti in Ucraina o in altri Paesi. E sono in fase di elaborazione altre 32 richieste di ricongiungimento attraverso un canale di comunicazione congiunto con l’Ucraina e insieme al Comitato internazionale della Croce Rossa.

“In un mese o due di solito è possibile raggiungere un accordo su tutte le questioni. Nell’interazione con la parte ucraina, i confini russo-lettone e russo-estone vengono spesso utilizzati per il ricongiungimento familiare”, ha spiegato Lvova-Belova.

La Commissaria sostiene anche che, dei 2.360 bambini ucraini trasferiti in Crimea, a oggi sia rimasto soltanto un adolescente di 17 anni che studia all'università e, su richiesta dei suoi genitori, rimane in Russia. “Mi sembra che questa pagina possa già essere chiusa”.

La mediazione del Vaticano

Diversi mediatori, ha ammesso Lvova-Belova, stanno cercando di facilitare i ricongiungimenti, a partire dal Vaticano. “Stiamo collaborando davvero in maniera molto attiva. Sono grata al Vaticano per l’attenzione a questo tema”, ha detto Lvova-Belova rispondendo a una domanda di Repubblica sull’incontro che si è tenuto lo scorso giugno con il cardinale Matteo Zuppi.

Quanto alla possibilità di un nuovo faccia a faccia a margine della seconda annunciata missione dell’inviato del Papa a Mosca, “la questione – ha detto Lvova-Belova – non è ancora stata studiata a fondo. Ma spero tanto che la nostra collaborazione sia efficace”.


L'accordo con il Qatar

C’è poi il Qatar che proprio oggi ha dichiarato di aver favorito il ritorno alle loro famiglie ucraine di quattro bambini che si trovavano in territorio russo: un bambino di 7 anni che si è riunito con la nonna, due bambini di 2 e 9 anni e una diciassettenne. Una “svolta decisiva” e un “gesto di buona volontà” da parte della Russia, ha sottolineato il ministero degli Esteri del Qatar.

Sollecitata da “Repubblica”, Lvova-Belova non ha voluto dare dettagli sull’accordo, ma ha elogiato il ruolo di “mediatore” del Qatar che “partecipa attivamente al tema della riunificazione”, in particolare per quanto riguarda il “processo di ricongiungimento dei bambini” augurandosi che “la collaborazione continui”.

“Non sono per niente indifferenti nei confronti del processo, stanno cercando di entrare più possibile nel merito di tutti i dettagli e stanno partecipando a tutto”, ha confermato.

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