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Gaza, la denuncia della cooperante italiana ora irreperibile: “Il governo non ha organizzato nessun corridoio di sicurezza per noi”

Le comunicazioni con Giuditta Brattini, volontaria nella Striscia per l’associazione Gazzella, si sono interrotte. La presidente della Ong: “Nessuna informazione da ministero o altre autorità italiane per capire se i nostri connazionali che erano lì per motivi umanitari verranno tutelati”
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“Il governo italiano non ha organizzato alcun corridoio di sicurezza per i cooperanti internazionali, è vergognoso”, denunciava 24 ore fa la veronese Giuditta Brattini, volontaria dell’associazione Gazzella a Gaza e da ieri irreperibile a causa della mancanza di connessione e corrente a seguito dei bombardamenti israeliani.

Per spiegare la vicenda tocca fare un passo indietro. Brattini è arrivata nella Striscia un mese fa; con i contributi della Chiesa Valdese e la consulenza di Banca Etica la piccola associazione nata nel 2001 finanzia le adozioni a distanza dei bambini palestinesi feriti da armi da guerra. Periodicamente i volontari di Gazzella, in collaborazione con le Ong del posto, verificano che effettivamente le adozioni seguano il percorso prestabilito. Poi dopo gli atti terroristici di Hamas del 7 ottobre la situazione è precipitata, cominciata la risposta di Israele Brattini è riuscita ad evacuare assieme a un convoglio di Medici senza frontiere arrivando al campo prof…

“Il governo italiano non ha organizzato alcun corridoio di sicurezza per i cooperanti internazionali, è vergognoso”, denunciava 24 ore fa la veronese Giuditta Brattini, volontaria dell’associazione Gazzella a Gaza e da ieri irreperibile a causa della mancanza di connessione e corrente a seguito dei bombardamenti israeliani.

Per spiegare la vicenda tocca fare un passo indietro. Brattini è arrivata nella Striscia un mese fa; con i contributi della Chiesa Valdese e la consulenza di Banca Etica la piccola associazione nata nel 2001 finanzia le adozioni a distanza dei bambini palestinesi feriti da armi da guerra. Periodicamente i volontari di Gazzella, in collaborazione con le Ong del posto, verificano che effettivamente le adozioni seguano il percorso prestabilito. Poi dopo gli atti terroristici di Hamas del 7 ottobre la situazione è precipitata, cominciata la risposta di Israele Brattini è riuscita ad evacuare assieme a un convoglio di Medici senza frontiere arrivando al campo profughi dell’Urnwa – agenzia dell’Onu – a Khan Yunis. Dove nel giro di 24 ore sono arrivate 15 mila persone, un vero e proprio esodo.


"Noi internazionali siamo una quarantina, al nostro console a Gerusalemme gli israeliani hanno risposto ‘war is war’, cioè siamo abbandonati al nostro destino e ci prendiamo quel che sta arrivando – raccontava sempre ieri – Qui stiamo vedendo scene drammatiche, da due notti dormiamo per terra assieme a famiglie, disabili, bambini. L’Italia ha organizzato i voli militari per riportare a casa i pellegrini, ma a popolazione civile e volontari non sta pensando nessuno”.


La presidente dell’associazione Francesca Bettini oggi conferma: “Le comunicazioni con Brattini si sono interrotte, ora dovrebbe essere a Rafah in attesa di uscire ma non riusciamo a capire se effettivamente è stato aperto un valico per chi fugge dalle bombe con l’Egitto, dai media arrivano informazioni discordanti. Però non abbiamo ricevuto né una telefonata né un cenno dal ministero o da qualche altra autorità per capire se i nostri connazionali che erano lì per motivi umanitari verranno tutelati”.

Proprio stamani il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha spiegato che “speriamo di far uscire dalla Striscia di Gaza i 10-12 italiani che vivevano lì”, ma è un caso diverso rispetto a quello dei cooperanti e volontari, il cui numero non sembra essere stato ancora quantificato.

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