Sderot svuotata, così l’esercito israeliano vuole sradicare Hamas dal Nord di Gaza
dal nostro inviato Daniele RaineriTEL AVIV — Sulla strada che passa fuori Sderot sono fermi quattro camion con pianali che trasportano ciascuno un bulldozer corazzato. Sono i mezzi che staranno davanti ai soldati israeliani durante l’assalto alla Striscia di Gaza per buttare giù le barricate, entrare nei vicoli, sfondare cancelli e saracinesche, passare sopra le mine e incassare senza soffrire troppo i colpi di fucile. In teoria sono il simbolo dell’invasione imminente che dovrebbe sradicare Hamas dalla Striscia di Gaza secondo le dichiarazioni dei vertici dell’esercito, in pratica sono un’avanguardia che andrà a ficcarsi per prima in un’operazione dove le incognite superano di molto le certezze.
Alla destra dei bulldozer c’è la curva che porta verso Sderot, la stessa discesina che una settimana fa le squadre di Hamas hanno imboccato mentre andavano a razziare il Sud del Paese e fare strage di ebrei. Che l’operazione del gruppo palestinese, per quanto sofisticata e studiata a lungo, abbia avuto più successo di qu…
TEL AVIV — Sulla strada che passa fuori Sderot sono fermi quattro camion con pianali che trasportano ciascuno un bulldozer corazzato. Sono i mezzi che staranno davanti ai soldati israeliani durante l’assalto alla Striscia di Gaza per buttare giù le barricate, entrare nei vicoli, sfondare cancelli e saracinesche, passare sopra le mine e incassare senza soffrire troppo i colpi di fucile. In teoria sono il simbolo dell’invasione imminente che dovrebbe sradicare Hamas dalla Striscia di Gaza secondo le dichiarazioni dei vertici dell’esercito, in pratica sono un’avanguardia che andrà a ficcarsi per prima in un’operazione dove le incognite superano di molto le certezze.
Alla destra dei bulldozer c’è la curva che porta verso Sderot, la stessa discesina che una settimana fa le squadre di Hamas hanno imboccato mentre andavano a razziare il Sud del Paese e fare strage di ebrei. Che l’operazione del gruppo palestinese, per quanto sofisticata e studiata a lungo, abbia avuto più successo di quel che era stato preventivato si spiega con un fatto: in quelle ore gli uomini di Hamas sarebbero potuti arrivare fino a Tel Aviv e a Gerusalemme con un paio di macchine cariche di volontari suicidi e quindi riscuotere un successo operativo ancora più spaventoso, e invece non l’hanno fatto perché credevano che gli israeliani sarebbero stati più pronti a reagire con posti di blocco e aviazione. Ma quello è il passato di una settimana fa.
Alla sinistra dei cingolati c’è la Striscia di Gaza. Da lì, da Ovest, arriva ogni pochi secondi il rumore delle bombe e dei colpi d’artiglieria israeliani che stanno facendo un disastro: secondo il ministero della Sanità controllato da Hamas i morti sono arrivati a 2.700 e tra loro ci sono centinaia di bambini. Secondo l’esercito israeliano, gli sfollati da Nord a Sud sono 600mila. Il fuoco serve a smantellare le posizioni di Hamas e a uccidere i suoi comandanti – ieri Bilal al Kedra e Muataz Eid – ma la Striscia è intricata e dire dove finisce una postazione di combattimento e dove inizia una costruzione civile non è possibile. Per questo da venerdì gli israeliani stanno cercando di spingere tutta la popolazione del nord di Gaza – inclusa l’area più densa: Gaza City – verso sud.
Il piano potrebbe essere conquistare soltanto la metà Nord della Striscia e relegare Hamas in quella Sud e quindi non provare a prendere tutto il territorio, secondo fonti militari del New York Times confermate in modo indiretto dal ministro della Difesa, Yoav Gallant, che ieri tra le altre cose ha detto: «Chi attacca Israele deve sapere che perderà territorio». Restringere la Striscia costringerebbe gli uomini di Hamas in un territorio più piccolo e quindi più controllabile, li allontanerebbe assieme ai loro razzi dalle città israeliane più grandi nel sud come Ashdod e Ashkelon – che oggi hanno soltanto pochi secondi di preavviso quando partono i lanci dalla Striscia – e farebbe nascere una zona cuscinetto. C’è anche l’idea di consegnare Gaza City al controllo dell’Autorità nazionale palestinese, che però in molti considerano corrotta e complice di Israele. L’Anp si è già fatta cacciare una volta da Gaza nel 2007, proprio da Hamas. Ma questo è uno scenario per il futuro, adesso c’è il conflitto. La richiesta di evacuazione da parte degli israeliani ha funzionato e almeno seicentomila palestinesi hanno lasciato il Nord della Striscia, incentivati anche dal fatto che il governo israeliano ha riaperto le condutture dell’acqua nel sud dopo sei giorni di blocco.
Sderot per la prima volta nella storia di Israele è stata evacuata. Su un marciapiede otto lavoratori edili cinesi che non parlano una parola di una lingua che non sia il cinese spiegano che la loro compagnia gli ha detto di obbedire all’ordine di evacuazione generale perché la situazione è troppo pericolosa. Fra i palazzi però qualcuno rimane e dice che un venti per cento degli abitanti ha scelto di ignorare l’evacuazione. Sagalit dice a Repubblica che è pronta a restare chiusa in casa tutto l’inverno, perché tanto i razzi arrivano anche nel resto d’Israele, con le sue tre figlie che devono andare dal terapista perché una settimana fa hanno visto da vicino quello che hanno fatto gli uomini di Hamas vicino alla stazione di polizia. Sono vive, ma ancora terrorizzate. Ezekiel, che arriva dalla Russia e ha cinquant’anni, dice che non vuole andarsene per una questione di principio: «È come quando ti attacca un cane, non devi fargli vedere che hai paura».