Elezioni in Polonia, vince l’opposizione europeista di Tusk: “Ora la riconciliazione con l’UE”. Il leader di ultra-destra: “Fallimento”
dalla nostra inviata Tonia MastrobuoniVARSAVIA – “Poland is back!”, la Polonia è tornata. Lo spoglio è lento, la notte è lunga, ma Roman Giertych ne è certo: “abbiamo la maggioranza”. Lo storico consigliere e avvocato di Donald Tusk ci ha scritto su whatsapp: “sono stato eletto”. E non era facile: era candidato nello stesso collegio del padre padrone della Polonia sovranista, Jaroslaw Kaczynski. Nel pomeriggio, quando lo chiamiamo, il misto di scrutini ed exit poll assegna all’opposizione di Piattaforma civica, Terza via e Sinistra già 249 seggi su 460. “Potremmo arrivare a 250. E con questi numeri per il presidente Duda sarà molto difficile impedirci di fare un governo. Con Tusk comincia una nuova era, quella della riconciliazione con l’Europa, della fine degli insulti alla Germania e del ripristino dello stato di diritto. Viktor Orban sarà ancora più solo”.
L’avvocato simbolo della persecuzione
Giertych è il più famoso avvocato polacco. Ed è diventato un simbolo della persecuzione kaczynskiana. Ex vicepremier e m…
VARSAVIA – “Poland is back!”, la Polonia è tornata. Lo spoglio è lento, la notte è lunga, ma Roman Giertych ne è certo: “abbiamo la maggioranza”. Lo storico consigliere e avvocato di Donald Tusk ci ha scritto su whatsapp: “sono stato eletto”. E non era facile: era candidato nello stesso collegio del padre padrone della Polonia sovranista, Jaroslaw Kaczynski. Nel pomeriggio, quando lo chiamiamo, il misto di scrutini ed exit poll assegna all’opposizione di Piattaforma civica, Terza via e Sinistra già 249 seggi su 460. “Potremmo arrivare a 250. E con questi numeri per il presidente Duda sarà molto difficile impedirci di fare un governo. Con Tusk comincia una nuova era, quella della riconciliazione con l’Europa, della fine degli insulti alla Germania e del ripristino dello stato di diritto. Viktor Orban sarà ancora più solo”.
L’avvocato simbolo della persecuzione
Giertych è il più famoso avvocato polacco. Ed è diventato un simbolo della persecuzione kaczynskiana. Ex vicepremier e ministro dei primi governi di Diritto e giustizia, ha scelto poi di andare all’opposizione. Da allora si è scatenata contro di lui una vendetta feroce: il ministro della Giustizia Ziobro ha cercato di accusarlo di corruzione, gli ha infestato il cellulare con lo spyware Pegazus e gli ha scagliato contro un’infamante propaganda. “Volevano trattarmi come in Russia, ma sono troppo stupidi”, ride. “Sono stato assolto da tutti i processi-farsa”. E adesso, per Giertych, è tempo di ricostruire un Paese finito in mille pezzi. “Ma non sarà facile”.
Il fallimento dell’ultradestra
Anzitutto, per il nuovo governo bisognerà aspettare Natale. Il presidente Duda ha dichiarato ieri che seguirà alla lettera la costituzione e darà l’incarico al primo partito: il suo. Diritto e giustizia avrà, in teoria, otto settimane per mettere insieme una maggioranza e un esecutivo: un compito titanico. Già ieri mattina l’alleato naturale del partito di Kaczynski, l’ultradestra Konfederacja, ha tuonato sui social media: mai un governo con il Pis. E il fondatore, Slawomir Mentzen, ha rincarato la dose: lo scarso risultato del 7%, per i libertari neri, “è il mio più grande fallimento”. Game over. A Kaczynski mancano almeno trenta parlamentari per la maggioranza, nessuno crede che possa riuscire a pescarli altrove.
Le donne contro i divieti sull’aborto
A Varsavia, intanto, è piombato l’inverno. Nelle strade spazzate da un vento gelido la gente cammina in fretta. Ma quando la fermiamo, Dorota è felice di appoggiare a terra i sacchi della spesa. “Voglio che anche all’estero si sappia che noi donne abbiamo cambiato il destino della Polonia. Siamo state noi a cacciare questi imbroglioni che hanno vietato l’aborto”. Dorota ha 43 anni e a casa la aspettano due figli adolescenti: “io volevo un futuro migliore per loro, un futuro in Europa. Se Pis avesse continuato a governare, ci avrebbero cacciati”. Ma come milioni di polacchi che finora hanno evitato di festeggiare, Dorota preferisce aspettare i dati definitivi e questo mese di traversata del deserto, finché l’incarico sarà dato a Tusk.
Che le donne e i giovani abbiano contribuito allo straordinario esito delle elezioni di ieri lo confermano anche gli analisti di Visegrad Insight. Wojciech Przybyiski aggiunge che “i temi cruciali che hanno mosso gli elettori sono stati l’aborto e lo stato di diritto, stando alle nostre rilevazioni. Solo il 7% dei polacchi pensava che l’immigrazione fosse un tema importante”. L’argomento su cui Kaczynski ha insistito di più. Peraltro, è stata una campagna elettorale avvelenata da “un contesto intollerante, xenofobo e misogino” e da “attacchi personali e una forte polarizzazione”, secondo l’Osce. Che era in missione in Polonia per osservare il corretto svolgimento del voto. E la capo missione, Pia Kauma, è stata impietosa: “la televisione pubblica ha fatto apertamente campagna per il partito del governo”. Gli spazi concessi all’opposizione, ha aggiunto il collega Pere Joan Pons, “sono stati insufficienti”. Eppure, Davide ha battuto Golia.
L’attivista lgbt: “Ora pensiamo ai diritti”
Mentre sulla capitale cala la sera e lo spoglio è ancora in corso, Bart Staszewski ammette di essere stanco. “Non ho dormito. Ho seguito gli exit poll fino all’alba. E ho parlato tutta la notte con il mio compagno". Per il noto attivista lgbt “la battaglia comincia adesso”. Da uno che è stato dichiarato “nemico del popolo”, riempito di denunce e processi, sembra un po’ paradossale. “Invece è ovvio”, ci spiega. "Se Tusk diventa premier, dovrà correggere il grande errore del 1989. Dopo il comunismo la Polonia è diventata europea ma pensando solo all’economia e dimenticando i diritti. Dobbiamo ricominciare da lì”. E’ allora, dice, che festeggerà davvero il ritorno di un governo europeista in Polonia. Anni fa Staszewski andò a trovare il presidente Duda e finì su tutti i giornali perché all’improvviso tirò fuori le foto di due ragazzi transgender che si erano suicidati. “E anche per loro che dobbiamo riprendere a lottare”.
I dubbi di “Sciopero delle donne”
La battaglia continua anche per le attiviste dello “Sciopero delle donne”. Nella notte elettorale le seguiamo sulla terrazza della loro sede accanto al Parlamento, nel freddo pungente. Saltano, ridono, intonano un unico coro: “Pis: fanculo!”. La madre delle piazze a difesa dell’aborto, Marta Lempart, è stravolta. Anche per lei la cautela è d’obbligo “non sarà facile tornare indietro sull’aborto. Anche nella coalizione di Tusk ci sono degli antiabortisti. La Terza via farà di tutto per impedirlo. Hanno proposto persino un referendum. Una provocazione, un modo per prendere tempo. E intanto le donne continuano a morire”. I festeggiamenti veri, anche su questa terrazza, sono rimandati.