“Non occupate Gaza”. Biden in Israele: una missione contro l’escalation
di Tommaso Ciriaco e dal nostro corrispondente Paolo MastrolilliROMA – NEW YORK — Andare in Medio Oriente per evitare un conflitto regionale, rischiando però di danneggiare l’autorevolezza di Casa Bianca e Usa. È la scelta fatta dal presidente Biden, dopo aver ricevuto l’invito del premier Netanyahu a visitare Israele. La missione inizierà già domani. Biden incontrerà anche il numero uno dell’Autorità nazionale palestinese, Mahmoud Abbas, re Abdallah di Giordania e il presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi, che per sabato ha organizzato una conferenza su Gaza con il segretario generale dell’Onu Guterres.
Ieri mattina Biden ha cancellato il previsto viaggio elettorale in Colorado, per restare a Washington e incontrare i consiglieri per la sicurezza nazionale. Domenica sera, nell’intervista col programma tv 60 Minutes, aveva ribadito che lo Stato ebraico ha il diritto d…
ROMA – NEW YORK — Andare in Medio Oriente per evitare un conflitto regionale, rischiando però di danneggiare l’autorevolezza di Casa Bianca e Usa. È la scelta fatta dal presidente Biden, dopo aver ricevuto l’invito del premier Netanyahu a visitare Israele. La missione inizierà già domani. Biden incontrerà anche il numero uno dell’Autorità nazionale palestinese, Mahmoud Abbas, re Abdallah di Giordania e il presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi, che per sabato ha organizzato una conferenza su Gaza con il segretario generale dell’Onu Guterres.
Ieri mattina Biden ha cancellato il previsto viaggio elettorale in Colorado, per restare a Washington e incontrare i consiglieri per la sicurezza nazionale. Domenica sera, nell’intervista col programma tv 60 Minutes, aveva ribadito che lo Stato ebraico ha il diritto di eliminare Hamas, ma occupare la Striscia sarebbe «un grave errore». È il motivo per cui gli Usa mediano sulle modalità dell’intervento israeliano, affinché sia solo contro i terroristi, e pensano a cosa succederà dopo, perché se Hamas fosse sradicata Gaza rimarrebbe senza governo.
Ieri il Consiglio di sicurezza Onu ha discusso due risoluzioni, una presentata dalla Russia e l’altra dal Brasile, che con linguaggio diverso chiedono di evitare l’escalation e far entrare gli aiuti umanitari. Fonti del Palazzo di Vetro però avvertono che se da un lato l’agenzia Unrwa è pronta a fornire assistenza e gestire strutture come scuole e ospedali, trovare l’intesa su chi potrebbe garantire la sicurezza è più difficile. Nel frattempo anche Mosca, come la Cina, si è inserita nel gioco diplomatico, con le chiamate di Putin a Netanyahu, il leader palestinese Abbas e altri interlocutori.
Il segretario di Stato Blinken ieri è tornato in Israele, per facilitare l’apertura del valico di Rafah, oltre ad evitare l’allargamento del conflitto e favorire la liberazione dei 199 ostaggi di Hamas. Il giorno prima aveva detto che il passaggio tra Gaza e l’Egitto era aperto, per consentire la fuga ai 600 cittadini americani bloccati. Il Cairo però chiede anche l’accesso degli aiuti umanitari, e ieri questo ostacolo non era superato.
Visitando la regione, dove andrà anche il cancelliere tedesco Scholz, Biden darà spinta alle mediazioni frenando l’intervento di terra, che non potrebbe scattare con lui sul terreno. Però non può correre il rischio di fallire, o dare l’impressione che venga solo a schierarsi con Israele per convenienza elettorale.
L’obiettivo di contenere il conflitto è ormai una priorità anche per l’Europa. E per il governo italiano. A Roma si osserva il viaggio di Biden in Medio Oriente come il passaggio chiave per ridurre al massimo l’impatto dell’ingresso israeliano a Gaza. Rispetto agli effetti sui civili e sul fronte della durata, che si spera limitata a pochi giorni. Ieri Giorgia Meloni ha sentito al Sisi, e assieme ad Antonio Tajani ha ricevuto il re di Giordania Abdallah, pedina chiave nella regione. Al termine hanno insistito sulla necessità di «rilanciare un orizzonte politico con le legittime Autorità palestinesi per il processo di pace israelo-palestinese». È il tentativo di guardare a un’ipotetica fase due, dopo la resa dei conti con i terroristi, per colmare il vuoto di potere a Gaza con l’aiuto di Onu e Lega Araba.
È la posizione politica che anche il Consiglio europeo informale convocato per oggi in videoconferenza si appresta ad assumere. Il summit si doveva tenere la scorsa settimana. Fino a venerdì, però, era stato rimandato, in attesa di comprendere i margini della mediazione di Washington. Adesso l’obiettivo è una dichiarazione comune che chieda di circoscrivere il conflitto alla legittima reazione contro i terroristi, evitando l’allargamento della guerra e l’occupazione della Striscia. Nello stesso tempo, i Ventisette dovrebbero rilanciare il sostegno a Kiev: nell’ultima settimana a Bruxelles è alto l’allarme per un progressivo disimpegno rispetto al conflitto in Ucraina. Un fronte, quest’ultimo, giudicato decisivo. Soprattutto dai partner dell’Est dell’Unione.