✕

Putin si offre come mediatore a Israele. E vola in Cina da Xi Jinping

Girandola di telefonate con leader arabi e Netanyahu. Così Il Cremlino prova a uscire dall’isolamento per l’offensiva in Ucraina. L’alleanza con Pechino per riprendersi la scena in Medio Oriente. Bocciata però la sua risoluzione Onu
3 minuti di lettura

MOSCA – PECHINO – Vladimir Putin ci prova. Dopo il silenzio iniziale e le caute dichiarazioni dei giorni scorsi condite dalle ritrite strumentali accuse contro gli Stati Uniti, il presidente russo ha deciso di muoversi in prima persona per cercare una soluzione al conflitto tra Israele e Hamas e sfilare il dossier agli Usa.

Forte dei suoi legami con i vari attori regionali, ha sentito al telefono il presidente siriano Bashar al Assad, l’iraniano Ebrahim Raisi, il palestinese Abu Mazen, l’egiziano Abdel Fatah al-Sisi e, infine, il premier israeliano Benjamin Netanyahu.

Poco trapela dalle dichiarazioni ufficiali, ma è chiara la volontà del leader del Cremlino di volersi accreditare come mediatore e confermare così le sue ambizioni di attore chiave globale nonostante l’isolamento in cui è piombato dopo aver sferrato l’offensiva contro l’Ucraina.

La Russia può vantare storici legami con tutte le fazioni palestinesi e stretti rapporti con l’Iran e gli Stati arabi, ma anche una relazione pr…

MOSCA – PECHINO – Vladimir Putin ci prova. Dopo il silenzio iniziale e le caute dichiarazioni dei giorni scorsi condite dalle ritrite strumentali accuse contro gli Stati Uniti, il presidente russo ha deciso di muoversi in prima persona per cercare una soluzione al conflitto tra Israele e Hamas e sfilare il dossier agli Usa.

Forte dei suoi legami con i vari attori regionali, ha sentito al telefono il presidente siriano Bashar al Assad, l’iraniano Ebrahim Raisi, il palestinese Abu Mazen, l’egiziano Abdel Fatah al-Sisi e, infine, il premier israeliano Benjamin Netanyahu.

Poco trapela dalle dichiarazioni ufficiali, ma è chiara la volontà del leader del Cremlino di volersi accreditare come mediatore e confermare così le sue ambizioni di attore chiave globale nonostante l’isolamento in cui è piombato dopo aver sferrato l’offensiva contro l’Ucraina.

La Russia può vantare storici legami con tutte le fazioni palestinesi e stretti rapporti con l’Iran e gli Stati arabi, ma anche una relazione pragmatica con Israele che finora si è astenuta dall’unirsi alle sanzioni anti-russe occidentali o dall’inviare armi a Kiev. Perciò è parsa tardiva la telefonata di condoglianze di ieri a Netanyahu.

La telefonata Putin-Netanyahu

Il colloquio con il premier israeliano è stata l’occasione per ribadire «la disponibilità da parte russa a svolgere un lavoro mirato per mettere fine al confronto israelo-palestinese e raggiungere una soluzione pacifica».

Stando alla lettura dell’ufficio di Netanyahu, l’accoglienza del premier israeliano sembra essere stata fredda. “Il premier ha chiarito che Israele è stata attaccata da assassini brutali, è andata alla guerra determinata e unita e non si fermerà finché non avrà distrutto Hamas”, si legge nel conciso comunicato. Nessun ringraziamento alla Russia, nessun augurio di “restare in contatto”, come nei comunicati relativi ad altre telefonate.

Segno, molto probabilmente, dell’irritazione di Netanyahu nei confronti di Putin che, non solo ha atteso nove giorni dall’attacco di Hamas per chiamarlo, ma è finora sembrato troppo parziale nei confronti dell’organizzazione palestinese.

I colloqui con i leader arabi

Quanto alle telefonate con i leader arabi, stando al comunicato del Cremlino, Putin ha espresso «estrema preoccupazione per l’escalation su vasta scala delle ostilità», il «catastrofico aumento delle vittime civili» e «l’aggravamento della crisi umanitaria a Gaza», mentre i suoi omologhi hanno concordato «all’unanimità» sulla «necessità di un tempestivo cessate il fuoco e di una tregua umanitaria».

Nel corso dei colloqui, prosegue il comunicato, è stata espressa anche «seria preoccupazione che il conflitto degeneri in una guerra regionale». È quel che Mosca vuole evitare per tutelare le sue basi in Siria.

Bocciata la bozza russa di risoluzione Onu

Anche coi leader arabi Putin si è detto pronto a «coordinare gli sforzi con tutti i partner per porre fine alle ostilità», anche attraverso la bozza di risoluzione presentata dalla Russia al Consiglio di sicurezza Onu per una «tregua umanitaria».

Peccato che non condannasse esplicitamente Hamas, che non riconosce come organizzazione terroristica e che ha ospitato più volte a Mosca. Perciò è stata bocciata dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite.

Il viaggio di Putin in Cina

Tra i pochi Paesi ad approvarla la Cina dove Putin oggi parteciperà al Forum sulla Belt and Road Initiative e domani avrà un nuovo bilaterale con Xi Jinping.

Con Mosca, Pechino condivide la stessa riluttanza a usare le parole «Hamas» e «terrorismo». Anzi, più passano i giorni e più la sua sbandierata neutralità sul conflitto vacilla a vantaggio di una parte.

La Cina accusa Israele

Oltre a rilanciare gli appelli di rito per la fine dei combattimenti, la Cina ha accusato Israele di essere andata «al di là dell’autodifesa».

Parlando con il suo omologo iraniano, il ministro degli Esteri Wang Yi si è schierato apertamente con «la giusta causa del popolo palestinese» e con «i Paesi islamici nel rafforzare l’unità e il coordinamento sulla questione palestinese» al fine di parlare «con una sola voce».

Come la Russia, anche la Cina si trova a dover bilanciare le sue opposte relazioni nell’area. Pechino è in buoni rapporti con quasi tutti nella regione. Ha contribuito a far entrare l’Iran, insieme a Egitto, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti, nel gruppo dei Paesi emergenti Brics.

Da sempre sostenitrice della causa palestinese, negli ultimi anni ha migliorato i rapporti con Israele e deciso di svolgere un ruolo sempre più attivo nella regione storicamente terreno americano. La ripresa dei rapporti diplomatici tra Arabia Saudita e Iran, a marzo, sotto la sua regia, ne è la prova.

In settimana manderà nella regione l’inviato speciale cinese Zhai Jun per premere per un cessate il fuoco e promuovere colloqui di pace. Una missione tutta in salita.

Leggi i commenti