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L’Iran mobilita le sue milizie “amiche”. La pressione su Israele di Teheran

Si è alzato il tono delle dichiarazioni dei leader iraniani. Khamenei: “Se i crimini di Israele continuano, nessuno potrà fermare i musulmani e le forze della resistenza”
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BEIRUT – Nelle ultime ore i leader iraniani hanno alzato il tono delle dichiarazioni, un’escalation verbale che negli ambienti Hezbollah a Beirut leggono come una sorta di ultimatum per evitare che Israele entri in forze con le truppe di terra nella Striscia di Gaza.

Stamattina ha parlato Ali Khamenei, il leader supremo iraniano che controlla, tra le altre cose, l’esercito e le forze paramilitari dei Guardiani della Rivoluzione. Se i “crimini di Israele” continuano, nessuno potrà fermare i musulmani e le forze della resistenza”, ha detto, riferendosi all’alleanza tra Hamas, Hezbollah e milizie sciite in Iraq e Siria guidata da Teheran. Khamenei chiama in causa direttamente Washington. “La politica di Israele nell'ultima settimana è stata dettata dagli Stati Uniti e quest'ultimo è responsabile delle azioni di Israele. I bombardamenti israeliani devono cessare immediatamente e i funzionari israeliani devono essere perseguiti. La responsabilità di rispondere a ciò che sta accadendo…

BEIRUT – Nelle ultime ore i leader iraniani hanno alzato il tono delle dichiarazioni, un’escalation verbale che negli ambienti Hezbollah a Beirut leggono come una sorta di ultimatum per evitare che Israele entri in forze con le truppe di terra nella Striscia di Gaza.

Stamattina ha parlato Ali Khamenei, il leader supremo iraniano che controlla, tra le altre cose, l’esercito e le forze paramilitari dei Guardiani della Rivoluzione. Se i “crimini di Israele” continuano, nessuno potrà fermare i musulmani e le forze della resistenza”, ha detto, riferendosi all’alleanza tra Hamas, Hezbollah e milizie sciite in Iraq e Siria guidata da Teheran. Khamenei chiama in causa direttamente Washington. “La politica di Israele nell'ultima settimana è stata dettata dagli Stati Uniti e quest'ultimo è responsabile delle azioni di Israele. I bombardamenti israeliani devono cessare immediatamente e i funzionari israeliani devono essere perseguiti. La responsabilità di rispondere a ciò che sta accadendo a Gaza ricade su tutti”.

È un appello alla mobilitazione dell’asse di milizie e proxies sciiti che l’Iran ha costruito in quattro decenni di penetrazione in Medio Oriente, da Beirut a Sana’a. La premessa, è la negazione dei crimini di Hamas, a cominciare dalle vittime civili. “Le affermazioni secondo cui Hamas avrebbe ucciso civili non sono vere, perché tutti coloro che vivono negli ‘insediamenti nei territori occupati’ sono armati e non cittadini”.

Non è solo propaganda. Dietro c’è l’idea che lo Stato di Israele sia una entità “illegittima, usurpatrice e coloniale”. Che non abbia legittimità. Ma l’antisemitismo e l’antisionismo fanno parte di un progetto più ampio che non ha nulla a che fare con la Palestina. E’ la missione stessa della Repubblica Islamica: esportare la rivoluzione khomeinista in tutto il Medio Oriente. Una battaglia ideologica, di potere e di religione. Israele come avamposto occidentale in Medio Oriente è un ostacolo al progetto egemonico di Teheran.

Ecco perché l’Iran e i libanesi di Hezbollah contano su Hamas come formidabile strumento di pressione su Gerusalemme. Khamenei lo ha detto chiaramente: “Israele non potrà compensare la sconfitta umiliante che ha subito” ristanbilendo così il principio fondativo dello stato ebraico, la deterrenza.


Ieri notte aveva parlato anche il ministro degli Esteri iraniano, Abdollahian, avvertendo di possibili azioni pre-difensive nelle prossime ore. Domani arriva Biden a Tel Aviv, la tensione già alta salirà ancora. Molti pensano che il primo fronte ad accendersi in caso di una guerra regionale sarà quello Nord, al confine col Libano, che è già terreno di scontri continui tra Hezbollah ed esercito israeliano, seppure dentro un perimetro che per ora ha evitato l’escalation. Ma non è detto che sarà così, o solo così. Dentro il movimento militare libanese ci sono cautele e divisioni sull’opportunità di trascinare il Libano in una nuova guerra. E la strategia iraniana è sempre stata ibrida e su più fronti.

“I sionisti non dovrebbero escludere alcuno scenario”, ha chiarito il portavoce del ministero degli Esteri di Teheran questa mattina. Un’escalation potrebbe passare da Hezbollah ma arrivare anche da altre latitudini: con lanci di missili dalla Siria verso le alture del Golan e attraverso le milizie sciite in Iraq che potrebbero prendere di mira le basi e i soldati americani se questa guerra diventasse regionale.

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