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Jamila al Shanti, uccisa da un raid di Israele la leader delle donne di Hamas

(afp)

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Suo marito era il pediatra Abdel Aziz al Rantisi, che ereditò la guida del gruppo dallo sceicco Yassin, e fu eliminato anche lui come il predecessore. Guidò una marcia per liberare dall’assedio dell’esercito israeliano un gruppo di palestinesi a Beit Hanoun
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TEL AVIV — C’è anche il volto femminile di Hamas fra le vittime del dodicesimo giorno dell’offensiva lanciata da Israele su Gaza. Jamila al Shanti, 68 anni, è morta nel bombardamento della sua casa giovedì mattina all’alba, secondo quanto comunicato dal movimento. Al Shanti aveva creato l’ala femminile di Hamas ed era stata la prima donna chiamata a sedere nel gabinetto politico del gruppo: nel 2013 la sua posizione era stata ufficializzata con la nomina a ministro delle Donne nel governo della Striscia.

Umm Abdullah, come era nota, era nella lista degli obiettivi israeliani sin dal 2006 quando aveva guidato la marcia di una trentina di donne allo scopo di rompere l’assedio imposto dall’esercito israeliano alla moschea di Beit Hanoun, nel Nord della Striscia, dove si era rifugiato un gruppo di attivisti palestinesi. Le donne non erano tornate indietro neanche quando i soldati avevano aperto il fuoco: una morì e tre furono ferite prima che l’assedio fosse rotto. Il successo di q…

TEL AVIV — C’è anche il volto femminile di Hamas fra le vittime del dodicesimo giorno dell’offensiva lanciata da Israele su Gaza. Jamila al Shanti, 68 anni, è morta nel bombardamento della sua casa giovedì mattina all’alba, secondo quanto comunicato dal movimento. Al Shanti aveva creato l’ala femminile di Hamas ed era stata la prima donna chiamata a sedere nel gabinetto politico del gruppo: nel 2013 la sua posizione era stata ufficializzata con la nomina a ministro delle Donne nel governo della Striscia.

Umm Abdullah, come era nota, era nella lista degli obiettivi israeliani sin dal 2006 quando aveva guidato la marcia di una trentina di donne allo scopo di rompere l’assedio imposto dall’esercito israeliano alla moschea di Beit Hanoun, nel Nord della Striscia, dove si era rifugiato un gruppo di attivisti palestinesi. Le donne non erano tornate indietro neanche quando i soldati avevano aperto il fuoco: una morì e tre furono ferite prima che l’assedio fosse rotto. Il successo di quella operazione aveva convinto gli israeliani della necessità di eliminare fisicamente colei che l’aveva organizzata: tre giorni dopo la sua casa era stata bombardata, ed erano morte la cognata e altre due persone. Lei era riuscita a salvarsi.

Jamila Al-Shanti con altre due esponenti di Hamas

 (afp)

Quella non era la prima volta che la morte sfiorava Jamila al Shanti: la donna era la moglie di Abdel Aziz al Rantisi, chirurgo pediatra che fu fra i sette uomini che all’inizio della prima Intifada fondarono Hamas. Il “Leone di Palestina” come era soprannominato, era l’allievo prediletto dello sceicco Yassin, il padre spirituale del movimento, ucciso dalle forze israeliane nel 2004. Rantisi ne prese il posto come leader politico, ma per poco: un razzo centrò l’auto su cui viaggiava un mese dopo la morte di Yassin. Insieme a lui morirono la guardia del corpo e Abdullah, suo figlio primogenito, colui la cui nascita aveva coniato il matronimico di al Shanti: madre di Abdullah, appunto.

La doppia perdita non fece che aumentare la fede di al Shanti nei metodi e negli scopi di Hamas. Se negli anni l’ala femminile dell’organizzazione ha raggiunto un ruolo non soltanto nel campo del welfare e dell’assistenza (come avviene in altri movimenti islamisti) ma anche politico, molto è opera della vedova Rantisi, capace di mettere in campo non soltanto il prestigio che le derivava dall’essere moglie di un leader prima e vedova e madre di martiri poi. Ma anche la sua storia di ascesa personale: da bambina nata all’indomani della Nakba in un campo profughi di Gaza, a laureata in Studi amministrativi negli Emirati arabi uniti. Come il marito, al Shanti parlava perfettamente inglese: ma mentre lui di questo aveva fatto lo strumento per diventare il volto internazionale di Hamas, una sorta di portavoce presso i governi e i media stranieri, lei aveva scelto di concentrare la sua opera nella Striscia e di mantenere un profilo più basso.

A lungo, il lavoro e la figura di Al Shanti sono stati oggetto di studio: «La creazione dell’ala femminile di Hamas a Gaza è stata una evoluzione significativa nell’ideologia di genere islamista – scriveva qualche tempo fa Islah Jad, direttore dell’Istituto di studi femminili della Birzeit university di Ramallah –. Il gruppo è riuscito a creare un consenso impressionante non soltanto nelle classi più povere ma anche fra le donne istruite e impegnate». Dietro a tutto questo c’era Jamila al Shanti: occorrerà vedere chi ne raccoglierà l’eredità.

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