Dagli aiuti all’economia: la partita di al Sisi nella crisi di Gaza
dalla nostra inviata Francesca CaferriTEL AVIV – Al valico di Rafah c’è una lunga fila di camion in attesa di entrare a Gaza. Dall’altra parte, una ancora più lunga fila di disperati che vorrebbero uscire. Nella sua visita a Tel Aviv, Joe Biden ha ottenuto da Israele il via libero all’invio di aiuti nella Striscia tramite l’Egitto, unico altro Paese confinante con Gaza. Ma il presidente Abdel Fatah al Sisi nei giorni scorsi ha escluso con forza ogni possibile trasferimento di palestinesi in Egitto.
La politica interna
Uno dei cardini del governo di Al Sisi in questi anni è stato schiacciare la Fratellanza musulmana: è con un colpo di Stato contro il loro governo che il generale è diventato capo del Paese. E da allora per i Fratelli c’è stato solo il carcere o l’esilio: Hamas è considerata una delle organizzazioni gemelle della Fratellanza musulmana: per al Sisi far entrare membri, simpatizzanti o famiglie del gruppo significa mettersi una spina nel fianco.
La politica estera
L’Egitto è stato il primo dei Paesi arabi …
TEL AVIV – Al valico di Rafah c’è una lunga fila di camion in attesa di entrare a Gaza. Dall’altra parte, una ancora più lunga fila di disperati che vorrebbero uscire. Nella sua visita a Tel Aviv, Joe Biden ha ottenuto da Israele il via libero all’invio di aiuti nella Striscia tramite l’Egitto, unico altro Paese confinante con Gaza. Ma il presidente Abdel Fatah al Sisi nei giorni scorsi ha escluso con forza ogni possibile trasferimento di palestinesi in Egitto.
La politica interna
Uno dei cardini del governo di Al Sisi in questi anni è stato schiacciare la Fratellanza musulmana: è con un colpo di Stato contro il loro governo che il generale è diventato capo del Paese. E da allora per i Fratelli c’è stato solo il carcere o l’esilio: Hamas è considerata una delle organizzazioni gemelle della Fratellanza musulmana: per al Sisi far entrare membri, simpatizzanti o famiglie del gruppo significa mettersi una spina nel fianco.
La politica estera
L’Egitto è stato il primo dei Paesi arabi a firmare la pace con Israele, nel 1978: nonostante questo la sua politica nei confronti dello Stato ebraico non è mai stata benevola né morbida. Essere visti oggi come un Paese che in qualche modo aiuta Israele, facendo uscire i civili da Gaza e facilitando così l’offensiva militare non è accettabile per al Sisi agli occhi non soltanto degli egiziani ma anche di tutto il mondo arabo.
L’economia
La crisi economica che il Cairo sta vivendo è senza precedenti: più del 30 per cento il tasso di inflazione annua, superiore al 65 per cento quello relativo ai beni alimentare. Una svalutazione fortissima della sterlina egiziana e un Fondo monetario internazionale che in cambio di aiuti e sostegno chiede riforme che il presidente è restio a concedere. Perché minerebbero il potere dell’esercito, che controlla larghe fette di economia, e quindi la sua base di potere.
Cosa può accadere
Che l’Egitto, su pressione americana e europea, in cambio di aiuti economici, di sostegno in campi come fondamentali per il futuro del Paese come l’agricoltura, del silenzio sulla sempre attuale questione dei diritti umani e di tanti, tanti soldi, accetti di avere un ruolo maggiore nei confronti dei palestinesi di Gaza: più aiuti, più passaggio di feriti e malati, più interventi umanitari. Ma la partita è tutta da giocare: atteso nelle prossime ore un incontro fra il re giordano Abdallah e Al Sisi che potrebbe dare risposte a questi interrogativi.