“Presto l’attacco a Gaza”. Missili da Yemen e Iraq, intervengono gli Usa
dai nostri inviati Paolo Mastrolilli (Washington) e Daniele Raineri (Tel Aviv)La guerra regionale si avvicina sempre più in Medio Oriente, mentre Israele preannuncia l’inizio delle operazioni di terra a Gaza. Ieri c’è stata una sequenza di attacchi simultanei con missili, razzi e droni contro bersagli israeliani e americani, e il fatto che siano arrivati nelle stesse ore fa pensare a una regia unica che ha impartito l’ordine alle sue forze nell’area.
Il gruppo Ansar Allah dallo Yemen ha lanciato missili e droni in direzione di Israele, ma sono stati abbattuti in volo dal cacciatorpediniere americano Carney in navigazione nel Mar Rosso. Lo stesso gruppo - che in molti conoscono come i ribelli Houthi - in passato ha distrutto grandi impianti petroliferi sauditi e si era vantato di poter raggiungere Israele. Milizie sciite hanno lanciato tre droni contro i soldati americani di stanza nella base di al Tanf, nella Siria orientale. Si tratta di gruppi che prendono armi e finanziamenti dall’Iran. Qualche ora prima altri tre droni avevano colpito due basi american…
La guerra regionale si avvicina sempre più in Medio Oriente, mentre Israele preannuncia l’inizio delle operazioni di terra a Gaza. Ieri c’è stata una sequenza di attacchi simultanei con missili, razzi e droni contro bersagli israeliani e americani, e il fatto che siano arrivati nelle stesse ore fa pensare a una regia unica che ha impartito l’ordine alle sue forze nell’area.
Il gruppo Ansar Allah dallo Yemen ha lanciato missili e droni in direzione di Israele, ma sono stati abbattuti in volo dal cacciatorpediniere americano Carney in navigazione nel Mar Rosso. Lo stesso gruppo - che in molti conoscono come i ribelli Houthi - in passato ha distrutto grandi impianti petroliferi sauditi e si era vantato di poter raggiungere Israele. Milizie sciite hanno lanciato tre droni contro i soldati americani di stanza nella base di al Tanf, nella Siria orientale. Si tratta di gruppi che prendono armi e finanziamenti dall’Iran. Qualche ora prima altri tre droni avevano colpito due basi americane in Iraq, una a Est e l’altra a Nord. Anche in questo caso l’attacco porta la firma delle milizie sciite finanziate da Teheran, che hanno già lanciato attacchi simili in passato. Ma questa volta le operazioni in Yemen, Siria e Iraq sono scattate in meno di ventiquattr’ore. Hamas ha sparato venti razzi dal territorio del Libano contro Israele, quindi col permesso di Hezbollah. È cosa rara, perché di solito non è presente sul fronte Nord, e ha continuato a sparare missili contro le città israeliane, fino a Tel Aviv, da Gaza. Tutte queste fazioni fanno parte del cosiddetto Asse della Resistenza guidato dall’Iran. Gli israeliani intanto hanno colpito con un drone una cellula di uomini armati, forse di Hamas, nel campo di Nur Shams, in Cisgiordania, vicino a Tulkarem. Da quella posizione la cellula poteva arrivare fino all’autostrada Sei, che attraversa Israele da Sud a Nord e collega Tel Aviv con Haifa.
La USS Carney che ha abbattuto i missili partiti dallo Yemen
Ieri il ministro della Difesa israeliano Yoav Gallant ha preannunciato ai soldati che le operazioni di terra contro Hamas sono imminenti: «Ora vedete Gaza da lontano, ma presto la vedrete dall’interno. L’ordine arriverà». Ha avvertito che «potrebbero servire una settimana, un mese o due». Gallant ha lanciato l’avvertimento mentre visitava le truppe sul fronte Sud, e lo stesso ha fatto il premier Netanyahu: «Sono con i soldati Golani. Hanno combattuto come leoni e continueranno a farlo. Vinceremo con tutta la nostra forza». Poi si è riunito il gabinetto di sicurezza, possibile preludio al via libera per l’attacco. Questo anche se il presidente Biden ha ottenuto l’apertura del valico di Rafah per far arrivare gli aiuti umanitari, e ha rivelato che i militari Usa stanno ancora discutendo con i colleghi dello Stato ebraico le alternative. Nel frattempo però il dipartimento di Stato ha emesso un allarme globale, perché i cittadini sono minacciati ovunque.
Sull’aereo che mercoledì notte lo riportava a Washington dopo la visita in Israele, Biden aveva risposto così alla domanda se la sua missione aveva creato le condizioni per evitare l’invasione di Gaza: «Abbiamo discusso a lungo quali alternative potrebbero esserci. I nostri militari stanno parlando con i loro di queste alternative, ma non entrerò nei dettagli». Si riferiva alle opzioni per limitare le vittime civili, dopo la smentita che siano stati gli israeliani a colpire l’ospedale al Ahli. Il Pentagono spera che lo Stato ebraico riesca a concentrare le operazioni contro i terroristi, risparmiando la popolazione e consentendo di lavorare alla liberazione degli ostaggi. Però teme che l’Iran ne approfitti. Perciò ha mobilitato le portaerei Ford ed Eisenhower, che lo mettono in condizione di rispondere a qualsiasi attacco.
Biden ha convinto l’Egitto, che domani ospiterà una conferenza di pace, a riaprire il valico di Rafah per far entrare venti camion di aiuti umanitari. Secondo l’accordo confermato ieri dal Cairo e dall’Onu, il personale del Palazzo di Vetro ispezionerà i carichi, per distribuirli alla popolazione senza la mano di Hamas. Anticipo di quanto potrebbe accadere dopo, quando le operazioni di terra israeliane finiranno e bisognerà tornare a governare la Striscia.
Ieri sera il presidente ha parlato alla nazione, per far capire che gli Usa hanno un interesse nazionale forte e diretto ad essere impegnati tanto in Medio Oriente, quanto in Ucraina. Vuole che il Congresso approvi un pacchetto di finanziamenti da 100 miliardi di dollari per queste due crisi, Taiwan, e la protezione del confine meridionale americano. Ma la confusione regna al Congresso, dopo che il trumpista Jim Jordan, contrario agli aiuti a Kiev, ha prima rinunciato alla corsa poltrona di Speaker della Camera, perché è stato bocciato in due votazioni, e poi ha deciso di rilanciare la propria candidatura. In Parlamento c’è una solida maggioranza bipartisan favorevole ai finanziamenti, ma gli estremisti repubblicani la stanno ostruendo, creando caos e paralisi.
Oggi Biden ospiterà il vertice Usa-Ue, con i presidenti del Consiglio e della Commissione Michel e von der Leyen. Incontrando i giornalisti, il leader belga ha ribadito che l’Europa «appoggia il diritto di Israele a difendersi, nel rispetto delle leggi internazionali». Michel ha detto che l’obiettivo sarà una strategia comune per evitare l’escalation, anche perché la Russia è pronta ad approfittarne per promuovere la sua falsa narrativa finalizzata a mobilitare il Sud globale contro l’Occidente.