TEL AVIV — Il ministro della Difesa di Israele, Yoav Gallant, è andato a parlare alla Commissione Difesa e Affari internazionali della Knesset e ha dato la spiegazione più lunga finora di come sarà la guerra contro Hamas nella Striscia di Gaza e anche del dopo. Tuttavia ci sono ancora moltissimi aspetti che devono essere chiariti. Secondo Gallant la campagna contro Hamas sarà divisa in tre fasi. La prima è già in corso e sono i bombardamenti violenti e le azioni tattiche contro il gruppo palestinese, dice, per eliminarlo e per distruggere le sue capacità politiche e militari. La seconda fase in teoria dovrebbe essere meno intensa della prima, le truppe israeliane saranno già dentro Gaza e dovranno «eliminare le sacche di resistenza». Nella terza fase Israele trasferirà la responsabilità sulla Striscia a qualcun altro, un soggetto per ora non precisato. Potrebbe essere l’Autorità nazionale palestinese, che però si fece cacciare dalla Striscia proprio da Hamas nel 2007. Se tornasse a Ga…
TEL AVIV — Il ministro della Difesa di Israele, Yoav Gallant, è andato a parlare alla Commissione Difesa e Affari internazionali della Knesset e ha dato la spiegazione più lunga finora di come sarà la guerra contro Hamas nella Striscia di Gaza e anche del dopo. Tuttavia ci sono ancora moltissimi aspetti che devono essere chiariti. Secondo Gallant la campagna contro Hamas sarà divisa in tre fasi. La prima è già in corso e sono i bombardamenti violenti e le azioni tattiche contro il gruppo palestinese, dice, per eliminarlo e per distruggere le sue capacità politiche e militari. La seconda fase in teoria dovrebbe essere meno intensa della prima, le truppe israeliane saranno già dentro Gaza e dovranno «eliminare le sacche di resistenza». Nella terza fase Israele trasferirà la responsabilità sulla Striscia a qualcun altro, un soggetto per ora non precisato. Potrebbe essere l’Autorità nazionale palestinese, che però si fece cacciare dalla Striscia proprio da Hamas nel 2007. Se tornasse a Gaza, è possibile che si vedrebbe una guerra civile strisciante tra i due gruppi palestinesi – ma questo è guardare troppo lontano. Per ora l’idea alla base di tutto è che lo scopo dell’operazione non è occupare Gaza, come anche il presidente Biden ha chiesto, ma trovare un sistema per non consegnarla di nuovo al controllo di Hamas.
Israele nel 2005 trasferì il controllo della Striscia all’Autorità palestinese perché non voleva occuparsi anche di quel territorio, che con la sua popolazione in aumento drena risorse militari e politiche. Il disastro del 7 ottobre è anche un risultato dello spostamento di molti battaglioni a sorvegliare quello che succede nella Cisgiordania – e questo lasciò sguarniti i reticolati attorno a Gaza. Se Israele dovesse occupare la Striscia, non avrebbe forze a sufficienza (e infatti per la guerra ha richiamato un numero enorme di riservisti). I battaglioni non bastano adesso, figurarsi con altro territorio da guardare.
Un articolo del New York Times una settimana fa citava tre anonimi funzionari del governo israeliano per spiegare che un’ipotesi è quella di conquistare soltanto la metà nord della Striscia, come risposta alle stragi del 7 ottobre, in modo da creare una zona senza Hamas dentro Gaza, e poi da lì continuare a indebolire il gruppo palestinese.
Sarebbe un obiettivo più veloce da raggiungere, anche se a questo punto fare una stima dei tempi è ancora pura speculazione. Se Hamas fosse limitata in un territorio più piccolo sarebbe, dice la teoria dietro al piano, più facile da controllare e più lontana dalle città israeliane nel Sud.