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Il conflitto in Europa: “Noi siamo dalla parte di Israele”. Ma von der Leyen spacca i vertici Ue

(afp)
Le parole della presidente della Commissione non fanno riferimento a un percorso di pace e provocano l’ira di Michel e Borrell: “Opinioni personali”
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BRUXELLES— L’Unione europea non solo non riesce a svolgere la minima azione diplomatica per individuare una via d’uscita nel conflitto israelo-palestinese, ma compie perfino l’impresa di dividersi. Tra gli Stati membri e tra i vertici delle istituzioni comunitarie. Ursula von der Leyen contro Charles Michel. Josep Borrell contro la presidente della Commissione. Un corto circuito incredibile.

Succede allora che ieri la leader dell’esecutivo Ue, prima di incontrare il presidente americano Biden, interviene all’Hudson Institute, un “think tank” di Washington. Ed espone una linea marcatamente filo-israeliana. «Vladimir Putin — attacca — vuole cancellare l’Ucraina dalla carta geografica. Hamas, sostenuta dall’Iran, vuole cancellare Israele dalla carta geografica. Dobbiamo proteggere le democrazie. Perché, se non lo facciamo, l’orrore si diffonderà». E ancora: «Israele ha il diritto di difendersi, in linea con il diritto internazionale. Siamo dalla parte di Israele».

Parole che hanno …

BRUXELLES— L’Unione europea non solo non riesce a svolgere la minima azione diplomatica per individuare una via d’uscita nel conflitto israelo-palestinese, ma compie perfino l’impresa di dividersi. Tra gli Stati membri e tra i vertici delle istituzioni comunitarie. Ursula von der Leyen contro Charles Michel. Josep Borrell contro la presidente della Commissione. Un corto circuito incredibile.

Succede allora che ieri la leader dell’esecutivo Ue, prima di incontrare il presidente americano Biden, interviene all’Hudson Institute, un “think tank” di Washington. Ed espone una linea marcatamente filo-israeliana. «Vladimir Putin — attacca — vuole cancellare l’Ucraina dalla carta geografica. Hamas, sostenuta dall’Iran, vuole cancellare Israele dalla carta geografica. Dobbiamo proteggere le democrazie. Perché, se non lo facciamo, l’orrore si diffonderà». E ancora: «Israele ha il diritto di difendersi, in linea con il diritto internazionale. Siamo dalla parte di Israele».

Parole che hanno mandato su tutte le furie sia il presidente del Consiglio europeo, il belga Michel, sia l’Alto Rappresentante Ue, lo spagnolo Borrell, che contestano il mancato riferimento ad un percorso di pace. Una irritazione così profonda da far emettere una nota ufficiale. La posizione dell’Unione Europea, dicono gli uomini vicini a Borrell, «è stata espressa dall’Alto Rappresentante e dal presidente del Consiglio Europeo. La posizione dell’Ue in materia di politica estera viene definita e decisa dagli Stati membri, dal Consiglio. Il resto, con tutto il rispetto per le opinioni personali che possono essere pienamente legittime, non rappresenta la posizione dell’Ue». Quindi la posizione della presidente della Commissione europea viene derubricata a «opinioni personali»: perché non è tra le sue competenze. Un conflitto paradossale tra i vertici europei. I rapporti tra Michel e von der Leyen non sono stati mai fluidi. E sono diventati pessimi dopo il cosiddetto incidente del sofà in Turchia.

Del resto la tensione era già emersa nei giorni scorsi in occasione del viaggio in Israele di von der Leyen e della presidente della Parlamento europeo Metsola, senza Michel. La lite, poi, ieri ha sfiorato il ridicolo proprio a Washington, in occasione del colloquio con Biden. Michel e von der Leyen si sono recati separatamente alla Casa Bianca.

Senza contare che la presidente della Commissione, di ritorno a Bruxelles, dovrà fronteggiare un’altra protesta: quella dei dipendenti delle istituzioni comunitarie. Quasi 850 impiegati hanno firmato una lettera in cui si critica il «supporto incondizionato» di von der Leyen, per una delle due parti. «Condanniamo solennemente — si legge — gli attacchi terroristici perpetrati da Hamas contro civili indifesi... Condanniamo altrettanto fortemente la reazione sproporzionata del governo israeliano contro i 2,3 milioni di civili palestinesi intrappolati nella Striscia di Gaza».

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