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Parla il sindaco di Avdiivka, la nuova Bakhmut ucraina: “I russi hanno devastato la mia città, ma resistiamo. In 1.600 vivono sottoterra”

Vitaliy Barabash (Afp)

 (afp)
Vitaliy Barabash è il primo cittadino della cittadina industriale del Donetsk, mai presa così d’assalto dall’inizio della guerra dalle forze di Mosca, che però stanno subendo perdite enormi. Qui racconta come si viveva prima dell’invasione. E come si vive ora
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ODESSA – La voce al telefono viene e va. Come vengono e vanno sulla sua testa, giorno e notte, i missili, gli aerei e gli elicotteri dell’esercito russo. Vitaliy Barabash, 46 anni, è il sindaco di Avdiivka, la cittadina industriale ucraina al centro della nuova offensiva russa a Est, a 13 chilometri da Donetsk. Le forze di Mosca la attaccano come mai è successo prima e cercano di farne una nuova Cartagine, una nuova Bakhmut: una città che va rasa al suolo. Ma l’impresa è più ardua di quanto sperassero pochi giorni fa, come dimostrano le recenti parole dello stesso Vladimir Putin (che ha derubricato la tentata conquista a “difesa attiva”) e di Volodymyr Zelensky, che anche ieri ha elogiato la resistenza dei suoi uomini e informato il cancelliere tedesco Olaf Scholz sulle “catastrofiche perdite russe nei pressi di Avdiivka”.

Sindaco Barabash, com’è la situazione nella sua città? Dopo il fallito accerchiamento russo del 10-15 ottobre, giovedì è venuto anche il comandante Valeriy Zal…

ODESSA – La voce al telefono viene e va. Come vengono e vanno sulla sua testa, giorno e notte, i missili, gli aerei e gli elicotteri dell’esercito russo. Vitaliy Barabash, 46 anni, è il sindaco di Avdiivka, la cittadina industriale ucraina al centro della nuova offensiva russa a Est, a 13 chilometri da Donetsk. Le forze di Mosca la attaccano come mai è successo prima e cercano di farne una nuova Cartagine, una nuova Bakhmut: una città che va rasa al suolo. Ma l’impresa è più ardua di quanto sperassero pochi giorni fa, come dimostrano le recenti parole dello stesso Vladimir Putin (che ha derubricato la tentata conquista a “difesa attiva”) e di Volodymyr Zelensky, che anche ieri ha elogiato la resistenza dei suoi uomini e informato il cancelliere tedesco Olaf Scholz sulle “catastrofiche perdite russe nei pressi di Avdiivka”.

Sindaco Barabash, com’è la situazione nella sua città? Dopo il fallito accerchiamento russo del 10-15 ottobre, giovedì è venuto anche il comandante Valeriy Zaluzhny.
“Continua ad essere molto tesa. Nella notte (di giovedì, ndr) i russi hanno cominciato un nuovo assalto. Ma noi resistiamo. Il nostro esercito ha distrutto in poche ore 50 veicoli militari nemici. Oltre 900 soldati russi hanno perso la vita o sono rimasti feriti in pochi giorni”.

Come a Mariupol c’è una fabbrica – in questo caso un impianto chimico e di coke in cui un tempo lavoravano in 4mila – con delle persone asserragliate sottoterra. Si tratta anche di civili?
“No, è lo staff della fabbrica, sono in 60”.


Quanti civili sono rimasti in città?
“Sono 1.601, da 40mila che erano nel 2014 e 26mila di prima dell’ultima invasione. Vivono sottoterra nei rifugi dei palazzi o delle case e hanno cibo e medicine per tre mesi, l’ultimo rifornimento siamo riusciti a completarlo la settimana scorsa. La nostra intenzione è comunque quella di evacuarli tutti il prima possibile. Sono perlopiù anziani che non vogliono lasciare l’abitazione di una vita, mentre pochissimi hanno meno di trent’anni. Purtroppo manca all’appello anche un bambino, non riusciamo a trovarlo e temiamo il peggio”.
(reuters)

Ci sono storie che l’hanno colpita in particolare?
“Nella mia testa sinceramente, quando sono con loro, ho solo il rumore delle bombe e degli aerei. Ma mi ha colpito la storia di una famiglia che non voleva assolutamente evacuare, ci dicevano ‘Non ce ne andremo mai, accada quel che accada’, e non riuscivamo a convincerli. Finché domenica i missili russi non hanno distrutto l’altra metà del palazzo di nove piani in cui abitavano, uccidendo tutti i loro vicini tranne una donna che ha perso una gamba. E si sono convinti”.
Perché la Russia vuole così tanto prendere Avdiivka?
“Ci sono delle ragioni di propaganda, perché sperano in una vittoria prima dell’inverno, una conquista da sbandierare come nel caso di Bakhmut, visto che per il resto del fronte per loro è un fallimento totale, persino in Crimea si stanno indebolendo. E poi ci sono delle ragioni strategiche, perché entro la fine dell’anno hanno l’ordine di arrivare alla frontiera della regione di Donetsk, e non possono farlo senza passare per le alture intorno a Avdiivka”.

Avdiivka come Bakhmut?
“Lì si combatteva strada per strada, ma i russi vi stanno gettando un numero simili di armi e uomini”.
Ci racconti di Avdiivka. Che città era prima della guerra?
“Io ne sono sindaco da giugno, quando ho smesso di combattere a causa di una ferita e sono diventato il capo dell’amministrazione militare. Ma sono nato a 15 chilometri da qui e la conosco bene. Fino al 2014 c’era solo un cinema, ma poi i russi lo hanno bombardato. Mi piaceva passeggiare da solo per il parco nel centro. Ma è stato distrutto. Quel che fa male non è però il parco, sono le vite che vengono distrutte ogni giorno e non torneranno più. Il parco, gli edifici, quelli invece un giorno li ricostruiremo”.

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