L’Onu contro Mosca: “Nuove prove di crimini di guerra in Ucraina”. Tra i casi gli stupri di una 16enne incinta e di una 83enne
dal nostro inviato Daniele Castellani PerelliODESSA - Lo stupro di una 16enne incinta. E quello di un’anziana di 83 anni. Sono solo alcuni dei più raccapriccianti crimini di guerra compiuti dall’esercito russo nelle zone occupate dell’Ucraina. A raccontarli è un nuovo e dettagliato rapporto dell’Onu, che stavolta ha indagato sulle regioni di Kherson e Zaporizhzhia, arricchendo con altre prove ufficiali la lunga lista dei reati di cui c’è la speranza che un giorno Mosca dovrà rendere conto.
Non ci sono solo stupri, nel report pubblicato ieri dalla Commissione d’inchiesta internazionale indipendente dell’Onu sull’Ucraina. Vengono documentati nuovi omicidi, torture, violenze nonché la deportazione di 31 bambini verso la Federazione russa. L’uso della tortura in apposite strutture di detenzione, in particolare, viene definito “esteso e sistematico”. E poi ci sono gli attacchi alle infrastrutture civili, ai palazzi residenziali, alle stazioni.
ODESSA - Lo stupro di una 16enne incinta. E quello di un’anziana di 83 anni. Sono solo alcuni dei più raccapriccianti crimini di guerra compiuti dall’esercito russo nelle zone occupate dell’Ucraina. A raccontarli è un nuovo e dettagliato rapporto dell’Onu, che stavolta ha indagato sulle regioni di Kherson e Zaporizhzhia, arricchendo con altre prove ufficiali la lunga lista dei reati di cui c’è la speranza che un giorno Mosca dovrà rendere conto.
Non ci sono solo stupri, nel report pubblicato ieri dalla Commissione d’inchiesta internazionale indipendente dell’Onu sull’Ucraina. Vengono documentati nuovi omicidi, torture, violenze nonché la deportazione di 31 bambini verso la Federazione russa. L’uso della tortura in apposite strutture di detenzione, in particolare, viene definito “esteso e sistematico”. E poi ci sono gli attacchi alle infrastrutture civili, ai palazzi residenziali, alle stazioni.
Lo stupro di una 83enne
Nel vasto catalogo degli orrori, tuttavia, colpiscono i dettagli delle violenze sulle donne, compiuti dai soldati russi – o appartenenti alle unità filorusse delle regioni di Donetsk e Lugansk – nelle case delle vittime, spesso insieme a violenze verso gli altri familiari. I casi si riferiscono a piccoli villaggi della regione di Kherson nel periodo tra il marzo e il luglio del 2022, nei primi cinque mesi dell’invasione. Le vittime sono tutte donne che non hanno potuto o voluto fuggire all’arrivo degli occupanti, magari perché dovevano prendersi cura di familiari infermi.
Nel caso della 16enne incinta non vengono forniti dettagli. Della signora 83enne si scrive che fu costretta ad aprire la porta nel marzo del 2022 a un soldato russo, il quale cominciò a picchiarla con un fucile mentre le chiedeva se conoscesse persone che collaboravano con l’esercito ucraino. Poi le ordinò di spogliarsi e la stuprò e picchiò per ore, oltre a minacciare di violentare anche il marito disabile che era presente in casa. Non soddisfatto, rubò anche degli oggetti.
Le violenze a una coppia
Tra il marzo e l’aprile del 2022, diversi gruppi di soldati russi visitarono più volte la casa e il negozio di una coppia sposata. Saccheggiarono, li costrinsero a cucinare, si fecero la doccia e dormirono da loro. Poi un giorno chiusero il marito in una stanza e minacciarono la donna, di 59 anni. In un’altra occasione la presero a calci, le strapparono i vestiti e la stuprarono in gruppo più volte.
Uccisi dopo la denuncia
Ancora più tragico è il destino di un’altra coppia sposata, che non era fuggita per prendersi cura di un genitore. La donna, di 50 anni, venne stuprata da tre soldati russi, e lui fu picchiato. Quando denunciarono tutto al Comando delle forze russe, i tre soldati tornarono e li uccisero entrambi.
Questi sono solo alcuni dei casi citati. Stupri che si accompagnano a uccisioni o torture. O anche a raggiri e tradimenti. Per difendere i tre figli dopo l’invasione russa, una donna single cercò ad esempio protezione a casa di un uomo. Che però li maltrattava, le rubò l’assegno sociale e aiutò dei soldati a stuprarla.
I traumi psichici
Tutte queste vittime non hanno ricevuto nessun aiuto e soffrono ancora per un senso di vergogna o per lo stigma, o addirittura incolpano se stessi. Sono persone distrutte psicologicamente, che raccontano di non riuscire più a dormire o di non sapere guardare gli altri negli occhi.
Le raccomandazioni alla Russia
La Commissione Onu conclude il suo rapporto raccomandando alla Russia di “cessare immediatamente l’aggressione e ogni atto di violenza contro i civili”, compresi gli attacchi alle infrastrutture energetiche; di riconsegnare i civili e i bambini ucraini; di chiamare i responsabili a rispondere dei crimini, “in particolare comandanti e altri superiori e quanti hanno ordinato, sollecitato o indotto la commissione di crimini internazionali”; di prendere le misure necessarie a prevenire il ripetersi di queste violazioni, “in particolare attraverso istruzioni inequivoche a tutti i rami delle forze armate e di altre entità che partecipino al conflitto”; di “cooperare pienamente con tutti gli organismi di indagine e monitoraggio internazionali”.
Parole chiare, di una commissione internazionale indipendente dell’Onu che, attraverso la sostanza delle prove, non ha remore o timidezze nell’indicare cosa è successo e sta succedendo in Ucraina. E chi dovrà essere chiamato a risponderne.