Elezioni in Argentina: Sergio Massa contiene la valanga dell'ultra-destra di Javier Milei. Ci sarà il ballottaggio
dalla nostra inviata Laura LucchiniBUENOS AIRES – Ha prevalso la paura. Ci sarà un ballottaggio il 19 novembre per decidere il prossimo presidente dell’Argentina. Javier Milei, il candidato anarco-capitalista che ha acceso i riflettori del mondo sulle elezioni del Paese Sudamericano non è riuscito a fare scacco matto, si è fermato al 30%. Dovrà vedersela con l’erede del governo in carica, l’attuale ministro dell’Economia Sergio Massa, protagonista di un significativo colpo di reni che lo ha portato al 36%. Patricia Bullrich, ex ministra della Sicurezza, si ferma al 23% ed esce dalla gara. Il vincitore del secondo turno entrerà nella Casa Rosada il 10 dicembre, a 40 anni esatti dal giuramento di Raul Alfonsìn nel primo governo democratico dopo gli anni della dittatura.
Sono elezioni su cui hanno pesato due fattori: la paura e la rabbia. La paura verso un candidato outsider il cui progetto di governo sembra a molti “un salto nel buio”. E la rabbia immensa verso un governo che ha trascinato la popolazione nella peggiore c…
BUENOS AIRES – Ha prevalso la paura. Ci sarà un ballottaggio il 19 novembre per decidere il prossimo presidente dell’Argentina. Javier Milei, il candidato anarco-capitalista che ha acceso i riflettori del mondo sulle elezioni del Paese Sudamericano non è riuscito a fare scacco matto, si è fermato al 30%. Dovrà vedersela con l’erede del governo in carica, l’attuale ministro dell’Economia Sergio Massa, protagonista di un significativo colpo di reni che lo ha portato al 36%. Patricia Bullrich, ex ministra della Sicurezza, si ferma al 23% ed esce dalla gara. Il vincitore del secondo turno entrerà nella Casa Rosada il 10 dicembre, a 40 anni esatti dal giuramento di Raul Alfonsìn nel primo governo democratico dopo gli anni della dittatura.
Sono elezioni su cui hanno pesato due fattori: la paura e la rabbia. La paura verso un candidato outsider il cui progetto di governo sembra a molti “un salto nel buio”. E la rabbia immensa verso un governo che ha trascinato la popolazione nella peggiore crisi economica dal 2001. La paura ha contenuto la rabbia. Ironicamente, sono state le esagerazioni di Javier Milei a salvare il candidato di un governo universalmente riconosciuto come disastroso.
Alle urne si confrontavano ieri tre candidati principali, Javier Milei di La Libertad Avanza(LLA), Sergio Massa di Union por la Patria (UP), Patricia Bullrich di Juntos por el Cambio (JxC). Resta fuori la candidata del centro destra e questo può giocare nettamente a favore di Milei: Mauricio Macri, di JxC, che ha governato il paese tra il 2015 e il 2019, ha una simpatia per nulla nascosta e ricambiata per il candidato dell’ultra-destra e potrebbe fornire l’apparato necessario a conferire maggiore maturità politica alla giovane formazione.
E infatti Javier Milei ha immediatamente fatto appello alla destra di Bullrich: “Mi congratulo con Jorge Macri (figlio di Mauricio, che si è imposto nella città di Buenos Aires, ndr)”, ha detto Milei salendo sul paco del suo “bunker” elettorale. "Due terzi degli argentini hanno votato per il cambiamento. Abbiamo un nemico comune, se lavoriamo insieme possiamo mettere fine alla casta. La scelta è tra il kirchnerismo al governo e la libertà”.
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Si è trattato di una delle elezioni più incerte dal ritorno della democrazia esattamente 40 anni fa. L’apparizione sulla scena dell’esperimento politico di La Libertad Avanza ha messo fine al tradizionale bipartitismo che aveva visto alternarsi peronisti e radicali (centro destra) per due decenni. Con il sistema elettorale attuale, per vincere senza andare al secondo turno, un candidato doveva ottenere il 45% dei voti, oppure il 40% e una differenza di 10 punti con il secondo classificato.
La crisi economica e il ministro di Finanza
Gli argentini votano nel mezzo di una situazione economica al bordo di un precipizio. L’inflazione è al 138%, la soglia della povertà è oltre al 40%. L’attuale governo ha ereditato una situazione in cui il peso era a 60 a uno con il dollaro. Il venerdì prima delle elezioni il mercato parallelo della moneta dava il dollaro a oltre 1000 pesos. I cittadini vedono evaporare i loro risparmi. I bar e i negozi sono pieni perché chi ha denaro lo spende: sa che domani, il giorno dopo le elezioni potrebbe valere molto meno. Sui social media le persone condividono immagini di scorte: c’è chi ha riempito il congelatore di carne. Chi ha acquistato tre televisori. Chi ha riempito il ripostiglio di bevande.
Sembrava impossibile che il ministro di Finanza di un paese che versa in questa situazione potesse risollevarsi. E invece è successo. E la spiegazione va ricercata nella resilienza del peronismo. “Può essere che il ministro-candidato incarni un caso tipico di tolleranza che l’elettorato ha solo con il peronismo”, scrive Joaquín Morales Solá, acuto editorialista del quotidiano La Nación.
Tra l’attuale presidente Alberto Fernández e la vicepresidente Cristina Kirchner, c’è stata una gara a saltare dal carro dopo che nel mese di agosto le elezioni primarie, aperte e obbligatorie (che in Argentina, diversamente dalle primarie in altri paesi, sono una vera e propria simulazione di voto) avevano visto Massa fermarsi al 30% delle preferenze, quattro punti dietro all’outsider del sistema Jevier Milei. Da allora Fernandez si è eclissato, un’assenza che ha paralizzato anche l’attività di governo. Anche Kirchner si è tenuta ben distante, ripetendo in varie occasioni: “È tutta colpa di Alberto”. Lo ha fatto di nuovo di fronte all’urna: “Chi decide è il presidente, io non sono stata ascoltata”. Sarà da vedere come deciderà di comportarsi nelle prossime settimane.
Milei rinvia la festa
Ma è troppo presto per dare per vinto Javier Milei, il candidato rock star, che vuole dollarizzare l’economia, tagliare drasticamente la spesa pubblica, privatizzare sanità e istruzione e abolire la banca centrale. Il bagno di folla che lo ha accolto sia al voto sia fuori dalla veglia elettorale ne è prova. È arrivato al seggio in macchina, felpa sportiva e una giacca di pelle nera. La folla accorsa era talmente numerosa da impedirgli l’accesso. I fan gli lanciavano fiori e cantavano tanti auguri: il candidato de LLA compiva ieri 53 anni.
Anche la calle Cordoba era tutta una folla in festa con tamburi, trombe e bandiere gialle e nere che canta in coro: “Ha paura, la casta ha paura”. Ad appoggiare l’ultra destra sono accorsi in aiuto anche una delegazione del partito spagnolo Vox e il figlio di Jair Bolsonaro che ha proposto di fronte alle telecamere la liberalizzazione delle armi in Argentina.
Ma dentro l’hotel Libertador Sheraton, l’atmosfera era tesa. Secondo i cronisti locali, molto diversa dalle primarie. La formazione ha registrato una caduta significativa in molte province. E probabilmente ha pagato caro due scivoloni dell’ultima settimana. Il primo: l’annuncio di volere rompere le relazioni diplomatiche con il Vaticano, annunciato nella chiusura di campagna da Alberto Benegas Lynch, economista ottantenne e mentore economico della formazione. L’annuncio era una risposta al Pontefice argentino che aveva indirettamente definito Milei “pagliaccio”. Il secondo ha a che vedere con Lilia Lemoine, la candidata di LLA, amante del cosplay, terrapiattista e negazionista del covid, che ha proposto una legge per permettere ai padri di rinunciare alla paternità.