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Nasrallah va al fronte per valutare l’attacco allo Stato ebraico

(agf)
Una fonte dell’alleanza Hezbollah-Amal: “Se dovesse esserci l’invasione di Gaza, non significa che Hezbollah aprirà subito un fronte vero con Israele, dipenderà dai risultati sul campo”
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BEIRUT — È un conteggio macabro ma aiuta a capire che cosa sta succedendo nel Sud del Libano, dove da 14 giorni Hezbollah e l’esercito israeliano si affrontano in continui scontri a fuoco: il numero dei morti. Nelle ultime 24 ore, 11 miliziani del Partito di Dio sono stati uccisi, circa la metà delle perdite per il movimento paramilitare libanese dall’inizio del conflitto. Significa che l’intensità dei combattimenti è aumentata su tutta la Linea Blu, dalle fattorie di Shebaa, a Est, fino ad Alma Shaab, a Ovest del fronte, e che potrebbe ancora crescere perché a ogni vittima corrisponde un attacco e una controrisposta.

C’è un salto di qualità anche nelle armi utilizzate. Due sere fa gli Hezbollah hanno sparato con missili anti-tank contro le postazioni militari israeliane a Yiftah, gli israeliani hanno attivato i droni e ora colpiscono direttamente i miliziani in auto o all’aperto. È una escalation ma è ancora dentro la zona di controdeterrenza di 3-4 km a ridosso del confine, n…

BEIRUT — È un conteggio macabro ma aiuta a capire che cosa sta succedendo nel Sud del Libano, dove da 14 giorni Hezbollah e l’esercito israeliano si affrontano in continui scontri a fuoco: il numero dei morti. Nelle ultime 24 ore, 11 miliziani del Partito di Dio sono stati uccisi, circa la metà delle perdite per il movimento paramilitare libanese dall’inizio del conflitto. Significa che l’intensità dei combattimenti è aumentata su tutta la Linea Blu, dalle fattorie di Shebaa, a Est, fino ad Alma Shaab, a Ovest del fronte, e che potrebbe ancora crescere perché a ogni vittima corrisponde un attacco e una controrisposta.

C’è un salto di qualità anche nelle armi utilizzate. Due sere fa gli Hezbollah hanno sparato con missili anti-tank contro le postazioni militari israeliane a Yiftah, gli israeliani hanno attivato i droni e ora colpiscono direttamente i miliziani in auto o all’aperto. È una escalation ma è ancora dentro la zona di controdeterrenza di 3-4 km a ridosso del confine, non è stata superata la linea rossa che potrebbe portare Hezbollah in guerra diretta con Israele. Se questo accadrà, sarà il leader Nasrallah a comunicarlo. Finora non ha parlato, ma ieri i suoi hanno fatto filtrare la notizia che segue personalmente le operazioni militari al Sud.

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La linea rossa per Hezbollah è l’invasione di terra a Gaza: né i “gialli” né il loro principale sponsor, l’Iran, accetterebbero la fine di Hamas. Ma Teheran non vuole nemmeno perdere il suo asset più forte contro Israele, e una guerra vera potrebbe fiaccare se non distruggere le forze del partito di Dio. Un’altra considerazione che influisce sulle decisioni di Hezbollah: Il Libano è un Paese economicamente in ginocchio, e l’opposizione alla guerra è diffusa.

Ieri una fonte dell’alleanza Hezbollah-Amal (partito sciita libanese) ha detto al quotidiano Asharq Al-Awsat che se dovesse esserci l’invasione di Gaza, non significa che Hezbollah aprirà subito un fronte vero con Israele, dipenderà «dai risultati sul campo». La risposta del cosiddetto asse della Resistenza potrebbe non necessariamente arrivare dal Sud del Libano. La strategia è spostare il fronte a Est. In Siria Hezbollah ha mezzi, piattaforme logistiche e un potenziale di combattenti quanto se non più radicato delle sue stesse forze in Libano.

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