Pressioni Usa e divisioni interne: ecco perché Israele rinvia l’invasione di Gaza
dal nostro inviato Daniele RaineriL’invasione della Striscia di Gaza da parte dell’esercito israeliano non è più una questione imminente, ma è rimandata a una data non meglio specificata – ha annunciato questa mattina la radio dell’esercito israeliano – “per dare il tempo ai rinforzi americani di arrivare nella regione”. La notizia interrompe un’attesa che gravava da giorni su Israele, Gaza e l’intera regione. Su Israele perché ogni sera prima di andare a dormire il Paese aspettava di risvegliarsi con la notizia dell’operazione di terra in corso e quindi di una guerra contro Hamas dentro un territorio urbano molto difficile da controllare, che avrebbe ricordato la battaglia di Mosul in Iraq nel 2017. Su Gaza perché una campagna di questo tipo può portare a molte perdite fra i civili e già adesso sono altissime – circa cinquemila, secondo il ministero della Sanità palestinese di Gaza, mentre i bombardamenti continuano. Sull’intera regione perché l’invasione potrebbe far entrare in guerra anche Hezbollah, dal fronte lib…
L’invasione della Striscia di Gaza da parte dell’esercito israeliano non è più una questione imminente, ma è rimandata a una data non meglio specificata – ha annunciato questa mattina la radio dell’esercito israeliano – “per dare il tempo ai rinforzi americani di arrivare nella regione”. La notizia interrompe un’attesa che gravava da giorni su Israele, Gaza e l’intera regione. Su Israele perché ogni sera prima di andare a dormire il Paese aspettava di risvegliarsi con la notizia dell’operazione di terra in corso e quindi di una guerra contro Hamas dentro un territorio urbano molto difficile da controllare, che avrebbe ricordato la battaglia di Mosul in Iraq nel 2017. Su Gaza perché una campagna di questo tipo può portare a molte perdite fra i civili e già adesso sono altissime – circa cinquemila, secondo il ministero della Sanità palestinese di Gaza, mentre i bombardamenti continuano. Sull’intera regione perché l’invasione potrebbe far entrare in guerra anche Hezbollah, dal fronte libanase, e altri gruppi controllati dall’Iran.
Da due settimane i vertici politici e militari di Israele descrivono l’invasione come imminente, con toni molto duri che riguardano la fine certa di Hamas e la promessa che l’operazione porterà un cambio definitivo della situazione a Gaza.
Ieri il New York Times aveva scritto che l’Amministrazione Biden ha fatto pressione sul primo ministro israeliano, Netanyahu, per chiedergli di non invadere Gaza adesso ma di rimandare tutto per dare tempo ai negoziati per salvare gli ostaggi nelle mani di Hamas di produrre effetti. Venerdì il gruppo palestinese ha liberato due donne americane e forse si è trattato di un messaggio nelle complesse triangolazioni in corso da due settimane tra Gerusalemme, Washington, Gaza, Doha – in Qatar, dove vive una parte della leadership politica di Hamas – e il Cairo. L’Amministrazione americana vuole anche ottenere l’apertura di canali umanitari per rifornire la popolazione di Gaza, e ci sta riuscendo, e anche rinforzare la propria presenza militare nella regione nel caso che i gruppi filo iraniani decidano di attaccare bersagli americani, come le basi in Iraq e in Siria.
Questo ritardo annunciato s’inserisce anche in uno scontro tra il primo ministro Netanyahu, il suo governo e i suoi generali. Netanyahu, secondo la stampa israeliana, vorrebbe addossare ai generali la responsabilità per non avere capito che Hamas stava per lanciare l’attacco più grande contro i civili israeliani della sua storia. I generali sono in rotta con Netanyahu perché non è ancora chiaro cosa vuole ottenere con l’invasione di Gaza e come. Nel governo, tre ministri starebbero per dare le dimissioni per mettere in crisi il primo ministro, che non è considerato in grado di gestire questa crisi.