Biden convince Israele, rinviata l’invasione: si tratta sugli ostaggi
dal nostro corrispondente Paolo MastrolilliNEW YORK — I media americani e la Radio militare israeliana confermano che lo Stato ebraico ha deciso di rimandare le operazioni di terra a Gaza, su richiesta degli Usa.
Lo scopo è dare tempo ai negoziati per liberare altri ostaggi; potenziare le forze Usa nella regione, come deterrente all’intervento di Paesi come l’Iran; limitare le vittime civili ed evitare l’allargamento del conflitto; preparare meglio i piani per il governo di Gaza dopo l’invasione; e in generale prevenire i contraccolpi geopolitici che allontanerebbero ancora di più il Sud globale dall’Occidente, favorendo la Russia in Ucraina e la Cina nella sua sfida epocale contro le democrazie.
L’Unione europea, a questo scopo, si schiera in favore di una pausa umanitaria delle operazioni militari, mentre la Casa Bianca non ammette di aver fatto pressioni sul premier Netanyahu, ma conferma di avere un dialogo aperto su modalità ed effetti del conflitto. Infatti proprio ieri Hamas ha rilasciato altri due ostaggi, seguend…
NEW YORK — I media americani e la Radio militare israeliana confermano che lo Stato ebraico ha deciso di rimandare le operazioni di terra a Gaza, su richiesta degli Usa.
Lo scopo è dare tempo ai negoziati per liberare altri ostaggi; potenziare le forze Usa nella regione, come deterrente all’intervento di Paesi come l’Iran; limitare le vittime civili ed evitare l’allargamento del conflitto; preparare meglio i piani per il governo di Gaza dopo l’invasione; e in generale prevenire i contraccolpi geopolitici che allontanerebbero ancora di più il Sud globale dall’Occidente, favorendo la Russia in Ucraina e la Cina nella sua sfida epocale contro le democrazie.
L’Unione europea, a questo scopo, si schiera in favore di una pausa umanitaria delle operazioni militari, mentre la Casa Bianca non ammette di aver fatto pressioni sul premier Netanyahu, ma conferma di avere un dialogo aperto su modalità ed effetti del conflitto. Infatti proprio ieri Hamas ha rilasciato altri due ostaggi, seguendo una strategia del contagocce che probabilmente punta proprio ad ostacolare o rallentare l’attacco a Gaza.
Cnn e New York Times erano stati i primi a riportare le pressioni Usa per ritardare l’offensiva, e il presidente Biden aveva dato risposte elusive a chi gli chiedeva se fosse vero: «Sto parlando con Israele». Ieri la Radio militare israeliana ha confermato il rinvio, perché Washington ha fatto sapere allo Stato ebraico che intende «schierare altre forze in Medio Oriente in vista dell’operazione di terra, a causa delle minacce dell’Iran». La ragione però non è solo questa, e infatti l’emittente cita la presenza nel nord della Striscia di 350 mila civili palestinesi, più i circa 600 cittadini americani intrappolati e gli ostaggi.
Il portavoce del Consiglio per la sicurezza nazionale John Kirby, parlando con i giornalisti, ha ribadito che le decisioni militari le prende Israele. Quindi ha detto che gli Usa sono contrari ad un vero cessate il fuoco, perché «beneficerebbe Hamas». Nello stesso tempo, però, Kirby ha aggiunto che Washington ha un dialogo aperto con lo Stato ebraico dall’inizio della crisi, sulle modalità della risposta, i mezzi di cui ha bisogno, e i piani per il dopo. Così ha quanto meno evitato di smentire le notizie dei media sul suggerimento di rimandare le operazioni di terra, probabilmente perché sono vere. Quindi ha ripetuto le accuse all’Iran di complicità con Hamas e coinvolgimento nei recenti attacchi contro le truppe Usa, ripetuti ieri in Siria, Iraq e Arabia. In questo quadro, «gli Usa hanno aumentato la presenza militare in Medio Oriente per mandare un segnale di deterrenza agli attori della regione». Biden ha detto che «dobbiamo prima avere gli ostaggi rilasciati, poi possiamo parlare».
La Ue ha preso una posizione non troppo distante: «Il Consiglio europeo – si legge nella bozza delle conclusioni del vertice dei 27 in programma a Bruxelles giovedì e venerdì – sostiene l’appello del segretario generale Onu Guterres per una pausa umanitaria, al fine di consentire un accesso sicuro e l’arrivo degli aiuti. La Ue lavorerà a stretto contatto con i partner regionali per la protezione dei civili. Il Consiglio ribadisce il richiamo alla necessità di evitare una escalation e di coinvolgere i partner per questo, inclusa l’Autorità Nazionale Palestinese».
Quindi il documento aggiunge: «Siamo pronti a contribuire a ravvivare il processo politico, sulla base della soluzione dei due Stati. Il Consiglio Europeo reitera la necessità di un immediato rilascio degli ostaggi senza alcuna precondizione». Al termine dei lavori di ieri, l’alto rappresentante della politica estera Ue Josep Borrell ha commentato così: «Posso dire che gli Stati membri hanno appoggiato l’idea di una pausa umanitaria a Gaza. I ministri preparano il Consiglio Europeo e credo che ci sia sufficiente consenso. Al Cairo si è parlato di una riduzione della violenza, più che di una pausa, ovvero di un obiettivo più ambizioso, perché la pausa significa l’interruzione di qualcosa che poi riprende, mentre un cessate il fuoco è un accordo più ampio fra le parti».
Nonostante queste pressioni, il ministro della Difesa israeliano Yoav Gallant ha detto ai marinai della base di Ashdod che l’offensiva verso Gaza sarà «un attacco letale e combinato da terra, mare e aria. Continuate a rimanere pronti per l’offensiva perché arriverà. Ci stiamo preparando a fondo».
Gli Usa vogliono anche salvare il negoziato con l’Arabia per la normalizzazione dei rapporti con Israele, e temono che la guerra allontani ancora di più il Sud globale dall’Occidente. Il ministro degli Esteri cinese Wang Yi sarà a Washington venerdì, per preparare l’incontro tra Biden e Xi a San Francisco in novembre, che si spera diventi l’occasione per avviare un disgelo utile anche in Medio Oriente.