La mediazione del Qatar, finanziatore di Hamas. Così i milioni dati all’organizzazione ora imbarazzano l’emiro e chi fa affari con lui
di Enrico FranceschiniLONDRA – Se qualcuno gli dicesse che i soldi del loro shopping finiscono in tasca ad Hamas, molti dei clienti di Harrod’s sarebbero sorpresi e probabilmente scandalizzati. Precisiamo: le cose non stanno esattamente così. È vero, tuttavia, che i grandi magazzini più lussuosi di Londra appartengono al Qatar, il minuscolo emirato del Golfo Persico ora protagonista della complicatissima trattativa per liberare gli ostaggi in mano ad Hamas. È altrettanto vero che il Qatar passa di fatto da 30 a 400 milioni di dollari l’anno ad Hamas; e che ospita a Doha, la sua capitale, l’ufficio politico e i leader di Hamas, catalogata da Stati Uniti e Unione Europea come un’organizzazione terroristica. Impossibile che una mano non sappia cosa fa l’altra. Una delle tante contraddizioni di uno dei Paesi più ricchi del mondo.
Da Harrod’s al Psg
Naturalmente si tratta di due mani diverse. La prima, il Qatari Investment Fund, oltre ad Harrod’s, comprato nel 2010 per 1 miliardo e mezzo di sterline dall’e…
LONDRA – Se qualcuno gli dicesse che i soldi del loro shopping finiscono in tasca ad Hamas, molti dei clienti di Harrod’s sarebbero sorpresi e probabilmente scandalizzati. Precisiamo: le cose non stanno esattamente così. È vero, tuttavia, che i grandi magazzini più lussuosi di Londra appartengono al Qatar, il minuscolo emirato del Golfo Persico ora protagonista della complicatissima trattativa per liberare gli ostaggi in mano ad Hamas. È altrettanto vero che il Qatar passa di fatto da 30 a 400 milioni di dollari l’anno ad Hamas; e che ospita a Doha, la sua capitale, l’ufficio politico e i leader di Hamas, catalogata da Stati Uniti e Unione Europea come un’organizzazione terroristica. Impossibile che una mano non sappia cosa fa l’altra. Una delle tante contraddizioni di uno dei Paesi più ricchi del mondo.
Da Harrod’s al Psg
Naturalmente si tratta di due mani diverse. La prima, il Qatari Investment Fund, oltre ad Harrod’s, comprato nel 2010 per 1 miliardo e mezzo di sterline dall’egiziano Mohammed al Fayed (il cui figlio Dodi morì insieme alla principessa Diana nel tragico incidente d’auto a Parigi), possiede lo Shard, il grattacielo disegnato da Renzo Piano, il più alto della capitale britannica e d’Europa; tre degli alberghi più esclusivi della città, il Claridge’s, il Berkeley e il Connaught; la nuova cittadella finanziaria di Canary Wharf sulla riva del Tamigi; la maggioranza di Sainsbury’s, maggiore catena di supermercati inglese; il 20 per cento dell’aeroporto di Heathrow, il 12 per cento della banca Barclays e molto altro ancora, per restare nel Regno Unito. Possiede anche, per citare qualche investimento altrove, la squadra di calcio del Paris Saint Germain, il 17 per cento della Volkswagen e, in leasing per 99 anni, il grattacielo al 666 della Fifth Avenue di New York, il cui precedente proprietario Jared Kushner, genero dell’allora presidente Trump, era in gravi difficoltà finanziarie. In tutto, grazie ai proventi dei suoi immensi giacimenti di gas (i terzi più ampi del pianeta) e petrolio, il fondo sovrano qatarino gestisce quasi 500 miliardi di dollari in numerosi Paesi del globo: Italia compresa, tramite una joint-venture firmata nel 2012 con la Cassa Depositi e Prestiti.
La più grande base militare Usa
L’altra mano, quella che aiuta finanziariamente e ospita Hamas, è più occulta, sebbene ben nota a tutti coloro che si occupano dell’argomento. Del resto, il sostegno ad Hamas non è l’unico paradosso di questo regno lillipuziano, padrone di mezzo mondo: che ospita la più grande base militare americana in Medio Oriente, in cui sono stazionati 11 mila uomini e più di 100 caccia bombardieri; che è sede di al Jazeera, la rete televisiva di sole news propagatrice del giornalismo all’americana nel Golfo Persico, con il suo canale in lingua inglese, ma accusata di fare propaganda ai Fratelli Musulmani e ad altri gruppi islamisti, con il suo canale in arabo; che ha organizzato i mondiali di calcio del 2022, tra accuse di violazioni dei diritti umani e sospetti di bustarelle per aggiudicarsi il progetto, pur essendo da sempre giudicato troppo tollerante verso gruppi estremisti e terroristi islamici .
Il piede in due scarpe
Perché mai l’emiro Tamir bin Hamad al Thani, ultimo di una monarchia ereditaria che regna sul Qatar dal 1868, autorizza le donazioni ad Hamas o compie atti di generosa ospitalità verso questo e altri gruppi accusati di terrorismo, invece di preoccuparsi soltanto di fare fruttare la propria montagna di soldi e concludere affari con l’Occidente? A livello ufficiale, perché quei soldi non sono destinati direttamente ad Hamas, bensì a opere di carità, per aiuti umanitari ai 2 milioni e 300 mila palestinesi di Gaza, uno dei luoghi più poveri della Terra. Dal punto di vista religioso, per coerenza con il sostegno dato ai Fratelli Musulmani fin dagli anni Cinquanta del Novecento: seppure in modo meno rigido dell’Arabia Saudita, il Qatar aderisce alla rigida interpretazione wahabita dell’Islam, tipica dei movimenti fondamentalisti. E dal punto di vista politico per una terza ragione, figlia del Grande Gioco del vicino e lontano Oriente: tenere il piede in due scarpe. Facendo un favore ad Hamas, ma in fondo anche a Israele e all’America, finora convinte che l’ospitalità e l’assistenza economica (per un totale di 1 miliardo e 800 milioni di dollari negli ultimi due decenni) offerte dal Qatar contribuissero a contenere Hamas, mantenendo il conflitto a una relativamente bassa intensità e tenendo aperto un canale di comunicazione, in caso di bisogno.Il negoziato sugli ostaggi.
Un “Parlamento” nominato dall’emiro
La guerra di Gaza, infatti, ha richiamato l’attenzione sui contrasti di un emirato di 2 milioni e mezzo di abitanti di cui soltanto 300 mila sono cittadini qatarini: tutti Paperoni del gas e del petrolio, tutti imparentati con la famiglia reale, per i quali lavorano gli altri 2 milioni e 200 mila, tutti immigrati stranieri, dai netturbini ai medici. Una monarchia in cui l’emiro e i ministri del governo da lui nominato, scelti fra i suoi parenti stretti, hanno potere assoluto: basti dire che lo pseudo Parlamento, chiamato non a caso Assemblea Consultiva, è composto da 30 membri eletti dal popolo (cioè dai 300 mila cittadini legati alla famiglia reale) e da 15 selezionati dall’emiro. I clienti che fanno shopping da Harrod’s, insomma, avrebbero anche altri motivi per sorprendersi o scandalizzarsi, se sapessero che i più lussuosi grandi magazzini di Londra appartengono al Qatar.