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La sposa di Gaza, dall’abito bianco mai indossato alla nuova vita nel campo rifugiati

(reuters)
Dopo l’inizio dei bombardamenti, la trentenne originaria del Nord del Paese si è spostata a Khan Yunis con la famiglia. Il matrimonio era previsto il 19 ottobre. “Si è trasformato da un giorno di festa a una catastrofe piena di morte”
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L’abito bianco di Suwar Safi era già pronto nell’armadio, lo avrebbe dovuto indossare il 19 ottobre per sposare Ahmed. Il 7 ottobre anche la sua vita è cambiata, così come i loro sogni, e ora vive in una tenda in un campo rifugiati allestito dalle Nazioni Unite a Khan Yunis, nel Sud della Striscia di Gaza.

Viveva nel Nord ma dopo che Israele ha lanciato gli attacchi aerei sulla Striscia di Gaza governata da Hamas - in risposta all’attacco del 7 ottobre – Suwar e la sua famiglia si sono spostati a Khan Younis, la città dove è nato e cresciuto il suo futuro sposo.

Ahmed Safi continua a vivere in casa con i suoi genitori e vista la difficoltà che il nuovo conflitto ha imposto la coppia non riesce a vedersi frequentemente. Insieme hanno posato a casa di Ahmed per questo servizio fotografico dell’agenzia Reuters, alla quale hanno raccontato la loro storia.

Una storia semplice, di due fidanzati che possono ancora sognare a differenza delle tante persone rimaste vittime dei bombard…

L’abito bianco di Suwar Safi era già pronto nell’armadio, lo avrebbe dovuto indossare il 19 ottobre per sposare Ahmed. Il 7 ottobre anche la sua vita è cambiata, così come i loro sogni, e ora vive in una tenda in un campo rifugiati allestito dalle Nazioni Unite a Khan Yunis, nel Sud della Striscia di Gaza.

Viveva nel Nord ma dopo che Israele ha lanciato gli attacchi aerei sulla Striscia di Gaza governata da Hamas - in risposta all’attacco del 7 ottobre – Suwar e la sua famiglia si sono spostati a Khan Younis, la città dove è nato e cresciuto il suo futuro sposo.

Ahmed Safi continua a vivere in casa con i suoi genitori e vista la difficoltà che il nuovo conflitto ha imposto la coppia non riesce a vedersi frequentemente. Insieme hanno posato a casa di Ahmed per questo servizio fotografico dell’agenzia Reuters, alla quale hanno raccontato la loro storia.

Una storia semplice, di due fidanzati che possono ancora sognare a differenza delle tante persone rimaste vittime dei bombardamenti. Il ministero della Sanità di Gaza parla di almeno 6.546 palestinesi uccisi dai bombardamenti israeliani dal 7 ottobre, compresi 2.704 bambini.

Suwar Safi mostra le partecipazioni 

 (reuters)

"Tutti mi dicono che andrà tutto bene, che dobbiamo avere fede. Voglio crederci, questo è il nostro destino e dobbiamo accettarlo", ha raccontato Suwar, 30 anni. Che poi aggiunge: "Non abbiamo avuto la possibilità di provare quella gioia".

Quando è scoppiato il conflitto, Ahmed ha raccontato di aver provato subito a chiamare la fidanzata e la sua famiglia per cercare di spostarli dal Nord al Sud. Israele aveva esortato i palestinesi di Gaza City a spostarsi a Sud, perché era più sicuro, ma gli attacchi aerei hanno colpito tutta l’enclave.

(reuters)

"Anche quando finalmente siamo riusciti a trovare un'auto per portarli qui, gli attacchi aerei ci hanno raggiunto mentre fuggivano", racconta. "Ho aspettato con impazienza di festeggiare i 30 anni e di sposarmi. Poi il 19 ottobre si è trasformato da un giorno di festa a una catastrofe piena di tristezza, distruzione e morte", continua Suwar.

I matrimoni vengono vissuti a Gaza come un momento di particolare importanza nella vita dei giovani. In un territorio povero, con un grande tasso di disoccupazione e così densamente popolato – sono oltre 2 milioni gli abitanti - non tutti possono permettersi di sposarsi.

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