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Russia, Putin testa la risposta a un attacco nucleare nemico

Le periodiche esercitazioni cadono nello stesso giorno in cui la Camera alta del Parlamento ha approvato la revoca della ratifica del Trattato sul bando dei test. Il Patriarca Kirill: “Le armi atomiche sono un atto di Dio”
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MOSCA – Ancora una volta è entrata in azione l’intera triade nucleare: missili da mare, cielo e terra. Dal sottomarino “Tula” della Flotta del Nord nel mare di Barents, Artico, si è levato il missile Sineva, mentre dal cosmodromo di Plesetsk, 800 km a Nord di Mosca, è partito lo Jars. Diretti entrambi fino al poligono Kura nella lontana Kamchatka, Estremo Oriente Russo. Intanto due bombardieri strategici Tupolev-95MS lanciavano missili in grado di trasportare cariche nucleari. Il tutto sotto la supervisione del presidente russo Vladimir Putin.

“Compagno comandante in capo supremo”, lo ha apostrofato il ministro della Difesa Sergej Shojgu in un filmato mandato in onda dalla tv di Stato. “In conformità con il piano di addestramento delle Forze Armate della Federazione Russa, sotto la Sua guida, verrà praticato un attacco nucleare da parte di forze offensive strategiche in risposta a un attacco nucleare nemico”. Al suo fianco Valerij Gerasimov, il capo di Stato maggiore, nonché comandant…

MOSCA – Ancora una volta è entrata in azione l’intera triade nucleare: missili da mare, cielo e terra. Dal sottomarino “Tula” della Flotta del Nord nel mare di Barents, Artico, si è levato il missile Sineva, mentre dal cosmodromo di Plesetsk, 800 km a Nord di Mosca, è partito lo Jars. Diretti entrambi fino al poligono Kura nella lontana Kamchatka, Estremo Oriente Russo. Intanto due bombardieri strategici Tupolev-95MS lanciavano missili in grado di trasportare cariche nucleari. Il tutto sotto la supervisione del presidente russo Vladimir Putin.

“Compagno comandante in capo supremo”, lo ha apostrofato il ministro della Difesa Sergej Shojgu in un filmato mandato in onda dalla tv di Stato. “In conformità con il piano di addestramento delle Forze Armate della Federazione Russa, sotto la Sua guida, verrà praticato un attacco nucleare da parte di forze offensive strategiche in risposta a un attacco nucleare nemico”. Al suo fianco Valerij Gerasimov, il capo di Stato maggiore, nonché comandante della cosiddetta “operazione militare speciale” in Ucraina. “Tutti i compiti pianificati sono stati completati in pieno”, ha osservato infine il Cremlino in un comunicato, mentre il ministero della Difesa su Telefram ha diffuso le immagini di un missile che sfreccia in un alone di luce nel cielo notturno e un bombardiere che decolla da una pista.

Il Trattato sul bando dei test nucleari

Il copione è più o meno lo stesso di un anno fa quando la Russia tenne eccezionalmente due esercitazioni strategiche, il 19 febbraio alla vigilia dell’offensiva contro Kiev e il 26 ottobre. Si tratta di esercitazioni annuali, precedute da regolari notifiche di interdizione dello spazio aereo.

Ma stavolta l’appuntamento lancia un messaggio ancora più sinistro perché cade non soltanto nel ventesimo mese del conflitto in Ucraina, ma nello stesso giorno in cui il Consiglio della Federazione, la Camera alta del Parlamento russo, ha approvato la revoca della ratifica del Trattato sul divieto totale dei test nucleari (Ctbt).

Un voto invocato a inizio mese dallo stesso Putin, durante la sessione plenaria del Forum del think tank Valdai a Sochi. Adesso, perché la revoca della ratifica entri in vigore, manca soltanto la sua firma. Ma sembra soltanto questione di ore.

Per la Russia l’abbandono del trattato mirerebbe soltanto a “ripristinare la parità strategica” con gli Stati Uniti, che lo avevano firmato, ma non lo hanno mai ratificato. La revoca fa tuttavia temere un’intensificazione della corsa agli armamenti. L'ultimo test russo risale al 1990, quando era ancora in piedi l’Unione Sovietica, e l'ultimo degli Stati Uniti al 1992.

La Russia, del resto, ha già abbandonato diversi trattati sul disarmo nucleare negli ultimi anni, compreso l’importante accordo New Start con gli Stati Uniti, e in estate ha anche schierato armi nucleari tattiche in Bielorussia. E proprio oggi il viceministro degli Esteri Sergej Rjabkov ha assicurato che Mosca tornerà a parlare di controllo delle armi nucleari soltanto quando Washington, il principale sostenitore militare e finanziario dell'Ucraina, smetterà di essere "ostile" a Mosca.

Le parole di Kirill

Come se non bastasse, continuano le reiterate minacce nucleari e la retorica bellicista dei falchi e persino del patriarca Kirill, il capo della Chiesa ortodossa russa. La scorsa settimana aveva detto che le armi nucleari hanno “salvato” la Russia e sono state create grazie alla “provvidenza di Dio”.

“Se non fosse stato per il lavoro del creatore della bomba atomica sovietica Igor Kurchatov e dei suoi colleghi, è difficile dire se il nostro Paese esisterebbe ancora”, aveva affermato, sostenendo inoltre che gli scienziati sovietici avessero agito “sotto la protezione di San Serafino di Sarov” e “per l’ineffabile provvidenza di Dio”. Parole che avevano destato l’ironia di molti che sui social si erano sbizzarriti in meme e parodie, ma che fanno paura a Kiev e all’Occidente.

Secondo lo Stockholm International Peace Research Institute, la Russia dispone attualmente di un arsenale di 4.489 testate nucleari, di cui 1.674 schierate, mentre gli Stati Uniti hanno un arsenale complessivo più piccolo, pari a 3.708 testate, di cui 1.770 pronte per l’uso.

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