Argentina, l’anatra abbraccia il leone: l’anarco-capitalista Milei incassa l’appoggio della destra tradizionale
di Laura LucchiniQuando l’anarco-capitalista Javier Milei ieri pomeriggio ha abbandonato i suoi toni usuali e ha postato un disegno infantile che ritrae una papera con la bandiera argentina abbracciata a un leone, a tutti è parso chiaro che si stava celebrando un matrimonio a destra. Anche chi non era davanti alla televisione ha intuito che la destra moderata argentina, dopo la sconfitta elettorale di domenica sera, aveva “detto sì” alla proposta indecente di sfidare il peronismo unendosi agli outsider antisistema.
E infatti mentre il disegno diventava virale, stava parlando Patricia Bullrich, la candidata erede dell’ex presidente conservatore Mauricio Macri: "Non possiamo essere neutrali di fronte al pericolo del kirchnerismo, rappresentato da Sergio Massa", ha dichiarato Bullrich in una conferenza stampa, "quando la patria è in pericolo, tutto è permesso". La candidata del partito conservatore Juntos por el cambio (JxC) ha confermato di aver incontrato Milei negli ultimi giorni, e ha aggiunto …
Quando l’anarco-capitalista Javier Milei ieri pomeriggio ha abbandonato i suoi toni usuali e ha postato un disegno infantile che ritrae una papera con la bandiera argentina abbracciata a un leone, a tutti è parso chiaro che si stava celebrando un matrimonio a destra. Anche chi non era davanti alla televisione ha intuito che la destra moderata argentina, dopo la sconfitta elettorale di domenica sera, aveva “detto sì” alla proposta indecente di sfidare il peronismo unendosi agli outsider antisistema.
E infatti mentre il disegno diventava virale, stava parlando Patricia Bullrich, la candidata erede dell’ex presidente conservatore Mauricio Macri: "Non possiamo essere neutrali di fronte al pericolo del kirchnerismo, rappresentato da Sergio Massa", ha dichiarato Bullrich in una conferenza stampa, "quando la patria è in pericolo, tutto è permesso". La candidata del partito conservatore Juntos por el cambio (JxC) ha confermato di aver incontrato Milei negli ultimi giorni, e ha aggiunto che si sono perdonati a vicenda per le bassezze della campagna elettorale.
L’avvicinamento apre nuovi scenari in vista del secondo turno presidenziale. Domenica scorsa il Paese ha votato per scegliere il Presidente che sostituirà l’ormai molto assente Alberto Fernandez. Si tratta di un’elezione che ha attratto enorme attenzione a livello internazionale per due motivi: da una parte perché l’Argentina attraversa la peggior crisi economica dal 2001. Dall’altra perché in questo contesto di crisi, come spesso accade, ha fatto irruzione la figura dell’economista turbo-liberista Javier Milei, fan di Donald Trump e Jair Bolsonaro, che promette mettere fine alla casta di governo, tagliare la spesa pubblica armato di motosega, dollarizzare l’economia, far saltare in aria la banca centrale e privatizzare sanità e istruzione.
La ricetta ha galvanizzato i giovanissimi (uomini) che sono andati a votare in massa alle primarie di agosto. Per la prima volta da che esistono queste elezioni un nuovo partito si è posizionato primo. Sono iniziate vorticose settimane di campagna dove Milei ha incendiato le piazze brandendo la motosega per tagliare la spesa pubblica e usando un lessico incendiario che parla con cori da stadio di “eliminare nemici”, “far saltare in aria” banche ecc.
La primarie e il primo turno
Si temeva che La libertad avanza di Milei, con i suoi milioni di followers sui social e i suoi eventi in stile concerto rock, confermasse il risultato domenica e raddoppiasse fino a vincere al primo turno, ma così non è stato. Ha prevalso la paura verso l’ignoto e si è imposto l’attuale ministro dell’Economia di un Paese con l’inflazione al 138% e la povertà a oltre il 40%. Sergio Massa ha ottenuto il 37% dei voti, Milei il 30%, Bullrich il 24%. A nessuno è sfuggito però che 2/3 di coloro che sono andati a votare lo hanno fatto per chiedere un cambiamento.
Ed è così che si è compiuta la metamorfosi. Sul palco dell’hotel Sheraton Libertador è comparso Javier Milei, il moderato. I risultati erano arrivati da cinque minuti, e lui già aveva cambiato abiti per chiedere alla destra moderata di appoggiarlo. “Abbiamo un nemico in comune. La scelta è tra il Kirchnerismo e la libertà”. La scena si è poi spostata all’esterno dove Milei ha gettato la motosega, un gesto interpretato da alcuni come l’abbandono definitivo dei toni incendiari.
Ma veniamo alla simbologia: Milei ha fatto campagna letteralmente ruggendo sul palco. Si fa ritrarre come leone in varie icone di merchandising. Bullrich invece si chiama Patricia, il diminutivo di Patricio è “pato”, che vuole anche dire “papero”. I caricaturisti sottolineano le somiglianze tra lei e l’animale.
Ci si chiede come la “pata” Bullrich abbia fatto ad arrivare fin qui. Lei che negli anni ’70 si opponeva al regime nella clandestinità e militava tra le fila dei montoneros. Proprio lei a cui la dittatura ha “fatto sparire” due fidanzati. Lei con il casco di capelli ricci e il fare sbarazzino, cosa può centrare con un partito che relativizza i crimini della dittatura?
Di sicuro c’è che ha già spaccato la sua coalizione Juntos por el Cambio (JxC). L'Unione Civica Radicale (Ucr) e la Coalizione Civica, che insieme al Pro di Bullrich e dell'ex presidente Mauricio Macri formavano JxC, hanno annunciato ieri immediatamente la loro dissociazione dall'annuncio di Bullrich attraverso le dichiarazioni dei loro leader, rispettivamente Gerardo Morales ed Elisa Carriò. "Il Partito Radicale non accompagnerà nessuno dei due candidati. La società ci ha assegnato il ruolo di oppositori e assumiamo la responsabilità di contribuire al progresso del Paese dal ruolo che gli argentini ci hanno assegnato", ha affermato Morales.
Pero quelli di Pro sono pur sempre un ampio bacino di voti. Sarà lotta all’ultimo elettore. La destra moderata ha appena rilanciato Javier Milei e la battaglia per la presidenza è più che mai aperta.