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Acapulco, la perla del Pacifico distrutta da Otis: l’uragano classe 5 uccide almeno 27 persone

In 10 ore la tempesta tropicale ha raggiunto il massimo livello della scala di pericolosità della bufera sorprendendo anche gli esperti. Un evento eccezionale che ha sconvolto l’intero Stato di Guerrero
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Una normale tempesta tropicale, tipica di queste stagioni, che si trasforma in uragano. Uragano di classe 5, il massimo grado della scala. Un evento eccezionale, una mutazione che ha allarmato gli esperti: in sole 10 ore. È il più forte degli ultimi 30 anni, praticamente unico nella storia recente del Messico. A pagarne le spese è Acapulco, la perla del Pacifico, l’icona del turismo internazionale che negli Anni 60 e 70 del secolo scorso si riversava su questa località tra feste mondane e tuffi spettacolari dall’alto delle sue scogliere.

Ma è l’intero Stato di Guerrero, tra i più poveri del Paese nordamericano, diventato punto di snodo del narcotraffico, a subire perdite e danni ingenti. Sono almeno 27 le vittime. Alberghi e case distrutte, strade crollate, tralicci dell’alta tensione abbattuti come fuscelli, le finestre delle abitazioni sventrate e gli arredi interni avvolti dalla spirale e scagliati con furia all’esterno. Hanno ceduto persino i muri in cemento armato. Sono saltati l…

Una normale tempesta tropicale, tipica di queste stagioni, che si trasforma in uragano. Uragano di classe 5, il massimo grado della scala. Un evento eccezionale, una mutazione che ha allarmato gli esperti: in sole 10 ore. È il più forte degli ultimi 30 anni, praticamente unico nella storia recente del Messico. A pagarne le spese è Acapulco, la perla del Pacifico, l’icona del turismo internazionale che negli Anni 60 e 70 del secolo scorso si riversava su questa località tra feste mondane e tuffi spettacolari dall’alto delle sue scogliere.

Ma è l’intero Stato di Guerrero, tra i più poveri del Paese nordamericano, diventato punto di snodo del narcotraffico, a subire perdite e danni ingenti. Sono almeno 27 le vittime. Alberghi e case distrutte, strade crollate, tralicci dell’alta tensione abbattuti come fuscelli, le finestre delle abitazioni sventrate e gli arredi interni avvolti dalla spirale e scagliati con furia all’esterno. Hanno ceduto persino i muri in cemento armato. Sono saltati l’elettricità, internet e la telefonia mobile. I collegamenti stradali interrotti. Anche l’aeroporto internazionale di Acapulco ha dovuto chiudere i battenti dopo essere stato invaso dall’acqua che ha contribuito a far saltare il sistema di controllo del traffico.

La tempesta Otis ha acquistato forza appena toccata terra. I venti hanno iniziato a soffiare imponenti fino a raggiungere i 270 chilometri l’ora. Il Servizio Meteorologico Nazionale è stato colto di sorpresa. Assieme alle autorità locali e federali avevano diramato alle 12:00 di martedì un bollettino in cui annunciavano l’arrivo del maltempo. Si è fatto sentire alle 18:00 del giorno successivo. Pioggia battente ma niente di più. Poi è iniziato l’incubo. Il fronte è avanzato verso Acapulco e alle 00:25 ha rovesciato tutta la sua forza sulla città. È rimasto fermo, colpendo alberghi e case, alzando l’asfalto, trascinando con la sua potenza ogni cosa che incontrava nel suo percorso devastante. La gente si è riparata come poteva. “Le case tremavano”, raccontano i testimoni, “non sapevamo cosa fare. Molti si sono riversati per strada ma era peggio”. All’alba, dopo una notte di vero terrore, si calcolavano i danni. Si parla di milioni di dollari. Cinquecentomila persone sono senza elettricità e internet; è difficile raggiungere alcune zone che restano isolate. Non si ha idea del numero di vittime e di feriti.

(afp)

Anche la comunità scientifica è stata colta di sorpresa. Collega la rapidità con cui Otis è diventato un uragano nella stagione del Niño, il fenomeno associato ai cambiamenti dell’atmosfera e alla fluttuazione della temperatura dell’acqua nel Pacifico. Un cambio che non si avvertiva da tempo e che desta preoccupazione lungo tutta la fascia del Pacifico meridionale. Se sale la temperatura del mare, il contrasto con quella a terra solleva nubi e provoca violenti rovesci. Ma può anche creare siccità insolite che vanno a prolungare un periodo di caldo soffocante già registrato in questa stagione primaverile.

“Esiste un’ipotesi che potrebbe essere collegata all’aumento della temperatura dell’oceano”, suggerisce a El País Claudia Rojas, del Dipartimento di Ingegneria di Processo e Idraulica dell’Università autonoma del Messico. “Non significa che ci siano più uragani, significa che quando ne appare uno questo accelera la sua formazione assorbendo più energia”. Difficile stabilire con certezza se Otis sia prodotto dall’effetto del cambiamento climatico. È però chiaro che con lo squilibrio creato dai gas emessi dalla terra produrrà meno uragani ma molto più intensi”.

(reuters)

Dopo essersi sfogato su Acapulco, che appare distrutta, il ciclone è tornato tempesta tropicale riversando forti piogge sul Messico centrale e meridionale. Ha perso forza perché si è trovato davanti la Sierra Madre Occidentale che ha fatto da muro erodendo l’anello esterno dell’uragano. Mobilitato l’esercito che ha allestito nella regione 37 rifugi. Il presidente Obrador aveva spedito sul posto il suo gabinetto. Ma la gravità della situazione gli ha suggerito di andare a vedere di persona

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