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Omer e Omar, uno israeliano, l’altro palestinese: così la guerra (anche sui social) lega il destino di due bambini uccisi vicino al confine

Avevano entrambi 4 anni: il primo è morto con tutta la sua famiglia, sterminata il 7 ottobre da Hamas, il secondo è rimasto sepolto sotto la casa che gli è crollata addosso colpita da un missile israeliano. E in Rete c’è chi ha trasformato le loro tragiche storie in propaganda
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I loro nomi sono quasi identici: Omer e Omar. Anche l’età era la stessa: avevano entrambi quattro anni. Il primo israeliano, il secondo palestinese, sono morti a pochi chilometri di distanza, sui due lati del confine che separa lo Stato ebraico dalla striscia di Gaza: Omer ucciso il 7 ottobre da Hamas, con tutta la sua famiglia, nel kibbutz in cui vivevano; Omar morto sepolto dalla casa che gli è crollata addosso quattro giorni più tardi, quando è stata colpita da un missile israeliano.

E il tragico destino che ha fatto morire questi due bambini li ha uniti anche sotto un altro aspetto: sui social media la fine dell’uno e dell’altro è stata negata da migliaia di utenti, accomunati dall’odio che si rifiuta di accettare la realtà e trasformati in propaganda.
L’attacco di Hamas ha colto Omer Siman-Tov nel kibbutz Nir Oz, una delle fattorie agricole collettive a una manciata di chilometri dalla frontiera di Gaza messe nel mirino dai fondamentalisti islamici del gruppo. Uomini armati s…

I loro nomi sono quasi identici: Omer e Omar. Anche l’età era la stessa: avevano entrambi quattro anni. Il primo israeliano, il secondo palestinese, sono morti a pochi chilometri di distanza, sui due lati del confine che separa lo Stato ebraico dalla striscia di Gaza: Omer ucciso il 7 ottobre da Hamas, con tutta la sua famiglia, nel kibbutz in cui vivevano; Omar morto sepolto dalla casa che gli è crollata addosso quattro giorni più tardi, quando è stata colpita da un missile israeliano.

E il tragico destino che ha fatto morire questi due bambini li ha uniti anche sotto un altro aspetto: sui social media la fine dell’uno e dell’altro è stata negata da migliaia di utenti, accomunati dall’odio che si rifiuta di accettare la realtà e trasformati in propaganda.
L’attacco di Hamas ha colto Omer Siman-Tov nel kibbutz Nir Oz, una delle fattorie agricole collettive a una manciata di chilometri dalla frontiera di Gaza messe nel mirino dai fondamentalisti islamici del gruppo. Uomini armati sono penetrati nella sua abitazione, hanno sparato al padre Yonatan e alla madre Tamar, lasciando Omer e le sue due sorelline di qualche anno più grandi all’interno dell’abitazione, a cui hanno poi dato fuoco. I tre bambini sono morti bruciati vivi. Una foto della famiglia Siman-Tov è finita sul profilo del governo israeliano su X, l’ex-Twitter: ritratto di due genitori e tre figli, all’aria aperta, sorridenti e felici. “Un’intera famiglia spazzata via dai terroristi di Hamas”, diceva il post.
Ma tra i commenti lasciati dagli utenti, accanto a parole di condoglianze, solidarietà e dolore, molti hanno accusato Israele di avere pubblicato una foto falsa. “Il bambino indicato come Omer è un attore, non è morto, sta benissimo, lo hanno pagato per recitare il ruolo della vittima dei palestinesi”, afferma uno. “Sono tutti attori, quella famiglia nella realtà non esiste”, afferma un altro. “Non ci sono prove, Israele smetti di mentire”, sostiene un terzo.

Altri hanno affermato addirittura che Omer sarebbe stato ucciso apposta da Israele per poter dare la colpa ad Hamas. Decine e decine di commenti del genere, poi rimbalzati in mezzo mondo, così dando credito alle menzogne di Hamas che da parte sua dichiarava: “Noi non ammazziamo bambini, non uccidiamo civili innocenti”. Una reazione simile a quella della Russia dopo i bombardamenti dell’ospedale di Mariupol, durante la guerra in Ucraina, quando una donna incinta, trasportata via in barella fra i crateri lasciati dalle bombe, fu descritta da Mosca come “una nota attrice”.
A 23 chilometri dal kibbutz dove ha perso la vita Omer, quattro giorni dopo è morto Omar Bilal al-Vanna, sotto le macerie provocate da un raid aereo israeliano su Zeitoun, un sobborgo di Gaza City. Il piccolo bambino palestinese stava giocando in giardino con il fratello Majd di sette anni, quando un razzo ha fatto crollare loro addosso l’abitazione. Omar non ce l’ha fatta, Majd è rimasto ferito a una gamba. Qualche ora più tardi sui social è circolata una foto del padre di Omar, che teneva fra le braccia il corpicino senza vita del figlioletto, portandolo all’obitorio della città.

A quel punto è partito il tam-tam delle smentite. “Quel fagottino che l’uomo ha in braccio non è un vero bambino, è una bambola”, hanno scritto in tanti. “E’ il gioco della disperazione di Hamas, per suscitare proteste in Occidente”, accusano altri post. “Tutta propaganda di Hamas, non credeteci”, sostengono altri ancora. Anche questi post hanno fatto il giro del mondo: uno è stato visualizzato ben 3 milioni e 800 mila volte.
È stata la squadra di fact-checker della Bbc a ricostruire la verità, verificando l’identità dei due bambini e le circostanze in cui sono morti. La giornalista inglese autrice dell’indagine, Marianna Spring, corrispondente della redazione che si occupa di disinformazione e fake news, ha raccontato a Mor Lacob, un’amica della madre di Omer, che anche la morte di Omar è stata messa in dubbio da una analoga campagna di odio e di troll sui social. “Il mio cuore piange per tutti gli innocenti”, le ha risposto la donna, “assassinati e uccisi a causa delle azioni di Hamas”.

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