Le direttive del Papa: empatia per le vittime e dialogo
di Iacopo ScaramuzziPiù facile a dirsi che a farsi. Il Papa ha chiesto ai credenti di prendere «una sola parte» nel conflitto tra Israele e Hamas, «quella della pace». Questa sera conclude a San Pietro una giornata di preghiera e digiuno. Ieri ha sentito Recep Tayyip Erdogan, che ha definito Gaza «un massacro». Il portavoce vaticano, Matteo Bruni, ha precisato che la telefonata era stata chiesta dal presidente turco, e il Papa «ha espresso il suo dolore» ed ha auspicato «che si possa arrivare alla soluzione dei due Stati e di uno statuto speciale per la città di Gerusalemme».
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Puntualizzazioni necessarie dopo che Erodgan, l’altroieri, aveva definito gli uomini di Hamas “patrioti”. Bergoglio e i suoi uomini soppesano ogni parola. Seguono tre direttrici. Il Papa in persona si è mosso per le vittime dell’una e dell’altra parte. Tramite l’amico Enrique Cymerman organizza un incontro con i famigliari di alcuni ostaggi israel…
Più facile a dirsi che a farsi. Il Papa ha chiesto ai credenti di prendere «una sola parte» nel conflitto tra Israele e Hamas, «quella della pace». Questa sera conclude a San Pietro una giornata di preghiera e digiuno. Ieri ha sentito Recep Tayyip Erdogan, che ha definito Gaza «un massacro». Il portavoce vaticano, Matteo Bruni, ha precisato che la telefonata era stata chiesta dal presidente turco, e il Papa «ha espresso il suo dolore» ed ha auspicato «che si possa arrivare alla soluzione dei due Stati e di uno statuto speciale per la città di Gerusalemme».
[[(FckEditorEmbeddedHtmlLayoutElement) onecms:f8e19527-a145-44da-a805-d573ead94a47]]
Puntualizzazioni necessarie dopo che Erodgan, l’altroieri, aveva definito gli uomini di Hamas “patrioti”. Bergoglio e i suoi uomini soppesano ogni parola. Seguono tre direttrici. Il Papa in persona si è mosso per le vittime dell’una e dell’altra parte. Tramite l’amico Enrique Cymerman organizza un incontro con i famigliari di alcuni ostaggi israeliani, telefona al parroco di Gaza, il religioso argentino Gabriel Romanelli, per dare conforto ai rifugiati sotto le bombe. «C’è rabbia nei cuori di tutti ed è difficile finanche dire una parola», dice monsignor Rafic Nahra, vicario patriarcale per Israele, meglio «compiere atti concreti di vicinanza».
La seconda direttrice è la diplomazia. Il cardinale Pietro Parolin e l’arcivescovo Paul Richard Gallagher, che conoscono il dossier mediorientale a menadito, sono attivissimi. Temono che il conflitto si allarghi, approfittando del sinodo hanno incontrato i patriarchi libanesi. La maggioranza dei cristiani di Terra Santa sono arabi, il governo Netanyahu pensa che la Santa Sede non sia equilibrata. Il Papa fa appello al rilascio dei sequestrati, apprezza la moral suasion di Joe Biden, e gli ha telefonato per dirglielo. Il cardinale Matteo Zuppi nota: «Hamas è il peggior nemico dei palestinesi». Da Gerusalemme il patriarca Pierbattista Pizzaballa avverte: «Bombardare Gaza non risolverà alcun problema, anzi ne creerà di nuovi». Il timore del Papa è che la «terza guerra mondiale a pezzi» diventi guerra di religione.
Il dialogo è l’antidoto. È la terza direttrice. In questi giorni ha ricevuto il Congresso ebraico mondiale e il Memoriale dell’Olocausto di Washington. A fine novembre punta ad andare a Dubai, negli Emirati Arabi Uniti, per il vertice sul clima. Lì, nel 2019, firmò con l’imam di al-Azhar una dichiarazione sulla fratellanza umana. Unica alternativa alla guerra.