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Erdogan, la Turchia sferra lo schiaffo a Israele: “Sono criminali di guerra”

Immediata la replica di Gerusalemme che richiama da Ankara l’ambasciatore. Il leader turco deve anche difendere la sua posizione politica: è sotto pressione della base più conservatrice
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BEIRUT — Oggi la Turchia laica e repubblicana di Ataturk compie 100 anni, ma sarà quella musulmana e di nostalgie imperiali a occupare i notiziari. Davanti a una marea umana colorata di rosso, ieri, Erdogan ha attaccato Israele definendolo uno Stato «criminale di guerra» e l’Occidente, tutto, «responsabile dei massacri a Gaza: Volete ricominciare uno scontro tra i crociati e la Mezzaluna? La Turchia non è morta, possiamo arrivare qualsiasi notte inaspettatamente», ha detto, evocando le operazioni militari turche in Libia e in Azerbaijan nel 2020.

Per Burhanettin Duran, editorialista del filogovernativo Daily Sabah, è una risposta al discorso in cui Netanyahu aveva promesso di “realizzare la profezia di Isaia”: «I bombardamenti dell’esercito israeliano, che costringono i palestinesi a scegliere tra la morte e l’esilio, alimentano la teopolitica nel Medio Oriente».

La reazione di Israele è stata netta: ha richiamato tutto il suo personale diplomatico e rivedrà le relazioni con Anka…

BEIRUT — Oggi la Turchia laica e repubblicana di Ataturk compie 100 anni, ma sarà quella musulmana e di nostalgie imperiali a occupare i notiziari. Davanti a una marea umana colorata di rosso, ieri, Erdogan ha attaccato Israele definendolo uno Stato «criminale di guerra» e l’Occidente, tutto, «responsabile dei massacri a Gaza: Volete ricominciare uno scontro tra i crociati e la Mezzaluna? La Turchia non è morta, possiamo arrivare qualsiasi notte inaspettatamente», ha detto, evocando le operazioni militari turche in Libia e in Azerbaijan nel 2020.

Per Burhanettin Duran, editorialista del filogovernativo Daily Sabah, è una risposta al discorso in cui Netanyahu aveva promesso di “realizzare la profezia di Isaia”: «I bombardamenti dell’esercito israeliano, che costringono i palestinesi a scegliere tra la morte e l’esilio, alimentano la teopolitica nel Medio Oriente».

La reazione di Israele è stata netta: ha richiamato tutto il suo personale diplomatico e rivedrà le relazioni con Ankara, riavviate solo un anno fa. È una rottura che forse Erdogan non avrebbe voluto, interessato com’è, per ragioni economiche e di sicurezza, a mantenere i rapporti con Israele.

Ma il leader turco deve anche difendere la sua posizione politica, è sotto pressione della base più conservatrice. I suoi rivali, l’ex premier dell’Akp Davutoglu e l’alleato di estrema destra Bahceli, l’avevano accusato di essere stato troppo timido sulla Palestina. Sfumata la possibilità di mediare nella crisi, Erdogan è tornato alla sua retorica massimalista, e ai suoi personali convincimenti: vuole che la sua eredità sia quella di leader del mondo musulmano, e il conflitto a Gaza gli offre questa possibilità. Ma è ciò che vogliono i turchi? Un sondaggio di Metropoll dà al 34,5% la percentuale di chi vorrebbe una Turchia neutrale, e mediatrice.

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