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Il ministro degli Esteri iraniano: “Hezbollah deciderà se entrare in guerra”

(afp)
La milizie di Nasrallah rimangono alla finestra e i leader per ora tacciono. Le opzioni sono sul tavolo, ma il Paese non può permettersi di entrare in un altro conflitto che molti non vogliono
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BEIRUT — «Mi chiedi se ci sarà la guerra, ma qui una guerra c’è già, si parla solo di guerra, guardati intorno», dice al telefono Mustafa, di Sidone, un’ora di macchina da Naqoura, confine tra Libano e Israele. La sua famiglia si è spostata al Nord, a Tripoli, l’hanno fatto in tanti in queste due settimane. L’Onu conferma che ci sono già 29mila sfollati nel Sud del Paese.

Hanno raggiunto i parenti, hanno affittato nuove case, o vivono nelle scuole aperte per accoglierli come a Tiro. Mustafa è rimasto per tenere in piedi il negozio, «ma non viene nessuno», dice della sua quotidianità sospesa. Dal 7 ottobre la linea di terra che separa Libano e Israele ribolle. Le milizie di Hezbollah, e in alcuni casi anche di Hamas e della Jihad Islamica Palestinese, sparano contro gli israeliani, che rispondono, provocando un’altra risposta. Si fa faticare anche a domare gli incendi causati dalle esplosioni.

Va avanti così, in quel perimetro disegnato dalle “regole di ingaggio” stabilite dopo l…

BEIRUT — «Mi chiedi se ci sarà la guerra, ma qui una guerra c’è già, si parla solo di guerra, guardati intorno», dice al telefono Mustafa, di Sidone, un’ora di macchina da Naqoura, confine tra Libano e Israele. La sua famiglia si è spostata al Nord, a Tripoli, l’hanno fatto in tanti in queste due settimane. L’Onu conferma che ci sono già 29mila sfollati nel Sud del Paese.

Hanno raggiunto i parenti, hanno affittato nuove case, o vivono nelle scuole aperte per accoglierli come a Tiro. Mustafa è rimasto per tenere in piedi il negozio, «ma non viene nessuno», dice della sua quotidianità sospesa. Dal 7 ottobre la linea di terra che separa Libano e Israele ribolle. Le milizie di Hezbollah, e in alcuni casi anche di Hamas e della Jihad Islamica Palestinese, sparano contro gli israeliani, che rispondono, provocando un’altra risposta. Si fa faticare anche a domare gli incendi causati dalle esplosioni.

Va avanti così, in quel perimetro disegnato dalle “regole di ingaggio” stabilite dopo la guerra del 2006. Finora, il partito di Dio è sembrato voler evitare una vera escalation libanese che accenderebbe anche altri fronti, in Siria, in Iraq, dove già le basi Usa sono state prese di mira con droni e missili 14 volte in queste settimane dalle milizie filoiraniane. Ma nessuno sa se e quanto questo perimetro reggerà. Ieri un colpo di artiglieria che i libanesi dicono provenisse da Israele è caduto nel la base di Naqoura, sede del comando Unifil. Nessun ferito, qualche danno riparabile alla struttura. Ma è caduto a pochi metri dagli uffici del Comando, mentre i militari erano riparati nei bunker, ed è la seconda volta che succede in due settimane. Il contingente italiano è una dozzina di km più a Nord, nella base di Shama. «Decideremo cosa fare con le altre nazioni se le condizioni peggioreranno», ha detto il ministro Crosetto. Se servisse, è pronto un piano di evacuazione.

Il ministro degli Esteri iraniano, intervistato dalla Cnn, dice che Teheran non vuole una guerra regionale ma che le forze del cosiddetto “Asse della Resistenza”, le milizie in Iraq, Siria, Libano, Yemen, sono indipendenti e prenderanno le loro decisioni. Il deputato di Hezbollah Ali Fayad ieri era in piazza a Sidone nella manifestazione convocata in solidarietà con i palestinesi: «Se Israele continuasse nelle sue aggressioni, gli orizzonti della Resistenza rimarrebbero aperti e tutte le opzioni sarebbero sul tavolo», ha ripetuto.

Quali, lo decideranno Khamenei e Nasrallah, il leader di Hezbollah, che per ora tace. Sa che il Libano non può permettersi un’altra guerra, che qui in tanti non la vogliono. E Israele ha promesso bombardamenti disastrosi se decidessero di attaccare. Il governo libanese intanto lavora a un piano di emergenza, per ora ha dato indicazioni su come evacuare l’aeroporto della capitale, che nel 2006 fu bombardato dagli israeliani. I libanesi aspettano.

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