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Le “linee rosse” di Teheran e il dilemma di Hezbollah

Il Partito di Dio è al bivio: avviare l’escalation o preservare il Libano da un nuovo conflitto. Il nodo è la caduta di Hamas. L’Iran: “Israele ha oltrepassato il segno”
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BEIRUT — Al 22esimo giorno di guerra, con i tank israeliani diretti verso Gaza City, Hezbollah si trova di fronte a un dilemma: avviare quell’escalation che Hamas e la sua base più oltranzista gli chiedono per alleggerire il peso militare sulla Striscia o preservare il Libano da un nuovo conflitto che sarebbe disastroso. In gioco c’è la sopravvivenza del Paese già piegato da una crisi economica e politica senza precedenti nella sua storia recente. Ma a rischio c’è anche la stessa capacità di deterrenza di Hezbollah. Il movimento paramilitare non è certo quello uscito a pezzi dal conflitto del 2006: in 17 anni anni ha costruito un arsenale, ha 130mila razzi, missili anticarro, droni e un esercito di combattenti, circa 100mila, addestrati dalla guerra in Siria. Ma l’aviazione Israeliana potrebbe compromettere seriamente l’apparato di forza del partito di Dio.

La linea rossa è la caduta di Hamas: Hezbollah e gli alleati del cosiddetto Asse della Resistenza non possono accettare ch…

BEIRUT — Al 22esimo giorno di guerra, con i tank israeliani diretti verso Gaza City, Hezbollah si trova di fronte a un dilemma: avviare quell’escalation che Hamas e la sua base più oltranzista gli chiedono per alleggerire il peso militare sulla Striscia o preservare il Libano da un nuovo conflitto che sarebbe disastroso. In gioco c’è la sopravvivenza del Paese già piegato da una crisi economica e politica senza precedenti nella sua storia recente. Ma a rischio c’è anche la stessa capacità di deterrenza di Hezbollah. Il movimento paramilitare non è certo quello uscito a pezzi dal conflitto del 2006: in 17 anni anni ha costruito un arsenale, ha 130mila razzi, missili anticarro, droni e un esercito di combattenti, circa 100mila, addestrati dalla guerra in Siria. Ma l’aviazione Israeliana potrebbe compromettere seriamente l’apparato di forza del partito di Dio.

La linea rossa è la caduta di Hamas: Hezbollah e gli alleati del cosiddetto Asse della Resistenza non possono accettare che il gruppo palestinese perda le sue capacità militari, o almeno questo è il messaggio recapitato ai leader libanesi che in queste ore cercano di far pressioni per evitare il peggio. Ma non siamo ancora alla minaccia letale per Hamas, e gli Hezbollah assestano le loro mosse in funzione di quello che succede sul terreno a Gaza. Si spiega così l’intensificarsi dei lanci dal confine libanese verso Israele, e non solo quelli dei “gialli”.

Ieri la Jamaa Islamiya, un movimento radicale sunnita, ha rivendicato un attacco contro la città di Kiryat Shmona: un missile ha colpito un edifico residenziale, è la prima volta che succede dall’inizio degli scontri lungo la Linea Blu. Ma nessuno spara nel Sud del Libano senza il consenso di Hezbollah. Israele ha risposto bombardando fino a oltre 6 km in territorio libanese. In mezzo, ci finiscono anche i militari della missione Unifil: sabato sera un casco blu del contingente nepalese è rimasto ferito, non in maniera grave. Dietro questa guerra d’attrito ce n’è un’altra di avvertimenti e minacce che si combatte tra gli alleati dei due fronti.

Il presidente iraniano Raisi ha detto che Israele ha «oltrepassato il segno», e questo «potrebbe costringere altri a intervenire». Se colpiti risponderemo, è stata la replica di Washington. Nasrallah, che finora ha taciuto, parlerà venerdì durante le celebrazioni per i caduti di questa prima fase del conflitto, circa 50 combattenti di Hezbollah, che il leader ha chiesto di chiamare “martiri sulla strada verso Gerusalemme in difesa di Gaza” . Segno che il cammino è ancora lungo e la battaglia per i miliziani libanesi non è finita.

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