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Netanyahu si scaglia su esercito e 007, Gantz lo attacca: “Così danneggia la nazione”. Poi le scuse

(afp)
Il premier sui social accusa le forze armate e i servizi segreti di non averlo avvisato del pericolo rappresentato da Hamas: attacchi da alleati e rivali. E alla fine il post viene cancellato
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TEL AVIV – Le prime crepe nel governo di unità nazionale israeliano sono arrivate via social network. Ad aprirle è stato un post diffuso via X (l’ex Twitter) e Facebook sabato sera dal premier Benjamin Netanyahu, in cui affermava che “in nessuna circostanza e in nessun momento” era stato avvisato della possibilità di un attacco di Hamas, tanto meno di qualcosa simile a quello che è poi accaduto il 7 ottobre: “Tutti i responsabili della sicurezza, incluso il capo dei servizi di intelligence militari e del servizio di sicurezza interno consideravano Hamas contenuto”.


Poche parole, sufficienti però a scatenare una bufera, perché hanno rotto quel patto di non aggressione interna che tiene insieme la società israeliana dal giorno del peggiore attacco della Storia dello Stato ebraico. E perché a pronunciarle è stato l’unico uomo, ai vertici della catena di comando militare e civile del Paese, che non si sia assunto la responsabilità diretta dell’accaduto. Il primo ministro, appunto.


No…

TEL AVIV – Le prime crepe nel governo di unità nazionale israeliano sono arrivate via social network. Ad aprirle è stato un post diffuso via X (l’ex Twitter) e Facebook sabato sera dal premier Benjamin Netanyahu, in cui affermava che “in nessuna circostanza e in nessun momento” era stato avvisato della possibilità di un attacco di Hamas, tanto meno di qualcosa simile a quello che è poi accaduto il 7 ottobre: “Tutti i responsabili della sicurezza, incluso il capo dei servizi di intelligence militari e del servizio di sicurezza interno consideravano Hamas contenuto”.


Poche parole, sufficienti però a scatenare una bufera, perché hanno rotto quel patto di non aggressione interna che tiene insieme la società israeliana dal giorno del peggiore attacco della Storia dello Stato ebraico. E perché a pronunciarle è stato l’unico uomo, ai vertici della catena di comando militare e civile del Paese, che non si sia assunto la responsabilità diretta dell’accaduto. Il primo ministro, appunto.


Non è un caso che l’attacco più duro sia venuto da Benny Gantz, il leader di Unità nazionale, ex capo di Stato Maggiore, il rivale che più in questi anni ha minacciato Netanyahu e colui che, nelle prime ore della crisi, ha messo da parte la rivalità politica per entrare nel gabinetto di guerra. “Soprattutto questa mattina, vorrei esprimere il mio supporto a tutti gli ufficiali e i soldati delle Forze armate, compreso il comandante generale, il capo dell’intelligence militare e il direttore del servizio di sicurezza interna. In tempo di guerra, la leadership deve essere espressa in maniera responsabile, decidendo le cose giuste da fare e dando forza alle truppe in modo che possano fare ciò che chiediamo loro di fare. Ogni dichiarazione in senso contrario danneggia la nazione e le capacità dei soldati di raggiungere gli obiettivi stabiliti”.

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Contro il primo ministro sono intervenuti oltre a Gantz, il ministro della Sicurezza nazionale e super falco di destra, Itamar Ben Gvir, l'ex ministro degli Esteri Gabi Ashkenazi e il leader dell'opposizione Yair Lapid, per il quale "Netanyahu ha oltrepassato il segno". Il risultato è che nel giro di poche ore Netanyahu è stato costretto a scusarsi e a cancellare il post.

Un gesto che ha chiuso la crisi ma solo per il momento: sulle responsabilità per la strage in cui sono morti 1400 cittadini israeliani e stranieri Bibi “il mago” l’uomo che da vent’anni è al centro della scena politica israeliana si gioca il suo futuro, in una partita che si aprirà il secondo dopo in cui si chiuderà la guerra in corso a Gaza. E che servirà più di un trucco di magia per vincere.

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