Il dramma di Gaza lontano dagli occhi del mondo. Ripristinate solo in parte le comunicazioni
dalla nostra inviata Francesca CaferriTEL AVIV — Escono con il contagocce le notizie da Gaza. Dalle 18.30 di venerdì sera, quando l’esercito di Israele ha annunciato l’intensificarsi dell’operazione contro la Striscia, sono saltate le comunicazioni: niente telefoni, niente cellulari, niente internet. Un blackout «totale o pressoché totale» come lo hanno definito i gruppi di monitoraggio della rete che, secondo quanto denunciato dall’Organizzazione mondiale della Sanità (Oms) «rende impossibile evacuare i feriti: le ambulanze non sanno dove raggiungerli».
Solo stamane la Palestine Telecommunications Company (Paltel) sul social X ha annunciato un "ripristino graduale" nella Striscia
di Gaza per linee telefoniche, mobili e fisse, e Internet: "Le nostre squadre di tecnici stanno intervenendo con cura per affrontare i danni all'infrastruttura di rete in condizioni difficili.
Fra i gruppi che ieri hanno dichiarato di aver perso contatto con i loro collaboratori a Gaza ci sono Amnesty International, Medici senza Frontiere, …
TEL AVIV — Escono con il contagocce le notizie da Gaza. Dalle 18.30 di venerdì sera, quando l’esercito di Israele ha annunciato l’intensificarsi dell’operazione contro la Striscia, sono saltate le comunicazioni: niente telefoni, niente cellulari, niente internet. Un blackout «totale o pressoché totale» come lo hanno definito i gruppi di monitoraggio della rete che, secondo quanto denunciato dall’Organizzazione mondiale della Sanità (Oms) «rende impossibile evacuare i feriti: le ambulanze non sanno dove raggiungerli».
Solo stamane la Palestine Telecommunications Company (Paltel) sul social X ha annunciato un "ripristino graduale" nella Striscia
di Gaza per linee telefoniche, mobili e fisse, e Internet: "Le nostre squadre di tecnici stanno intervenendo con cura per affrontare i danni all'infrastruttura di rete in condizioni difficili.
Fra i gruppi che ieri hanno dichiarato di aver perso contatto con i loro collaboratori a Gaza ci sono Amnesty International, Medici senza Frontiere, Unicef, World food program, Unfpa e Unrwa, l’agenzia speciale dell’Onu per i palestinesi. Il commissario generale Philippe Lazzarini ieri ha diffuso una lettera aperta al suo staff bloccato a Gaza: «Spero che questo inferno in terra finisca presto e che voi e le vostre famiglie stiate bene. Mi auguro di vedervi presto e di ascoltare dalla vostra voce quello che state vivendo. Cerco di non pensare al fatto che abbiamo già perso 53 colleghi e che molti di voi hanno perso familiari e amici».
Ieri pomeriggio Elon Musk ha promesso via X (l’ex Twitter, di cui è proprietario) che il suo satellite per le telecomunicazioni StarLink sarà messo a disposizione delle «organizzazioni riconosciute» a Gaza perché possano tornare a lavorare e comunicare. Un’operazione simile a quella già fatta in Ucraina, ma che questa volta presenta difficoltà che al di là dell’annuncio paiono insormontabili: la principale è che le attrezzature dovrebbero essere fatte entrare a Gaza dove c’è al momento un blocco totale, interrotto solo per far passare pochi aiuti essenziali. Israele ha però detto no a Musk: “Impediremo l'uso di Starlink. Hamas lo userebbe per attività di terrorismo - ha scritto in un post sul social X il ministro israeliano per le Comunicazioni, Shlomo Karhi - Forse Musk sarebbe disposto a condizionarlo al rilascio dei nostri bambini, figli, figlie, anziani rapiti. Di tutti!".
Quelle che seguono sono alcune fra le rarissime comunicazioni uscite ieri da Gaza, per lo più grazie ai telefoni satellitari.
I medici
«La situazione è estremamente difficile per dottori e infermieri: operano senza sosta e allo stesso tempo devono affrontare quello che sta accadendo alle loro famiglie. Ho visto un medico operare dopo aver perso il fratello e il cugino poche ore prima», ha detto William Schomburg, capo della delegazione di Gaza della Croce Rossa in un messaggio diffuso dal gruppo su X. «Qui la maggior parte della popolazione ha meno di 30 anni: anche per questo ci sono molti bambini fra le vittime. Per quelli che sopravviveranno, vedo già da ora la necessità di un supporto psicologico nel futuro per superare il trauma di tutto questo».
Il fotografo
«È stata una notte orribile. All’improvviso tutto è saltato e non riesco ancora a parlare con la mia famiglia a Gaza City. I bombardamenti sono stati pesanti, il cielo era pieno di fumo e di nuvole ma non avevamo alcun dettaglio per capire cosa fosse stato colpito e quanto brutta fosse la situazione. Nessuno ha dormito a causa dell’intensità dei bombardamenti. Neanche le ambulanze potevano muoversi in maniera organizzata, perché nessuno poteva chiamarle per dire dove andare. Non so ancora nulla della mia famiglia, io sono al Sud». Così Loay Ayyub in un messaggio inviato insieme ai suoi scatti al Washington Post, per cui lavora.
La parrocchia
«I parrocchiani rifugiati nel compound della Chiesa stanno tutti bene. La notte scorsa è stata lunghissima, con bombardamenti in tutta la città. Non possono andare da nessuna altra parte, come a diverse riprese hanno detto: da ieri non hanno né internet né telefono: sono nelle mani di Dio e ci chiedono di pregare per la fine dei bombardamenti». Così ci ha detto ieri sera da Gerusalemme padre Gabriel Romanelli, parroco dell’unica chiesa cattolica di Gaza. Dalla sua comunità due brevi messaggi sui Social: «Stiamo tutti bene, continuate a pregare per la pace», ha scritto il vice parroco Abuna Yusuf. Prima del blackout era arrivato anche il messaggio suor Maria del Pilar: «La situazione è tragica, con bombardamenti senza sosta. Manca tutto: acqua, cibo, medicine, carburante, vestiti».
In onda
I reporter di Bbc e Al Jazeera sono riusciti a inviare due brevi contributi video alle rispettive redazioni. «Ci sono scene molto caotiche qui a Khan Younis – ha spiegato Rushdi Aboulaouf alla televisione britannica – meno persone in strada ma molto più caos. Le persone non riescono a parlare con familiari e amici, l’ospedale è in difficoltà, le ambulanze non sanno dove andare: e nel Nord della Striscia è molto peggio. La gente è estremamente preoccupata da una possibile avanzata dei tank». «Gli ultimi attacchi sono stati molto più forti dei precedenti: i colpi sono arrivati anche dal mare», è il messaggio trasmesso a Doha da Safwat Kahlout, da Gaza City. «La gente è terrorizzata, si sente totalmente isolata», ha detto invece Tareq Abu Azzoum da Khan Younis. Entrambi hanno raccontato di persone portate negli ospedali a piedi o con auto private quando le prime luci del giorno hanno permesso di aiutare i feriti e di raccogliere i morti.
Al cimitero
«Troviamo corpi di bambini con scritti sulle gambe o sulle braccia i loro nomi e i numeri di carta di identità: è un dolore senza fine, vedere quei corpi». È il racconto affidato all’Associated press da Mahmoud Bassal, portavoce del corpo di prima emergenza Palestinian Civil Defense di Gaza City.